L’Avana, bella da stordire — Lombardi nel Mondo

L’Avana, bella da stordire

Alcuni anni fa il corrispondente di una agenzia giornalistica all´Avana si barricò per mesi nella sua casa-ufficio sul Malecón rifiutando il trasferimento in altra sede proposto dalla sua direzione: non accettava l´idea di poter vivere lontano da questa città luminosa e sfacciata. In gergo si chiama “cubanite” ed è quella malattia che ferisce l´anima

Il nucleo originale barocco, l’impronta postmoderna del Velado. E il Malecón, uno dei lungomare più suggestivi al mondo. Della capitale cubana ci si innamora subito. E la gente…

 

 

Alcuni anni fa il corrispondente di una agenzia giornalistica all´Avana si barricò per mesi nella sua casa-ufficio sul Malecón rifiutando il trasferimento in altra sede proposto dalla sua direzione: non accettava l´idea di poter vivere lontano da questa città luminosa e sfacciata. In gergo si chiama “cubanite” ed è quella malattia che ferisce l´anima di chiunque sia costretto ad abbandonarla, l´Avana.

 

Anche gli spagnoli lottarono fino alla fine e, quella cubana, fu l´ultima colonia che cedettero agli indipendentisti, nel 1898. Per poi tornarci in massa non più come conquistadores ma solo come emigranti in cerca di fortuna. Che a dare le vertigini siano il suo cielo abbagliante e sconfinato, o l´acciottolato sghembo delle viuzze della città vecchia, o ancora la matematica regolarità urbanistica del Vedado, o infine la promiscuità sessuale delle sue mulatte, non importa. L´Avana è un palcoscenico nel quale chiunque può trovarsi a proprio agio. Grazie al sole, sempre generoso, e ai suoi abitanti tanto socievoli quanto furbi e scaltri nell´approccio con lo straniero. Per conoscerla bisogna partire da quello che fu, dopo la “scoperta” di Colombo, il germe del primo insediamento: Plaza de Armas. Poi la piazza della Cattedrale e i palazzi del tardo Seicento che la circondano; piazza San Francisco con la fontana dei Leoni e la Plaza Vieja.

 

È questa l´area dell´Avana ristrutturata nell´ultimo decennio grazie al lavoro di Eusebio Leal e ai fondi dell´Unesco. Leal, che con il titolo di “Conservatore della città” conferitogli da Fidel Castro è una sorta di governatore con pieni poteri, ha fondato una società, Habaguanex, che dopo la risistemazione del preziosissimo patrimonio urbanistico e architettonico dell´epoca coloniale si occupa della promozione e sfruttamento turistico con nuovi alberghi, ristoranti e bar aperti nella città vecchia. L´altro gioiello dell´Avana è il Malecón, il suo sinuoso lungomare, che inizia di fronte alla fortezza della Cabaña e si estende per chilometri fino al porticciolo della Marina Hemingway. Centro Avana, Vedado, Miramar, tutti i quartieri più famosi della città affacciano sul lungomare. Una caratteristica poco nota della città è la legge della dittatura che ha impedito che esplodesse in seguito alle migrazioni interne. Tutti i cubani vorrebbero vivere nella capitale per le più complesse ragioni. È il luogo dove ci sono più turisti e dunque opportunità di trovare dollari indispensabili per sopravvivere, negozi per vestirsi, luoghi per divertirsi.

 

Ma a Cuba è proibito trasferirsi da una città a un´altra senza un permesso ufficiale per un tempo superiore a qualche giorno. Naturalmente ci sono i clandestini che sfidano l´illegalità ma sono ancora una minoranza. Così l´Avana è un bastimento alla deriva condannato a risolvere sempre gli stessi problemi. Il sovraffollamento di alcuni quartieri, l´elettricità che c´è e non c´è, le abitazioni spoglie e fatiscenti, il flusso discontinuo dei generi alimentari nei mercati. Difficile sostenere che parte del suo fascino sia conseguenza dei disastri del suo attuale regime politico. Infatti doveva essere bellissima e attraente anche quando Lucky Luciano frequentava i suoi casinò. Luogo eletto per l´ozio è, in fondo, rimasta tale. Dai pescatori di frodo nella baia ai ragazzi e ragazze che attendono sulla muraglia del lungomare il turista da spennare. Accecante nel sole del primo pomeriggio e languida al tramonto, l´Avana è bella da girare anche senza meta. Sempre originale, sempre sorprendente. Infatti se il suo nucleo coloniale è barocco e Centro Avana un po´ osceno e indistinto, il Vedado è postmoderno e Miramar ha preso ispirazione dalla Miami degli anni Cinquanta. Difficile annoiarsi, almeno per gli occhi.

 

Belli anche i suoi parchi, come quello famoso per la statua in bronzo di John Lennon appoggiato a un panchina, o il grande Parque Lenin, descritto nei romanzi di Reinaldo Arenas che vi si nascondeva negli anni Settanta per sfuggire alle retate anti omosessuali. Al neofita un solo consiglio, siate generosi. Chi vi infastidisce lungo la strada non ha altra libertà se non quella di dividere con voi il vostro denaro: è il valzer dell´isola sempre uguale dai tempi degli schiavi e della colonia.

 

Di Omero Ciai

 

Fonte: viaggi.repubblica.it

Document Actions

Share |


Condividi

Lascia un commento