L’America e la mia gente

Prima edizione italiana dell’opera di Mario B. Mignone (titolo originale: The Story of My People – From Rural Southern Italy to Mainstream America, Bordighera Press 2015). Autobiografia e allo stesso tempo racconto dell’esperienza di emigrazione negli Stati Uniti.

Tutto ha inizio da una fotografia che ritrae il gruppo familiare dell’autore davanti alla Basilica di San Pietro nello stesso giorno della partenza per l’America (1960). Non più gli interminabili viaggi transoceanici stipati su di una nave, ma un volo aereo che letteralmente scaraventa il protagonista e la sua famiglia nelle braccia del sogno americano, alla vigilia delle lotte per i diritti civili e di quella rivoluzione culturale, partita dalle università, che di lì a poco avrebbe contagiato l’intero Occidente.

Operaio, studente lavoratore, giovane universitario italoamericano nella New York degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta. L’esperienza fondamentale del City College di Harlem, l’approdo all’università, coronamento di un sogno per lui e i suoi fratelli, e orgoglio dei genitori. Coloro che hanno avuto il coraggio di abbandonare il proprio podere sopra una collina nei dintorni di Benevento per ricongiungersi con l’altra metà della famiglia già negli Stati Uniti da decenni.

Un racconto che sa di epopea, e invita anche a riflettere su cosa vuol essere oggi la società italoamericana. Questione che lo stesso autore si pone narrando del viaggio nella sua terra natale, intrapreso insieme alla moglie e alle figlie una ventina d’anni dopo la sua emigrazione, ormai affermato professore alla State University of New York (SUNY) di Stony Brook.

Mario B. Mignone è scomparso improvvisamente nel settembre 2019, dopo aver visto la sua opera finalmente pubblicata in lingua italiana, e dopo soli pochi giorni dall’aver rilasciato la sua ultima intervista alla giornalista Mariella Radaelli, apparsa postuma sulla prestigiosa testata «L’Italo Americano» di Los Angeles.

Copertina del libro L'America e la mia Gente

Di seguito, un brano tratto da L’America e la Mia gente.

Durante il viaggio dall’aeroporto al Bronx non accadde nulla di rilevante. Zio Gelsomino e io cercammo di chiacchierare. Mi chiese del volo, di mio padre e del suo, che era venuto con noi a Roma. Rispondevo a caso alle sue domande, perché guardavo fuori cercando di assorbire tutto ciò che i miei occhi potevano catturare dal finestrino della vettura in corsa. Ancora sorpreso dalle sue dimensioni, avevo la sensazione di essere su una barca. Zio Gelsomino si rese conto del mio stupore ed esclamò:

– Questa è l’America, autostrade ampie, automobili spaziose, grattacieli e ponti enormi.

Avevamo raggiunto il ponte di Whitestone; era incredibilmente grande, lì davanti a noi; le sue dimensioni e la sua sospensione nel vuoto catturarono la mia vista. Era la più bella creazione architettonica in acciaio che avessi visto fino ad allora. Avevo l’impressione di volare di nuovo; leggero, galleggiavo sul Long Island Sound. Tra le sue basse e sottili ringhiere, molto distanziate, l’arcata principale si aprì improvvisamente su una veduta panoramica che spaziava su un paesaggio marino; si aveva l’illusione di volare di nuovo. In lontananza, si scorgeva un agglomerato di abitazioni rassomigliante a un villaggio di pescatori con pittoresche casette di legno lungo stradine strette. All’estremità della penisola, sotto la sezione della torre, ce ne erano alcune sulla spiaggia.

– Guarda a sinistra – disse zio Gelsomino. – Riesci a vedere Manhattan?

Con i suoi grattacieli, le cui cime sembravano tagliate dallo smog, appariva sconcertante e indecifrabile. Ma quella era Manhattan, l’America che avevamo visto tante volte nei libri, sulle cartoline, sugli schermi televisivi e nei film. L’America che avevamo sognato per tanto tempo era ora davanti ai nostri occhi. Stava lì, imponente e distante. Continuai a guardare come se volessi attraversarla con lo sguardo. I ragazzi dietro osservavano ancora con stupore l’enorme ponte, la lunga campata, e la distesa d’acqua.

Mario B. Mignone, nato a San Leucio del Sannio e cresciuto in contrada Gran Potenza, alle porte di Benevento, è stato professore emerito alla State University of New York (SUNY) di Stony Brook, Long Island. Fondatore e direttore del Centro Studi Italiani presso la stessa università, membro di varie istituzioni accademiche operanti tra Stati Uniti e Italia. Direttore della rivista «Forum Italicum» e della collana di libri Filibrary. Al suo attivo articoli sulla narrativa, la poesia e il teatro italiani, nonché, di politica e storia dell’emigrazione. Ha pubblicato: Il Teatro di Edoardo De Filippo: Critica sociale (1974), Anormalità e angoscia nella narrativa di Dino Buzzati (1981), Edoardo De Filippo (1984), Pirandello in America (1988), Columbus: Meeting of Cultures (1993), Homage to Moravia (1993), Italy Today: A Country in Transition (1995), Italy Today: At the Crossroads of the New Millennium (1998), Italy Today: Facing the Challenger of the New Millennium (2008), Altreitalie: Cittadinanza e diritto al voto (2008), Leucò Va in America: Cesare Pavese nel centenario della nascita (2010), Explorers, Emigrants, Citizens: A Visual History of the Italian American Experience from the Collections of the Library of Congress (2013). Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana (1998).