La dottoressa Bortolani da un anno cura i bambini in Uganda — Lombardi nel Mondo

La dottoressa Bortolani da un anno cura i bambini in Uganda

La storia di Arianna, il medico dei poveri. Da Mantova alla savana ugandese per curare i bambini ammalati. La dottoressa Arianna Bortolani è da oltre un anno in Uganda come medico nell’ospedale di Angal.

Da Mantova alla savana ugandese per curare i bambini ammalati. La dottoressa Arianna Bortolani è da oltre un anno in Uganda come medico nell’ospedale di Angal, un villaggio nel West Nile, a circa 450 chilometri dalla capitale Kampala. Nei giorni scorsi è tornata a Mantova per un breve periodio di vacanza e l’associazione Pasfa (Per l’Assistenza Spirituale alle Forze Armate) l’ha invitata al Circolo Unificato dell’Esercito per donarle una somma da destinare all’ospedale ugandese. Il Pasfa ha raccolto la richiesta d’aiuto lanciata dalla dottoressa nell’estate scorsa e, in collaborazione con l’unuci (Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia) e con i militari del 4° Missili, si è attivato per reperire i fondi da destinare alle esigenze più urgenti.

La presidente del Pasfa mantovano, professoressa Adele Busa Presciuttini, nel presentare Arianna Bortolani ha comunicato che questa donazione è solo una parte della somma che «gli amici mantovani di Angal» intendono offrire e che in primavera essi saranno sicuramente in grado di portare altri aiuti. La giovane e coraggiosa dottoressa, geriatra e dirigente medico all’ospedale di Borgo Trento a Verona, resterà in Uganda ancora per un anno con l’organizzazione Cuamm (Medici con l’Africa). «Angal – ha raccontato la dottoressa – è un villaggio nella savana, in una delle zone più povere dell’Uganda. Il gruppo etnico principale è l’alur, così come la lingua maggiormente parlata. L’attività economica principale è legata all’agricoltura-allevamento, ma anche la pesca è diffusa nelle zone adiacenti il lago Alberto. Il suolo non è particolarmente fertile e questo, unitamente all’irregolare distribuzione delle piogge, rende la zona dipendente dall’acquisto di derrate da altre aree. Io partecipo ad un progetto dell’Ong padovana ‘Medici con l’Africa-Cuamm’ che ha lo scopo di rafforzare i servizi sanitari diocesani nella regione. L’ospedale dove lavoro, infatti, è un privat not for profit, di proprietà della locale diocesi dei Nebbi. E’ una struttura di 260 posti letto, in grado di fornire servizi sanitari di base, è di fatto un ospedale rurale. Il mio ruolo è prevalentemente clinico e in particolare mi è stata affidata la gestione della pediatria con annesso il ricovero di bimbi con malnutrizione severa».

Gazzetta di Mantova

23 Novembre 2009

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