Nasce “Mercure Amazonas”: progetto tutto italiano per la crescita e lo sviluppo sostenibile degli indios d’Amazzonia — Lombardi nel Mondo

Nasce “Mercure Amazonas”: progetto tutto italiano per la crescita e lo sviluppo sostenibile degli indios d’Amazzonia

Il progetto mira alla formazione della popolazione locale coinvolgendola nella costruzione e nella gestione di una struttura turistico-alebrghiera finanziata dagli imprenditori modenesi e da una banca brasiliana che si chiamerà “Mercure Amazonas”.

MANAUS – Dopo la partecipazione di una delegazione brasiliana al seminario svolto a Modena lo scorso maggio circa le possibilità di investimento nella Zona Franca di Manus, ora gli italiani ricambiano la visita partecipando alla III Fiera Internazionale dell’Amazzonia. Punto di riferimento della delegazione emilianoromagnola è Giovanni Pratelli, da anni in Amazzonia alla guida di un progetto che mira alla formazione della popolazione locale coinvolgendola nella costruzione e nella gestione di una struttura turistico-alebrghiera finanziata dagli imprenditori modenesi e da una banca brasiliana che si chiamerà “Mercure Amazonas”.

Pratelli è arrivato in Amazzonia nel 1987 coinvolto dall’Associazione Volontari per il Servizio Internazionale-AVSI di Cesena chiamata a risollevare le sorti di una scuola agricola istituita dal Pontificio Istituto Missioni Esteri che, però, non era più in grado di mantenere.

All’inizio – ricorda Pratelli – il PIME aveva pensato di cedere la scuola, ma farlo avrebbe significato chiuderla del tutto perché nessuna istituzione locale sarebbe stata in grado di gestirla per mancanza di risorse. Si rivolsero allora all’AVSI di Cesena, con cui io avevo dei contatti già dal 1986, che mi chiamò per elaborare un progetto e salvare la scuola. Così ho conosciuto una parte della realtà dell’Amazzonia”.

Il progetto di Pratelli fu presentato al Ministero degli Affari Esteri che lo approvò e finanziò. “Mi hanno chiesto se ero disposto a realizzarlo quindi mi sono trasferito per cinque anni qui, dove sono entrato in contatto con la realtà delle popolazioni indigene che vivono nella foresta, lontanissime dalla nostra cultura, in una pace veramente eccezionale, ma senza alcun servizio sociale, quindi con una attrazione irresistibile verso la città, dove ci sono scuole, sanità ed opportunità di crescita”.

In quegli anni, Pratelli conosce anche il dramma dei bambini di strada, “l’altra faccia della medaglia, perché – spiega – quando vanno in città queste famiglie non riescono ad integrarsi, sono troppe e la città non riesce ad integrarle tutte. Quindi vanno ad alimentare il fenomeno del degrado delle periferie, le favelas e abbandonano i bambini. Abbiamo visto questo disastro, ci abbiamo lavorato sopra: la scuola era una goccia nel mare per salvare il salvabile. La scuola rilevata dal PIME era gestita da noi, avevamo formato un ente giuridico con un gruppo di giovani, 40 collaboratori, tecnici, 24 di cui sono professori, ed altri per servizi vari”.

Tornato in Italia, Pratelli non riesce a dimenticare quanto ha visto e vissuto. “Il progetto iniziato insieme – ricorda ancora – indicava il cammino da percorrere, dimostrando che qualunque intervento che avesse come scopo quello di fermare un esodo così imponente dalla foresta verso la città richiedeva tempi lunghi e grandi risorse. Dunque non poteva essere una operazione di urgenza, di breve periodo, ma di grande respiro e, soprattutto, per cui servivano risorse ingenti. Quindi non certo una emergenza gestibile da una sola ONG”.

A questo punto il progetto si sviluppa. “Quello che credo sia il pregio della nostra iniziativa è l’aver intuito che per affrontare un tema del genere bisognava trovare anche uno strumento, un metodo adeguato: noi abbiamo scelto l’impresa, lo sviluppo come metodo, l’impresa come strumento. Siamo stati, credo, tra i primissimi, nell’ambito degli interventi di solidarietà ad avere individuato e scelto l’impresa come strumento operativo. Per parecchi anni è stato difficile far passare questo concetto nell’ambito della chiesa cattolica dove noi operiamo, sia nelle istituzioni”.

Vista la necessità delle risorse, il privato era, ed è, il settore da agganciare. “Ci siamo mossi dicendo alla gente: “senti non ti chiediamo l’elemosina, ma di collaborare ad un’impresa che sarà totalmente sociale, tu se partecipi non riceverai un centesimo di dividendi, perché questi serviranno ad educare, professionalizzare, salvare delle vite. Tu potrai controllare venendo a vedere il nostro lavoro”. A Modena, dove la cultura imprenditoriale è diffusissima l’idea è piaciuta anche se non è stato facile convincere la gente. Oggi siamo 1.900 soci, principalmente della nostra regione, ma anche di altri parti di Italia. Abbiamo raccolto 3 milioni di euro, altri 2 milioni li ha messi la Banca Popolare Emilia-Romagna, in totale abbiamo investito circa 5 milioni, ma ne mancavano altri 3, ma ora in base ad un finanziamento di un progetto che abbiamo presentato un paio di anni addietro, dopo una burocrazia infinita, è ora arrivato alla delibera. Proprio pochi giorni fa, il “Banco da Amazônia” ha deciso di finanziarlo con un fondo di sussidio”.

Questi soldi ora serviranno a finanziare la struttura alberghiera e i corsi di formazione del personale, che sarà rigorosamente tutto locale, nella speranza che si riesca ad aprire entro il prossimo anno. Nel frattempo, è stato siglato una corso con la rete alberghiera Accor, leader del settore in Brasile.

La scuola è sita a 90 chilometri da Manaus, “il fiume – spiega Pratelli – è la via principale, ma ci si impiegano circa tre ore di barca per arrivarci. È stata costruita una strada asfaltata che passa a 15 km dal nostro locale per questo abbiamo già fatto una bretella che ci unisce a questa arteria da dove arriveranno i servizi e il personale”.

“Nel complesso – aggiunge Pratelli – daremo lavoro a 150 persone all’interno della struttura e a 250 nell’indotto. Della formazione del personale che lavorerà nel campo alberghiero se ne occuperà Accor, io mi devo occupare delle coorporative per le attività dell’indotto, visto che Accor ha accettato l’idea che tutto ciò che si potrà decentrare si farà in attività esterne che offrono servizi, come la panificazione o la lavanderia, con contratti ad hoc”.

Prossimo passo la promozione della formazione degli indios che, precisa Pratelli, “hanno accolto di buon grado le nostre proposte e sono entusiasti dell’idea di poter avere una attività capace di sostenerli: saranno impiegati come guide, mantenimento dell’area gestione delle riserve naturali in cui cacciavano, stiamo costruendo una scuola per ricuperare la loro lingua”.

“Mercure Amazonas” sorgerà su un terreno di 94 chilometri quadrati ceduto dal governo dell’Amazzonia. Un progetto davvero lodevole, mettere assieme il volontariato e l’impresa, ma soprattutto la buona volontà e la disponibilità delle persone: ciò fa davvero i miracoli. (aise)

 

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martedì 28 Gennaio, 2020