Gli italo americani e il baseball – Parte 2 — Lombardi nel Mondo

Gli italo americani e il baseball – Parte 2

Il baseball, il passatempo nazionale americano non attrasse subito gli emigrati italiani e i loro figli arrivati in gran numero a partire dal 1880. Il rito di passaggio richiese molto tempo e molta pazienza.

L’inserimento degli italo americani nel baseball, sport e passatempo nazionale ha accompagnato il periodo della loro integrazione con tutti i problemi della vita quotidiana. Agli italiani che giocavano a bocce e che conoscevano a malapena il foot-ball esportato soltanto a fine ottocento dagli inglesi – Il Genoa Cricket and Foot-ball Club fu fondato nel 1893) il baseball sembrò molto strano. I loro figli  lo praticarono nei campetti di periferia ma passò molto tempo prima di poter vedere regolarmente giocatori di origine italiana nei campionati nazionali.

A parte Abbaticchio e qualche altro, le priorità degli immigrati erano altre e non videro di buon occhio questo sport per persone oziose e che non andavano quasi mai a vedere perché per tanto tempo le partite non ebbero luogo di domenica. E anche nello sport valeva la regola di sempre : il monopolio era anglosassone e così il percorso subì la medesima trafila del mondo economico. Gli italo americani dovettero dimostrare di essere doppiamente migliori degli altri e subire, ad esempio, i soliti epiteti della stampa che li classificava regolarmente  “Dago” oppure “Wop”, destino comune riservato a tutti i non anglosassoni. Ovviamente questa pratica così plateale non durò a lungo ma ancora oggi un cognome che finisce con vocale è diverso dagli altri.

Tuttavia, salvo Ping Bodie alias Francesco Pezzolo, la maggior parte dei giocatori di baseball e di altri sport , mantenne il proprio cognome pur sottostando ai ridicoli commenti dei giornalisti sportivi.  Il classico esempio è l’articolo sul  mitico Joe di Maggio pubblicato da Life nel 1939  che “si pettina con acqua al posto di vaselina o olio d’oliva, non puzza d’aglio e preferisce il chicken chow mein – spaghetti cinesi fritti con pollo – agli spaghetti”.

Nel pugilato invece Luigi D’Ambrosio divenne Lou Amber, Samuele Engotti – Sammy Angott, Peter Gulotta – Pete Herman, Ignazio Guiffo – Harry Jeffra, Rocco Tozzo – Rocky Kansas, Raffaele Giordano – Young Corbett e così via. Non c’è un vero motivo per il cambio cognome se non quello pratico: un nome facilmente pronunciabile e semplice da memorizzare anche sulle locandine, era già un vantaggio.

La seconda generazione italo americana che adorava il baseball dovette affrontare l’opposizione familiare che non capiva come si potesse guadagnarsi da vivere giocando. Non aveva senso per loro, ma le cose cambiarono quando i figli mostrarono gli assegni anche allora sproporzionati rispetto ai guadagni del lavoro comune. Ma gli americani dopo gli anni trenta, con l’evoluzione dello sport e la fine delle restrizioni domenicali avevano bisogno di nuovo pubblico e i giocatori italo americani costituivano un’attrattiva maggiore e quando si accorsero delle loro capacità ne furono ancor più lieti.

Così gli italo americani diedero un grande impulso al baseball e il baseball fu un veicolo della loro americanizzazione. Gli anni trenta e primi anni quaranta furono quelli che aprirono le porte agli italiani che continuarono e continuano tuttora come giocatori e allenatori. Nomi diventati familiari come Tony Lazzeri, Babe Pinelli, Ernie Lombardi, Frank Crosetti e i fratelli Dom, Vince e Joe di Maggio. Per non citare Yogi Berra, Joe Garagiola, Phil Rizzuto, Tommy La Sorda. Oppure come Tony La Russa, giocatore e allenatore dei Chicago White Sox, Oakland Atletics ed infine dei St. Louis Cardinals con un record di 6 scudetti e tre titoli delle World Series di cui l’ultimo nel 2011.

A Coopertown New York il National Baseball Hall of Fame e il Museo adiacente conservano la memoria dei giocatori più importanti della storia. Nonostante oltre 450 atleti abbiano calcato le scene dei campionati maggiori, gli italo americani ammessi non sono molti, sette giocatori su 300:

Yogi Berra, New York Yankees, catcher; Joe di Maggio, New York Yankees, centerfielder; Tony La Sorda, Los Angeles Dodgers, manager; Tony Lazzeri, New York Yankees, 2nd baseman; Ernie Lombardi, Cincinnati Reds, catcher, Phil Rizzuto, New York Yankees, shortstop; Ron Santo, Chicago Cubs, 3rd baseman.

Nell’aprile del 2010 nelle vicinanze della Hall of Fame, un ragazzo italo americano Anthony Pacherille jr  ( corruzione di Piccirilli, Paccerilli ) ha tentato di uccidere un ragazzo afro americano, Wesley Lippitt. Un processo con molta eco a Coopertown che non ha sciolto il motivo dell’aggressione, forse riconducibile alle mai sopite differenze razziali, dove il ruolo della vittima e dell’esecutore sembrano cambiare secondo i tempi.  America soltanto?

Yogi Berra, Joe Garagiola, Lou Perini. Ecco i lombardi nel baseball al centro dei prossimi approfondimenti.

Ernesto Milani

Ernesto.milani at gmail.com

16 agosto

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martedì 28 Gennaio, 2020