Assetto geopolitico del Mediterraneo in seguito alla guerra in Ucraina: quali opportunità, rischi e scenari per l’Italia? Di A.Verdoliva
Di Alessandro Verdoliva

L’invasione russa, ai danni dell’Ucraina, del 24 febbraio 2022, nata come Operazione Speciale e
immediatamente divenuta guerra, per la resistenza ucraina, ha fatto subito comprendere la propria natura.
Una guerra che, per collocamento geografico, portata e attori coinvolti, non poteva essere considerata alla
stessa stregua di uno dei tanti conflitti che macchiano il mondo.
Il peso specifico di questo conflitto ha fatto trapelare, fin da subito, che le conseguenze e la durata dello
stesso, non sarebbero stati di facile digestione per l’Ordine internazionale, ipotesi dimostrata e confermata
dal perdurare dello stato belligerante, oltremodo più lungo di quanto si addice ad un’operazione speciale.

Senza voler entrare, in questa sede, nello specifico caso di questa guerra, si pone, invece, l’attenzione alla
struttura del macrosistema geopolitico, al fine di cercare di delineare probabili scenari, sulla base di
variabili strutturali.
È quindi necessario contestualizzare il conflitto nel suo sistema geopolitico: quello eurasiatico.
Presupposti teorici fondamentali:
1: L’Eurasia è un continente centripeto, poiché le due estremità sono complementari
A differenza del continente americano che si configura come un continente principalmente centrifugo, cioè
proiettivo della propria influenza, il continente eurasiatico si caratterizza a partire dalla fine del dominio
coloniale europeo del 1962 come un macrosistema introverso, detto quindi centripeto.
Tutt’ora, la natura centripeta dell’Eurasia caratterizza la quasi totalità della politica estera americana, il cui
scopo, come ricorda Mearsheimer nei suoi interventi, consiste nel contenere il continente, prima col
containment e poi con una sfilza di operazioni destabilizzatrici al fine di impedire la nascita di una
qualsivoglia potenza egemone regionale.
Per comodità, suddivideremo l’ Eurasia in tre fasce longitudinali. principali
Partendo dagli estremi, ad Ovest troviamo l’Europa occidentale e, ad Est l’aggregato di Cina–Corea–
Giappone; al centro il Caucaso e l’Asia Centrale con Russia e Turchia come potenze regionali.
Ogni fascia costituisce un medio – sistema regionale, geopolitico.
Il nocciolo della riflessione consiste nel constatare la complementarietà delle due estremità: l’estremo
oriente e l’Europa sono i due più grandi mercati del mondo, con le più grandi aree industriali.
Ne consegue che il collegamento Est–Ovest, lungo il continente, ha reso questo sistema centripeto, sin dai
tempi della Via della seta, tornata alla ribalta per un tentato revival cinese, chiamato Belt Road Initiative
2: Le direttrici eurasiatiche di comunicazione sono due: sarmatica e mediterranea.
La natura centripeta necessita di una declinazione tattica per sussistere, declinazione sviluppatasi nei
millenni mediante delle direttrici, cioè dei binari di flussi geoeconomici ovest–est, vedasi già in antichità le
vecchie Vie della Seta.
Le SLOC, rotte commerciali navali, sono tutt’ora l’ossatura fondamentale del commercio internazionale, ed
esse costituiscono delle direttrici fondamentali per collegare i due estremi del continente. Ma questo cosa
ha a che fare con l’Italia e con la guerra in Ucraina?
Due delle più importanti direttrici est–ovest di merci e risorse naturali sono la pianura sarmatica, attraverso
cui passano enormi quantità di risorse naturali, e il Mediterraneo, attraverso cui passano oltre alle risorse
naturali anche ingenti quantità di merci.
Il conflitto ucraino si colloca proprio sulla direttrice sarmatica e coinvolge lo Stato che attraversa non solo
tutta la pianura, ma tutto il continente eurasiatico: la Russia e gli Stati CSTO. La Federazione russa svolge sia
il ruolo di teatro che di attore, essendo il passaggio per le risorse che successivamente vengono inserite nei
flussi est–ovest. La principale rotta commerciale bloccata riguarda il mercato degli idrocarburi russi e il
mercato del grano, che trova nei porti ucraini il proprio sbocco verso il mondo intero.
A quanto appena detto, si aggiunge che, l’estromissione della Russia dal sistema Occidentale destabilizza
chiaramente tutti gli Stati del CSTO che, appartenenti alla sfera di influenza russa, si trovano proprio là dove
la Cina aveva intenzione di costruire alcuni dei passaggi della Nuova via della Seta, cioè la Belt Road Initiative.
Ne consegue che l’impasse Ucraina–Russia blocca una delle principali strade attraverso cui la natura
centripeta dell’Eurasia prende forma.
3: La Russia non sarà direttamente re–inglobata nell’ordine occidentale dopo il conflitto
La condizione di impasse lungo questa direttrice così importante non sembra poter sparire da un giorno
all’altro. Come ricorda Ian Bremmeri ii, i toni adottati dall’egemone, gli USA, gli scarsi risultati russi sul
campo di battaglia, nonché il probabile ingresso nella NATO di Svezia e Finlandia, relegano la Russia ai
margini della comunità internazionale o, detta in modo oggi più veritiero che mai, “società anarchica”,
secondo Hedley Bulliii.
In sintesi, decenni di duro lavoro russo per riprendere quella stazza e legittimità internazionale sono andati
completamente perduti con un atto di seppuku il 24 febbraio 2022 iv. Infatti, secondo gli accordi Budapest
del 1997, la Russia sarebbe dovuta essere garante della sovranità ucraina: chi si fiderà più ad avere la Russia
come garante visti i recenti sviluppi?
Come testimoniano le 1200 firme da parte della stessa MGIMO v “ci vorranno generazioni di diplomatici per
rimediare alla perdita di legittimità internazionale russa”, come anche testimoniano le parole di
Khodorovskyvi e dell’ex ministro degli esteri della Federazione russa Kozyrevvii, comunque finisca
militarmente la guerra, da un punto di vista strategico, la Russia ha già perso.
Con questo atto, la Russia si preclude la possibilità di commerciare come prima col proprio monopsonio,
dovendo così cercare altri mercati. Ciò non fa altro che accentuare la spaccatura internazionale fra
occidente e oriente. Ricordiamo che il 51% della popolazione mondiale appartiene a Stati che non hanno
aderito alle sanzioni contro la Russia.
Ne consegue che le possibilità che la Russia torni presto in seno all’Ordine Liberaleviii (suo principale
mercato) mantenendo gli attuali vertici di potere sono pari allo zero. L’Europa dovrà trovare una via
temporanea per dare sfogo ai propri commerci e alle proprie industrie, facendo temporaneamente a meno
della Russia. Come?
4: Venendo meno una direttrice importante, il Mediterraneo diventa l’unica direttrice, ergo il suo
controllo diventa una posta in palio di per sé.
Qual è l’altra principale direttrice ancora aperta? Il Mediterraneo. Questo mare, relegato a ruolo di lago,
sembrava ormai diretto geopoliticamente al pensionamento. Oggi, invece, riprende la propria centralità e
di ciò ne è ovviamente concausa la guerra in Ucraina.
Per quali motivi? Il Mediterraneo ha diverse funzioni: è in sé un mare ricco di giacimenti naturali ed è la
porta di ingresso e uscita fra Europa, Africa ed Asia; lo Stretto di Gibilterra collega l’Atlantico con l’oceano
Indiano attraverso Canale di Suez. Inoltre, le attenzioni sul Mediterraneo si erano ridotte da quando nel
2008 la Cina aveva iniziato ad esplicitare le proprie ambizioni di superpotenza, obbligando gli USA a
focalizzare le proprie forze non più in Medioriente, bensì in estremo oriente.
Ne consegue che il Mediterraneo aumenta il proprio peso come posta in gioco.
5: La Turchia ha fatto finora le veci di gate–keeper in–out da e verso l’Europa
Il Mediterraneo è sia una direttrice sia un sistema geopolitico eterogeneo. Esso non ha “pienezza di
potere”: oggi il suo controllo è dato da più attori rispetto agli anni precedenti. Il Mediterraneo, nonostante
sia il mare di confine del continente europeo, funziona anche da cuscinetto. Per questo motivo la sua
territorializzazione sta creando molti problemi esacerbando frizioni di confine.
Chi lo controlla? Tutti e nessuno. Il Mediterraneo è un paradossale condominio egemonico fra alleati in
rotta di collisione (Francia e Turchia su tutte, con in mezzo Grecia e Italia) e piccole potenze locali (Algeria
ed Egitto) che sgomitano per farsi spazio: il Mediterraneo, vive oggi un vuoto di potere, relativo alla sua
importanza strategica.
Infatti, a differenza degli anni precedenti, gli attori che oggi aspirano a un maggior dominio sul
Mediterraneo sono adesso più forti, più determinati e meno vincolati dalla presenza americana.
Un sistema geopolitico di così strategica importanza necessita di un altrettanto forte controllo: situazione,
questa, che non si realizza con la territorializzazione del Mediterraneo. Laddove si ha condizione di alto
vuoto di potere e alto peso strategico, vi è un altrettanto alto rischio di competizione e quindi di conflitto.
La Turchia, sempre più assertiva e talassocratica, ha intrapreso un veloce cammino di territorializzazione
del Mediterraneo, in scia col proprio atteggiamento sub–imperiale (oltre che di chiara proiezione navale
della propria influenza). Ciò contravviene a quelli che erano gli scopi dietro il Trattato di Losanna del 1923,
miranti al contenimento proiettivo–navale della Turchia, relegata alla sola Anatolia e chiusa dentro la terra
da una costellazione di isole greche.
La dottrina Mavi Vatan (Patria Blu), concepita dall’Ammiraglio turco Cem Gurdeniz, va a completare il
quadro: una maggiore proiezione sul Mediterraneo inversamente proporzionale alla presenza americana.
A questo si aggiunge la dualità di Ankara: oltre alla Russia, la Turchia è l’unico paese al mondo ad essere
contemporaneamente europeo ed asiatico. La dualità eurasiatica, a prescindere dalla “Patria Blu”, ha
sempre reso storicamente la Turchia, e l’Anatolia ottomana prima, un attore strategico di enorme
importanza, in quanto geograficamente per definizione assurgente al ruolo di Gate–Keeper, cioè di porta
regolatrice dei flussi est–ovest.
Ankara ha aumentato la capacità di Gate–Keeper, sia per via marittima sia per via terrestre, con il
superamento della barriera armena fra Naxcivan e Azerbaycan proiettandosi quindi, dal 2020, direttamente
dalla Tracia fino al cuore dell’Asia centrale, dove si è ricongiunta con i propri cugini etnici.
Ne consegue un ruolo preponderante, seppur non totale, della Turchia.
6: Le forze USA non sono sufficienti per tenere allo stesso tempo il fronte Mediterraneo e contenere la
Cina nel Mar cinese meridionale.
A partire dall’amministrazione Obama è emersa, con grande evidenza, la volontà di un graduale ma
inesorabile disimpegno dal Medioriente, e quindi una perdita della presenza militare dell’Alleanza anche
nel Mediterraneo. Complice la crisi del 2008, in cui l’ordine internazionale a trazione americana ebbe la sua
prima forte battuta d’arresto e, di conseguenza, sempre nel 2008, Pechino comprese la necessità di
emanciparsi proprio da quello stesso ordine americano che l’aveva condotta alla prosperità.
Gli USA si caratterizzano geopoliticamente come un “impero insulare”, nel senso neutro del termine e
questo comporta che il loro dispiego di forze sia sempre estroverso. Tuttavia, la fatica imperiale americana
ha iniziato a pesare negli ultimi decenni e, dovendo ottimizzare il dispiegamento di forze, si è scelto di
lasciare relativamente sguarnito il nostro quadrante per rinfoltire il quadrante orientale in funzione di
contenimento cinese.
Complice, oltre gli eventi del 2008ix, anche la necessità elettorale di smarcarsi da un territorio che gli
americani non sentono più come rilevante per il proprio interesse nazionale.
Ne consegue che, sottraendosi al nostro quadrante geopolitico, il sistema Mediterraneo risulta
relativamente vuoto. Non essendo il vuoto una condizione statica e stabile in geopolitica, il bacino
mediterraneo vedrà un sempre maggior incremento delle rivendicazioni conflittuali degli attori autoctoni,
fra cui l’Italia in primis.
7: Ai paesi europei sarà richiesto di occuparsi maggiormente del Mediterraneo
Chi occuperà il vuoto strategico lasciato dal disimpiego degli USA?
Bisogna intanto comprendere come non sia un vuoto assoluto ma un vuoto relativo perché, anche se non
massicciamente presente direttamente, il sistema mediterraneo è comunque presidiato da attori della
stessa Alleanza: la NATO, la quale non ha comunque impedito che gli alleati confliggessero tra loro.
Le ipotesi sono quindi sostanzialmente due:
1) Chiusosi un passaggio verso Oriente, nel Mediterraneo si acuirà un conflitto di interessi fra membri
di Unione Europea e NATO per via di coloro appartenenti solo al secondo e non al primo (vedesi
Turchia), predisponendo una spaccatura dentro il consenso occidentale. Ciò potrebbe portare a un
riarmo dei singoli attori al fine di autotutelarsi sia da alleati ingombranti che dagli antagonisti.
2) In alternativa potrebbero formarsi forze militari distaccate fra membri NATO di maggiore
autonomia militare o di distaccamenti comunitari più indipendenti dalla NATO che fungano
entrambi da distaccamento dell’egemone.
Questo perché? Perché bloccandosi una delle due direttrici est–ovest per via della guerra in Ucraina, il
Mediterraneo non solo si trova più sguarnito rispetto ai decenni precedenti, ma si ritrova anche ad essere
l’unico ponte est–ovest.
8: Il paese europeo membro NATO più attivo militarmente nel Mediterraneo è la Francia, assieme alla
Turchia membro NATO ma non UE.
Ad oggi, Francia e Turchia sono fra gli attori considerabili “assertivi” nel sistema mediterraneo.
La prima è una potenza nucleare ex–coloniale, particolarmente autonoma militarmente (non ospitando
neanche una base militare americana), che persegue da sempre una politica estroversa di stampo imperiale.
Dall’altra abbiamo la Turchia, che ha dominato per secoli il Mediterraneo e le cui masse anatoliche sembrano
adesso aver superato quel senso di inferiorità nei confronti dell’occidentalismo kemaliano tipico di Istanbul.
Francia e Turchia si fronteggiano regolarmente in fazioni opposte in vari teatri: la Libia è quello che ci
riguarda di più ed è a poche miglia dalle nostre acque nazionali.
Parigi e Ankara rischiano di spartirsi il Mediterraneo e a noi non va bene né il primo né il secondo, ma
potremmo essere obbligati per cause di forze maggiori a stare dalla parte dei francesi per una mera
questione di convenienza economico–militare, data dalla nostra voluta e dolosa mancanza di assertività
militare, ereditata negli anni.
Ne consegue che l’Italia avrà l’arduo compito di determinare se essere solo un teatro di frizioni interposto
fra Francia e Turchia o se diventare anche un attore pro–attivo nella costruzione del nuovo sistema
mediterraneo.
Probabili scenari consequenziali ed opportunità:
Visti gli otto punti precedenti in cui si analizzano le varie prospettive mediterranee incrociate con
gli eventi in Ucraina, vediamo adesso quali potrebbero essere gli ipotetici scenari e quali le
occasioni che i policy–makers italiani dovrebbero tenere in considerazione
9: L’Italia, alla ricerca di nuove fonti energetiche alternative alla Russia, potrebbe porsi indirettamente e
involontariamente in competizione con la Turchia, per l’egemonia del Mediterraneo.
Con la chiusura della direttrice sarmatica (uno dei ponti est–ovest lungo l’Eurasia passante per il sistema–
Russia) e al fine di impedire alla Turchia di ottenere l’assoluta egemonia degli ingressi e delle uscite in–out
dall’Europa, diventa imperativo strategico, per tutta l’Unione Europea, avvalersi dell’Italia per aprire una
nuova porta sul Mediterraneo.
Questo impone la messa in gioco del più grande asset geostrategico di cui l’Italia dispone: il Sud e le isole.
Industrialmente ed economicamente irrilevante, il sud Italia è l’unico motivo per cui il nostro paese può
ancora vantare una qualche forma di spessore internazionale, rendendosi determinante e imprescindibile
nel sistema Mediterraneo, non per volontà propria, ovviamente, ma per dato di fatto.
Nessuno ha scelto il collocamento relativo dell’Italia, (tantomeno quello assoluto) e nessuno può mutarlo.
Tuttavia, questo è un dato di fatto che va affrontato con realismo. Che fare? Le condizioni sono tali per cui
l’impellente necessità energetica obbliga tutta l’Europa alla ricerca di nuove fonti altrove. L’Italia, a
differenza della Germania, non è totalmente dipendente dalla Russia. Nella ricerca di nuovi mercati o di
vecchi dolosamente trascurati, come Algeria o Libia (specie dopo il 2011), l’Italia diventa un perno di
enorme importanza sia per il sistema mediterraneo sia per l’UE.
10: Formazione del quadrilatero conflittuale Roma–Parigi–Ankara con teatri per mandati in: Algeria, Stati
Balcani, Cipro, Grecia, Tunisia, Libia.
Per ragioni strutturali, come l’appartenenza alla medesima alleanza e dovute all’arsenale atomico, lo
scontro nel Mediterraneo non potrà mai avvenire in diretta frizione tra i due fulcri di potere principali, cioè
Parigi e Ankara. E’ prevedibile che lo scontro avrà anche qui una forma di proxy–war, così come si è già visto
fino a un paio di anni fa in Libia con fazioni pro–Francia (vedasi Cirenaica) e pro–Turchia (vedasi Tripolitania,
ora “socio” di maggioranza).
L’Italia, più vicina alla Francia, dovrà prepararsi a vedere il proprio estero vicino particolarmente
surriscaldato:
1. dall’Albania dove i turchi addestrano l’esercito locale,
2. alla Bosnia dove la presenza musulmana filo–turca, di ottomana memoria, non è mai svanita,
3. al nord–Africa, dove la vicina Tunisia (sempre in perenne stato di pre–collasso)
4. fino alla ben più potente Algeria che ad oggi detiene una capacità offensiva navale ben maggiore
rispetto alla nostra e con cui Roma ha adesso sia un contenzioso territoriale, per quanto riguarda le
acque adiacenti la Sardegna, sia un disperato bisogno di acquistarne il gas.
Relativamente all’Algeria, si tratta un terreno molto scivoloso, dove la sola visione economicistica rischia,
per l’Italia, di far passare la situazione delle forniture dalla padella alla brace. In tale contesto, in inferiorità
militare e negoziale, mossa solo dalla disperazione energetica, Roma si potrebbe ritrovare a fare
concessioni marittime umilianti a favore dell’Algeria.
In tutto ciò non va dimenticata la Grecia, specialmente se, nel sottosistema greco si vuole includere anche
Cipro e con esso la divisione tra Cipro del Nord, occupato dai turchi e, il proprio collocamento in un’area,
quella del Mediterraneo orientale, ricchissima di giacimenti petroliferi.
Ne potrebbe conseguire un conflitto a più livelli tra Francia e Turchia al vertice, l’Italia immediatamente
sotto in un ruolo molto delicato, e l’Algeria su cui Ankara cercherà presto di spostare le proprie mire, una
volta solidificata la propria presenza in Libia. Libia che sarà un teatro, così come l’Albania e la Grecia. I primi
due saranno utilizzati dai turchi come testa di ponte, il sottosistema greco sarà collegamento con la Francia.
11: L’Italia potrebbe essere il nuovo gate–keeper alternativo e antagonista alla Turchia.
Qualora l’Italia dovesse riuscire a diventare un attore pro–attivo dello scacchiere, potrebbe assurgere al
ruolo di piccola potenza regionale, cosa che ora, nonostante le nostre illusioni, non è.
Nel fare ciò si creerebbero direttrici multiple sovrapposte sulla sfera italiana.
In primis, Roma si emanciperebbe energeticamente al fine di tutelare il proprio interesse nazionale; in
secondo luogo aumenterebbe il proprio peso specifico nei rapporti intracomunitari con l’Unione Europea;
in terzo luogo si frapporrebbe tra le mire espansionistiche francesi e turche, potendo optare verso un ruolo
terzo di matrice negoziale.
L’Italia ha l’occasione di poter espletare il proprio interesse nazionale rendendosi attivamente
imprescindibile, questa volta in piena sintonia con l’ordine internazionale, con la NATO e con la propria
appartenenza all’Unione Europea. Nel 2021, il Parlamento italiano ha approvato una prima misura di
territorializzazione del Mediterraneo sottoforma di ZES.
Un’opportunità d’oro per Roma che non dovrebbe essere sprecata. In periodi di relativi vuoto di potere
voler essere amici di tutti significa essere nemici di tutti; voler vivere solo di economia potrà portare solo a
un indebolimento tale del nostro peso politico da non avere più risorse neanche per sostenere la nostra
economia. Anche qua, il binomio “strategia–difesa” più “risorse–economia”x resta un cardine
imprescindibile.
i https://www.economist.com/by–invitation/ian–bremmer–counts–the–cost–of–the–war–to–vladimir–putin/21808839
ii https://www.youtube.com/watch?app=desktop&v=IzbHUTj5pbM
iii La società anarchica. L’ordine nella politica mondiale – Libro di Hedley Bull – 1977 – VP editore
iv https://www.yavlinsky.ru/en/article/russia–is–committing–suicide/
v https://docs.google.com/document/d/1uAiGSF97ysGKbzC3–
6qDGNb0xb6xjvHcKChsQtx9Af4/edit?fbclid=IwAR3Q3e9e0kk7bI3Sn38p_iucUqp7DF6rqKOVs7wDnRYZTKJ2muZlxxwD3
qs
vi https://www.france24.com/en/tv–shows/the–interview/20220302–the–invasion–of–ukraine–is–suicide–for–putin–says–
kremlin–critic–mikhail–khodorkovsky
vii https://www.economist.com/by–invitation/2022/03/25/andrei–kozyrev–says–that–there–can–be–no–return–to–
normal–business–with–russia–once–the–war–ends
viii
Titanic. Il naufragio dell’ordine liberale – Vittorio Emanuele Parsi – Libro – Il Mulino
ix Titanic. Il naufragio dell’ordine liberale – Vittorio Emanuele Parsi – Libro – Il Mulino
x PER UN’ITALIA FORTE E MEDITERRANEA – Difesa, industria e sviluppo economico nel XXI Secolo – Alessandro
Verdoliva
ALESSANDRO VERDOLIVA
Nato a Milano, dottore in Relazioni internazionali;
Analista di geopolitica, relazioni internazionali ed economia.
Collaboratore in diritto internazionale del professor Mengozzi dell’Università di Bologna.
Presidente di Civitas Europa


