Belisario Condottiero di Bisanzio – Recensione

di Matteo Cazzulani @MatteoCazzulani

La conquista bizantina dell’Italia in una biografia di Belisario

La difesa come miglior attacco non è solamente un fondamentale del catenaccio -o, per chi come il sottoscritto segue il basket e tifa Fortitudo, una delle strategie con cui coach Repeša portò a Bologna Scudetto e Supercoppa nel 2005 -, ma anche un principio sul quale Flavio Belisario ha costruito la sua carriera militare.

Comandante dell’esercito bizantino, protagonista delle campagne dell’Impero Romano d’Oriente in Italia ed Africa, Belisario è il soggetto di una biografia che lo storico britannico Ian Hugues ha dedicato ad un personaggio illustre che, nonostante abbia avuto un impatto di peso sulla storia d’Europa, è quasi sistematicamente trascurato da parte di insegnanti e programmi di “cultura generale”, al pari, del resto, di molti altri personaggi ed episodi della Tarda Antiquitas (l’epoca che va dalla Caduta dell’Impero Romano d’Occidente all’anno Mille).

Considerato sopratutto sul piano militare e politico, oltre che sociale, Belisario e la sua carriera offrono uno spaccato della situazione dell’Impero Bizantino nel VI secolo: seppur posto sotto pressione a nord dalle invasioni barbariche, e ad est ad opera dei Persiani, l’Imperatore d’Oriente Giustiniano porta l’Impero ad approfittare delle divisioni interne a Vandali e Ostrogoti (Goti) per estendere i confini dell’Impero Romano d’Oriente in Africa del Nord e Italia.

Belisario viene presentato come un mago della strategia difensiva, tuttavia affetto da sostanziali carenze sul piano offensivo. In occasione della Guerra di Persia, sottolinea l’autore, Belisario ottiene un’importante vittoria a Dara dall’assedio persiano nel 530. Tuttavia, un anno dopo, riceve una sonora batosta a Callinicum, quando cerca, invano, di chiudere la partita attaccando l’esercito di Persia in campo aperto.

Nonostante tale sconfitta – anche grazie, rileva l’autore, alle considerevoli relazioni che mantiene con Giustiniano, oltre che per il fatto di conoscere il latino – Belisario è posto alla guida dell’esercito bizantino impegnato nella guerra contro i Vandali, che il Generale di Bisanzio vince grazie ad un buon lavoro di intelligence, legato a doppio filo alla capacità di ingraziarsi le popolazioni locali, come in occasione della battaglia di Ad Decimum. Consapevole delle proprie carenze, Belisario si dimostra altresì capace di delegare la gestione delle operazioni belliche in campo aperto a Giovanni di Armenia a Tricamerum, infliggendo ai Vandali la sconfitta definitiva.

La Guerra Gotica

Conferma delle proprie competenze di materia di logistica – sempre legate alla capacità di riscuotere consenso da parte delle popolazioni locali anziché inimicizia, vietando saccheggi e violenze sui civili e punendo tali delitti quando necessario – viene fornita da Belisario in occasione della Guerra Gotica, che l’Impero d’Oriente combatte con gli Ostrogoti per il controllo dell’Italia.

Fatto salvo Panormus (Palermo) e Neapolis (Napoli), Belisario conquista l’Italia meridionale quasi senza colpo ferire, arrivando ad ottenere la resa di Roma nel 536.

Occupata la Città Eterna, Belisario è costretto a difenderla dall’assedio posto, in persona, dal Rex degli Ostrogoti Witigis, che pur riuscendo a sconfiggere Belisario in una battaglia in campo aperto, nulla può per rompere la rete logistica messa in piedi da Belisario per assicurare a Roma forniture continue di cibo e rinforzi militari.

Respinto l’assedio di Roma dopo un anno, Belisario prende Mediolanum (Milano), Novara, Como e Bergamo e, infine, Ariminum (Rimini). Qui, il Generale è costretto a dare ennesima dimostrazione delle sue capacità difensive togliendo un’assedio alla città per mezzo di un’azione a tenaglia meticolosamente orchestrata con i rinforzi guidati dal Comandante Narses.

Dissidi con Narses – messi a posto dall’intervento dell’Imperatore Giustiniano – rischiano di compromettere la Campagna d’Italia, che tuttavia procede fino alla presa di Ravenna, la capitale del Regno degli Ostrogoti, nel 540.

Giunto al massimo del prestigio militare, Belisario viene però richiamato in patria, e ri-allocato sul fronte orientale.

Qui, riporta l’autore, il Generale salva Bisanzio da una sconfitta già scritta con una dimostrazione di forza che porta il Re dei Persiani a rinunciare allo scontro armato con Belisario e la sua armata di goti, unni ed eruli.

Assente Belisario, l’esercito bizantino perde progressivamente consenso tra le popolazioni in Italia, permettendo al nuovo Rex degli Ostrogoti, Totila, di riorganizzare le forze gote. Da Ticinum (Pavia, la nuova capitale del Regno Ostrogoto), Totila riesce nel recuperare il controllo di quasi tutta la penisola passando per Faventia (Faenza), Auximus (Osimo), Neapolis, e ri-ottenendo infine Roma nel 546.

Belisario è nuovamente chiamato a salvare la situazione dell’Impero Romano d’Oriente in Italia, dove i bizantini sono arroccati a Ravenna con la speranza di resistere alla controffensiva gota nell’attesa di rinforzi da Costantinopoli. Belisario, ancora una volta come sottolinea l’autore, riesce a dare un impatto all’evoluzione degli eventi senza colpo ferire: alla notizia del suo arrivo, e vista l’impossibilità di combatterlo in campo aperto, Totila decide di abbandonare Roma e concentrare l’intero potenziale militare in suo possesso su Ravenna.

Ripresa Roma, Belisario è tuttavia nuovamente richiamato in patria nel 548, stavolta a causa della morte dell’Imperatrice Teodora, che costringe Giustiniano, a detta dell’autore, a volere a Costantinopoli un suo fido Generale come consigliere ed alleato a corte.

Nonostante la precaria situazione in Italia, dove Totila riprende Roma, Sicilia, Sardegna e Corsica, e lascia ai bizantini il controllo delle sole Ravenna, Ancona, Dryus (Otranto) e Crotone, Giustiniano sceglie di preservare Belisario, ed affida la guida delle operazioni miliari sul fronte italiano a Narses.

Costui si reca in Italia via terra (anziché via mare, come invece si aspettano i nemici), uccide Totila a Taginae (Gualdo Tadino) e sconfigge definitivamente gli Ostrogoti a Mons Lactarius (Monti Lattari, in Campania).

Un Giulio Cesare in versione bizantina?

L’ultima battaglia di Belisario avviene nel 558, quando il Generale è schierato in difesa di Costantinopoli da un’aggressione da parte degli Unni. Ancora una volta, Belisario respinge il nemico con un’azione bellica difensiva supportata da un’organizzazione logistica messa a punto in maniera meticolosa e vincente.

Accusato di tradimento all’Imperatore, poi prosciolto, Belisario muore, infine, nel 565.

Come sottolinea l’autore, il Comandante dell’esercito bizantino può non essere paragonabile a Giulio Cesare per tecniche belliche, strategia offensiva e capacità politica.

Ciononostante, l’insuperabilità sul piano difensivo, e la capacità di avvalersi, in maniera lungimirante e creativa, di logistica ed intelligence per vincere battaglie difensive spesso oramai compromesse, spingono l’autore a considerare Belisario degno di appartenere alla Hall of Fame dei grandi Condottieri dell’Antichità, assieme a Alessandro Magno, Annibale e il già citato Giulio Cesare.

Ian Hugues, “Belisarius: The Last Roman General”, letto nella traduzione polacca “Belizariusz. Wódz Bizancjum “, Widawnictwo Poznańskie, 380 pagine.