Da Busto a Baghdad, l’esperienza di Matteo Colombo — Lombardi nel Mondo

Da Busto a Baghdad, l’esperienza di Matteo Colombo

BUSTO ARSIZIO- Il bustocco è responsabile finanziario e delle risorse umane della Croce Rossa Internazionale a Baghdad ed è stato ospite al Quadrifoglio

«A Baghdad ci sono tutti: ci sono i sunniti, gli sciiti, i curdi e l’Isis. Non possiamo girare da soli e il governo fatica a mantenere il controllo anche della sola capitale». Il bustese Matteo Colombo racconta la sua Baghdad dove da 4 mesi è responsabile finanziario, del personale e della sicurezza della Croce Rossa Internazionale.

E’ tornato dal martoriato Irak per le feste natalizie e domani ritornerà nel paese medio-orientale per tornare al suo lavoro. Prima di ripartire ha tenuto una serata al circolo Il Quadrifoglio di via Lodi a Borsano per raccontare cosa sta succedendo in quella parte di mondo.

«L’Isis è anche nella capitale ma non gira con le effigi dello Stato Islamico e non attacca apertamente. Si sente la sua presenza anche se non lo si vede» – racconta Matteo che a 37 anni ha già visto numerosi scenari di povertà, guerra e distruzione. E’ stato in Mali, Camerun, Burundi, Etiopia, Costa d’Avorio, Congo e Yemen prima di approdare in Irak: «Gli irakeni hanno molta paura, non escono di casa per paura di essere uccisi. La città è puntellata da check point ogni 200 metri che sottopongono i cittadini a controlli lunghissimi e dall’esito sempre incerto – racconta – la Croce Rossa Internazionale si occupa di fare visita ai prigionieri nelle carceri, di fare manutenzione della rete idrica e di feriti di guerra con due centri dove vengono fornite protesi».

Daesh è a pochi chilometri da Baghdad, a Ramadi e a Falluja sventola la bandiera nera. Tutti hanno paura dell’Isis ma la Croce Rossa è tenuta a mantenere una posizione di neutralità assoluta e a trattare tutti i gruppi in guerra allo stesso modo: «Quello che vediamo è la situazione di estrema difficoltà in cui versa tutto il Paese – racconta – per assurdo le zone più sicure e dove c’è un minimo di Stato sono quelle sotto il controllo dello Stato Islamico che riesce a garantire istruzione e sanità, a differenza di quanto accade nelle zone sotto il controllo del governo irakeno, instabile e dilaniato dalla lotta tra sciiti e sunniti per il potere».

Matteo racconta anche dei moti di ribellione che non mancano all’interno del califfato e cita la rivolta delle donne che hanno chiesto più diritti manifestando il loro dissenso: «La risposta di Al Baghdadi è stata una fatwa nella quale, tra le altre cose, diceva che un uomo non può andare a letto con una donna e con la figlia». Una situazione paradossale è anche quella del sito petrolifero più importante dell’Irak che l’Isis avrebbe riparato ma che non ha ancora deciso di riattivare: «Temono che possa finire in mano all’esercito lealista e avvantaggiare il governo che stanno combattendo».

Matteo Colombo ha dipinto il quadro regionale con la presenza a nord dei Curdi che sono sopportati dal governo irakeno solo in funzione anti-Is, a sud degli sciiti e al centro e a nord-ovest dei sunniti. A surriscaldare ancora di più gli animi c’è stata l’esecuzione dell’Ayatollah sciita in Arabia Saudita e la conseguente reazione iraniana e dell’intero mondo sciita:«Sono state attaccate tre moschee sunnite nei giorni scorsi in Irak – spiega Matteo –  e questo potrebbe essere il prologo di un’escalation che non si sa dove può portare. In Croce Rossa abbiamo sunniti e sciiti che lavorano fianco a fianco ma se questa escalation non si fermerà anche la convivenza pacifica delle due grandi famiglie musulmane a Baghdad potrebbe risentirne». Ma la cosa che colpisce di più è la rassegnazione di chi vive lì: «Sanno di essere in guerra da sempre e non pensano che finirà presto. Vivono tutto questo con rassegnazione».

Molta la curiosità da parte dei presenti in sala che hanno fatto numerose domande sia sulla situazione geopolitica dell’area (Matteo è laureato in relazioni internazionali, ndr) che sulla cultura e la religione degli irakeni. Matteo non si è sottratto e ha fornito risposte ad un pubblico che ha dimostrato di avere sete di sapere e che non può e non vuole accontentare di quello che viene riportato dai media.

FONTE: VARESENEWS

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lunedì 27 Gennaio, 2020