La Pearl harbour russa. Da extrema Ratio, di Greta Cristini
La Pearl Harbor russa e cosa aspettarci adesso
Dentro la storica operazione ucraina di oggi. Secondo la dottrina russa aggiornata, la risposta può essere nucleare

Partiamo dalle notizie che stanno emergendo, con attenzione alle fonti e alla loro parzialità.
Secondo quanto riferito alla stampa ucraina da una fonte dei Servizi di Sicurezza ucraini (SBU), un’operazione pianificata da un anno e mezzo (nome in codice: “Pavutyna” o “Spider Web”, ovvero “ragnatela”) è riuscita a colpire una quarantina (il numero che circola è 41 aerei, ma si tratta di numeri parziali e ancora da verificare indipendentemente) di bombardieri pesanti russi in almeno 4 basi aeree:
- Olenya nella regione di Murmansk (estremo nord-ovest della Russia, nell’Artico vicino alla Finlandia)
- Belaya nella regione di Irkutsk (estremo nord-est, in Siberia, a oltre 4000 km dall’Ucraina)
- Ivanovo nella regione di Ivanovo (300 km a nord-est da Mosca)
- Dyagilevo nella regione di Ryazan (200 km a sud-est da Mosca)
L’attacco coordinato ed eseguito attraverso l’introduzione clandestina di droni con visuale in prima persona (FPV) attraverso almeno 5 camion sarebbe stato “mirato a distruggere bombardieri nemici lontani dal fronte”.
Secondo la fonte, “L’SBU ha prima trasportato droni FPV in Russia e successivamente, sono stati nascosti sotto i tetti di cabine di legno mobili, già montate su camion (…) al momento opportuno, i tetti delle cabine sono stati aperti a distanza e i droni si sono lanciati in volo per colpire i bombardieri russi”.
Secondo diverse ricostruzioni, per il loro controllo e la trasmissione delle immagini sarebbe stata utilizzata la rete telefonica russa, mentre per riconoscere e colpire i bersagli sarebbero stati impiegati algoritmi di intelligenza artificiale (AI). Ciò significa che gli FPV avrebbero agito in totale autonomia.
Tra i 41 aerei colpiti, vi sarebbero aerei strategici fondamentali per la capacità russa di compiere attacchi a lunga distanza (sia convenzionali sia nucleari) come l’A-50, il Tu-95M e il Tu-22M3, per un danno dal valore di miliardi e miliardi di dollari (la prima stima è di 2 miliardi) a fronte dell’utilizzo di circa 100-150 droni d’attacco e 300 munizioni del valore di poche centinaia di dollari.
- L’A-50 è un aereo “sentinella”, con capacità di avvistamento e comando, dunque svolge diverse funzioni nella guerra in corso, come il rilevamento dei sistemi di difesa aerea, la guida di missili e il coordinamento degli obiettivi per i caccia russi.
- Il Tupolev Tu-95 e il Tupolev Tu-22 sono due bombardieri regolarmente utilizzati per lanciare missili sulle città ucraine.
- Nello specifico, il Tu-95M è un aereo di epoca sovietica, la sua prima operatività risale al 1952 e, originariamente, veniva utilizzato per trasportare bombe nucleari. Da allora si è evoluto fino a essere impiegato per lanciare missili da crociera come i Kh-55.
- Il Tu-22M3 ha capacità ipersoniche, viaggia a circa 4.000 chilometri all’ora e trasporta missili Kh-22. Finora, secondo la stampa ucraina, poteva essere respinto o abbattuto solo con il sistema di difesa aerea Patriot di fabbricazione statunitense e potenzialmente con il SAMP-T, il sistema congiunto italo-francese.
Oltre alla stampa ucraina, anche la stampa russa ha riportato che i governatori delle regioni di Irkutsk, Igor Kobzev, e di Murmansk, Andrey Chibis, hanno confermato che le loro regioni sono state colpite da attacchi da parte di droni nemici. Sempre più video dal campo, come questi, stanno circolando.
Per chi volesse accedere ad altri video, suggerisco questa pagina X.
Ora, secondo diversi analisti, la flotta di bombardieri strategici russi (ovvero gli aerei che trasportano armi nucleari) ammonterebbe a un numero fra i 60 e i 120 velivoli, e se davvero circa quaranta aerei fossero andati distrutti, significherebbe che dal 30 al 70% della flotta di bombardieri strategici russi sarebbe finita fuori uso.
Cosa aspettarci adesso
Più elementi da considerare:
- La capacità d’attacco aerea (e anche nucleare) della Russia è stata indebolita, l’immagine della sua potenza (già affatto considerata impenetrabile) ancor più scalfita. Questa, per chiarirci, è l’immagine: uno sciame di droni nascosti attraverso un’operazione di intelligence partita dall’Ucraina e infiltratasi in territorio russo è riuscita a colpire un obiettivo fino alla Siberia. Pechino osserva con disappunto.
- Una reazione russa che comporti un’escalation del conflitto sul campo è verosimile. Oltre a più scontati bombardamenti su infrastrutture o abitazioni civili, gli esperti militari non escludono un attacco nucleare, anche perché, come spiegato in una scorsa puntata di Extrema Ratio, l’ultimo aggiornamento della dottrina nucleare russa prevede che informazioni affidabili su un lancio massiccio di armi di attacco aereo e spaziale (“inclusi aerei strategici e tattici, missili da crociera, droni, aerei ipersonici e di altro tipo”) e sul loro attraversamento del confine russo potrebbero giustificare una risposta nucleare.D’altro canto, è anche ipotizzabile una risposta con missili balistici a medio o lungo raggio in grado di trasportare una testata nucleare, ma armati con testate convenzionali, come accaduto in passato, in particolare il 21 novembre 2024, quando la Federazione Russa ha lanciato per la prima volta contro l’Ucraina il missile Oreshnik contro un complesso industriale a Dnipro.
- Non è chiaro se la Casa Bianca fosse stata informata da Kiev. Secondo NewsNation, la rete gemella di The Hill, no: un funzionario dell’amministrazione avrebbe affermato che il presidente non è stato informato dell’attacco. Resta difficile immaginare che i servizi ucraini abbiano agito in totale autonomia, senza coordinamento o supporto dell’intelligence americana e/o inglese. Se così fosse, ovvero se Washington sapeva, si tratterebbe anche di un messaggio di Trump a Putin. Molto più della minaccia di sanzioni, l’uso di un pugno così duro sarebbe volto a persuadere il Cremlino a scendere a patti e a mostrarsi più propenso a una soluzione rapida che il presidente americano anela attualmente più di Putin. Dalla Casa Bianca e dal Social Truth di Trump c’è ancora il silenzio sulla faccenda.Eppure, non è nemmeno da escludere che – dati i rapporti sempre più freddi fra Kiev e Washington, il sostanziale graduale disimpegno americano dalla causa ucraina e la ritrosia della Casa Bianca a varare nuovi aiuti militari alle forze ucraine – non vi sia stato né coordinamento né comunicazione, e che l’iniziativa di Kiev miri a dimostrare le capacità ucraine, anche e sopratutto ai paesi occidentali, le quali ormai da più di un anno investono in sistemi di guida a base AI per i droni.
- Domani a Istanbul dovrebbero iniziare nuovi colloqui fra russi e ucraini. Zelensky (che ha personalmente supervisionato l’operazione insieme al capo della SBU Vasyl Malyuk) ha oggi confermato la sua delegazione, guidata dal ministro della Difesa Rustem Umerov, mentre i funzionari russi dovrebbero presentare il proprio memorandum per porre fine alla guerra. Con questo attacco Kiev sembrerebbe aver accettato (e, a questo punto, capitalizzato su) la pre-condizione russa di trattare su un accordo di pace a lungo termine, senza prima aver concordato un cessate il fuoco. Sappiamo che finora i russi non hanno mai voluto fermare i combattimenti perché in vantaggio tattico su tutta la linea del fronte e perché nolenti a fermare la pressione sulle forze armate ucraine, le quali, durante una tregua, potrebbero ricevere supporto dalle forze occidentali. Sembra che Kiev abbia preso alla lettera la volontà della controparte di continuare a combattere sul campo mentre sui tavoli di qualche capitale si negozia la fine della guerra.
Aggiornerò questa newsletter qualora ci fossero novità importanti.
Nel momento in cui scrivo, intanto, l’agenzia statale russa TASS tace, mentre è stato dichiarato l’allarme aereo in tutta l’Ucraina orientale.





L’Operazione Spider Web segna un salto qualitativo nell’arsenale asimmetrico ucraino: 41 (così pare al momento) asset strategici russi colpiti in profondità, in diverse basi aeree, con effetti temporanei ma reali sulla triade nucleare russa. Difficile ipotizzare una pianificazione così sofisticata (si legge oltre 18 mesi) senza un imprinting operativo NATO, molto verosimilmente anglo-statunitense. Se così dovesse essere, a prescindere dalla vittoria elettorale di Trump, la macchina dell’intelligence americana sembrerebbe dimostrare continuità strategica autonoma rispetto alla variabilità dello Studio Ovale. Che l’immobiliarista newyorchese sapesse o meno, cambia poco: è l’apparato che a quanto pare continua a dettare i tempi. E Mosca, ancora una volta, ha dovuto farci i conti. Ennesima dimostrazione, plateale ed umiliante per i russi, che dovrebbe suggerire a certi divulgatori pubblici una maggior cautela, specialmente quando insistono nel cercare di convincerci che la Federazione Russa abbia vinto la guerra
La pace si è sempre ottenuta con una superiore potenza di fuoco. E in questo momento ce l’ha ancora la Russia. Spero la faccia valere in modo definitivo e la si finisca qui per il bene di tutti.