Ottimismo e pessimismo sociale tra Brasile e Italia — Lombardi nel Mondo

Ottimismo e pessimismo sociale tra Brasile e Italia

L’ottimismo o il pessimismo sociale sono fenomeni che si percepiscono a pelle, dai sorrisi, dagli sguradi e dalle notizie che la stampa mette in evidenza. Vediamo questi fenomeni in relazione a due società che in questo momento storico stanno vivendo due periodi economici molto diversi: quella brasiliana e quella italiana. Di Marco Stella

Il Brasile sta svolgendo un ruolo  da protagonista sulla scena mondiale, favorito da un boom economico stimolato e pubblicizzato da fuori, ma anche frutto di una abilità economica interna. Questo ha dato origine ad una forte accelerata del progresso economico migliorando notevolmente le condizioni di vita dei brasiliani garantendo a sempre più cittadini di andare in pizzeria una volta a settimana, poter comprare la prima macchina, poter accedere facilmente ad un mutuo per la prima casa, aver degli spiccioli per andare in discoteca o affollare i centri commerciali, aver una carta di credito per comprare gli elettrodomestici. Queste sono le gioie che contribuiscono alla diffusione dell’ottimismo sociale. Si tratta dunque di un fenomeno strettamente legato al consumo, che soddisfa colui che dopo decenni di sacrifici può uscire da una situazione economica instabile ed avere finalmente libero accesso a tutti quei prodotti anni addietro carissimi o introvabili. Benessere sociale che estende il suo ottimismo a tutta la società, beneficiando anche i commercianti e gli industriali visto che tutta la macchina economica è coinvolta da questo boom. L’ottimismo sociale è dunque un fenomeno meramene legato al materialismo, è la gioia collettiva  di avere la possibilità di usufruire di determinati prodotti o di specifici servizi, allo stesso modo dunque il pessimismo sociale è generato dal fatto di non aver le medesime possibilità e siccome il consumismo è un sistema perverso, che seduce e droga, appena il livello economico diminuisce di poco l’astinenza da consumo diviene insopportabile. L’italiano non ricorda d’esser già stato “brasiliano”? Non ricorda d’essersi rallegrato negli anni ’60 per aver potuto comprare la sua prima fiat 500? Non ricorda d’aver già attraversato la sua spensierata dolce vita, proprio nel periodo di fellinana memoria? Non ricorda del primo appartamento comprato col boom edilizio? Era allegro e spensierato ed oggi che sta comunque molto meglio che durante gli anni ’50, un pessimismo sociale aleggia sul nostro Bel Paese. Già si vuol parlare di emigrazione in massa verso nuovi e più prosperi mericati, alla ricerca di una terra promessa, di un posto dove poter uscire a cena tutte le settimane, dove aver spiccioli da spender in discoteca, una macchina ed una casa. Come biasimare? Certo, come biasimare, ma che non si cada nella trappola tesa dal consumismo: indurci a credere che il benessere sia esclusivamente quello economico venendo inghiottiti dal  vortice del consumo.

Per chi sa leggere la storia è risaputo che il consumismo genera cerci concentrici sempre più ravvicinati di crescita, stallo e recessione. Che il consumismo ha bisogno di sempre nuovi  mercati e per questa ragione motiva l’espansionismo in un gioco di potere dove vale tutto: mentire, e forgiare il terrorismo per avere un nemico da abbattere, un paese da liberare (con embargo e bombe), un nuovo mercato da conquistare (con bombe e“democrazia”) per vendergli le scarpe cucite dai bambini indiani che lavorano 15 ore al giorno. Questo è il consumismo.

Cerchi concentrici sempre più stretti che tendono al basso, che risucchiano come un vortice in una grande depressione. E più il progresso economico sarà celere più frequenti saranno i passaggi dal benessere alla crisi e mentre prima tali cambiamenti avvenivano nel giro di generazioni, avverranno ogni 15 o 20 anni generando un senso diffuso di instabilità e irrealizzazione, generando così una depressione sociale. Vie d’uscita? Molte, sono scelte economiche alternative, forme di governo non conformi, ma non tutti possono lanciarsi in una improbabile rivoluzione alla ricerca di una romantica soluzione alla morsa della crisi. Una cosa però la possono fare tutti. Disintossicarsi dal consumismo. Dovrebbero disintossicarsi dal consumismo gli italiani, dando valore a quello che hanno e ripensando ad un altro modello di società, basata su altri e più solidi valori . Allo stesso modo dovrebbero disintossicarsi dal consumismo i brasiliani, che inebriati dai primi effetti della potente droga, potrebbero trovarsi nella stessa critica condizione in meno di due decenni perché i boom economici non sono mai molto duraturi. L’ottimismo sociale è una bella cosa, è allegria, è voglia di vivere, è voglia di costruire, è voglia di trasformare, ma affinché sia reale e duraturo deve mirare al raggiungimento della pienezza, che è un qualcosa di molto più completo dell’illusorio benessere economico. Quali lezioni si possono imparare dalle crisi economiche? Quali periocoli si nascondono dietro l’illusorio benessere? Italiani e Brasiliani, rispondendo a questi semplici quesiti, potranno capire quale sarà il passo successivo per il raggiungimento di una maturazione individuale (la pienezza cui sopra) e la conseguente costruzione di un nuovo modello di società.

Di Marco Stella, Rio de Janeiro

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martedì 28 Gennaio, 2020