Aleardo Villa, il pittore milanese che ha immortalato l’epopea del caffè in Costa Rica — Lombardi nel Mondo

Aleardo Villa, il pittore milanese che ha immortalato l’epopea del caffè in Costa Rica

Aleardo Villa, pittore milanese sconosciuto in patria, è diventato un mito del Costa Rica quando un suo dipinto sull’epopea del caffè è diventato patrimonio nazionale

Aleardo Villa è stato un apprezzato pittore, illustratore e pubblicitario italiano. Nacque a Ravello il 12 febbraio 1865 e morì a Milano il 31 dicembre 1906.

Studiò sotto la direzione di Giuseppe Bertini, il pittore noto per le sue vetrate e per essere stato direttore sia dell’Accademia di Brera sia del Museo Poldi Pezzoli di Milano, e di Giuliano Bortolomeo, il suo maestro di figura.

Proprio alla Triennale di Brera, dove si era diplomato, Aleardo Villa ebbe la sua prima notorietà come pittore nel 1891 quando espose la sua opera “Consolatrix Afflictorum”. Si specializzò in ritrattistica soprattutto femminile e si distinse per la sua capacità compositiva e per l’algidità dei suoi colori.

Tuttavia abbandonò ben presto la pittura vera e propria per inseguire la sua vera passione, la “pittura elementare” ovvero la grafica pubblicitaria. Lavorò infatti come cartellonista per le Officine Grafiche Ricordi dove eseguì le sue opere più memorabili, che spaziano dai manifesti delle “Regate di Pallanza” del 1897 alla “Birra Poretti” del 1900.

Tra i suoi dipinti, di rilievo quelli presentati nel 1906 in occasione della mostra per l’inaugurazione del Traforo del Sempione : “Ultimi Raggi” e “Brividi”. Altre opere sono conservate alla Galleria d’arte moderna di Milano, tra cui primeggiano : “Mascherina” e “La morte dei poveri”.

Aleardo Villa, completamente sconosciuto in Italia, è invece molto famoso in Costa Rica. Infatti la sua opera “Allegoria del caffè e delle banane” campeggia enorme sul soffitto di una sala del Teatro Nazionale di San Josè. Il teatro, costruito in stile neoclassico proprio con i proventi derivati dalla coltivazione del caffè, è a forma di cavallo con il pavimento che può essere alzato al livello del palcoscenico e trasformato quindi in sala da ballo. Il feroce barocco interno e imponente scalinata in marmo di Carrara sono soltanto il modo per arrivare nella tanto decantata sala dell’allegoria del caffè. Villa nell’immortalarne l’epoca d’oro ha commesso qualche errore perché non conosceva la realtà del Costa Rica : gli arbusti del caffè sono vicini al mare anziché in altura e sono troppo bassi ; i caschi di banane sono capovolti e le raccoglitrici costaricensi sono agghindate come le contadine lombarde al tempo della vendemmia.

Ma l’opera ha un suo fascino particolare legato al colore e alla vena grafica di Aleardo Villa che la rende epica. Talmente memorabile che i costaricensi le hanno riservato il retro della banconota di cinque colones, che è senza dubbio quella più conosciuta. Un po’ come la banconota da tre pesos di Cuba raffigurante il Che Guevara.

Aleardo Villa e il Teatro nazionale di San Josè : quattro passi a sinistra, seduti nell’ambiente liberty del caffè del teatro, un cafè Tortoni di Buenos Aires in miniatura. Un caffè nel mondo del caffè.

Lombardia che va e viene in questa terra di Costa Rica dove le banane, lo sbuffare delle ciminiere dei treni e il caffè hanno davvero un sapore lontano.

Ernesto R Milani

Ernesto.milani@gmail.com

22 febbraio 2011

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