Caio Pacheco (nazionale brasiliana di basket) a Lombardi nel Mondo: “In Polonia per mettermi in mostra. Huertas e Campazzo i miei punti di riferimento”

190 centimetri di altezza, forte nel gioco veloce e nella finalizzazione creativa, Caio Pacheco, a detta di molti la stella nascente del basket brasiliano, vanta già una carriera internazionale nonostante i suoi “soli” 22 anni. Attualmente in forza in Polonia all’MKS Dąbrowa Górnicza, momentaneamente fermo per infortunio, il playmaker nativo di São Paulo ha parlato di sé in esclusiva per il portale dei Lombardi nel Mondo.

Una cittadina di 118 mila anime nel Voivodato della Slesia, celebre sia per un Palazzo della Cultura gioiello dell’arte del Socialismo reale (che nulla ha da invidiare al ben più noto Palazzo della Scienza e della Cultura di Varsavia), che per una tradizione cestistica di tutto rispetto, grazie alla quale è riuscita dapprima a raggiungere, poi a mantenersi per sei anni consecutivi al vertice del basket della Polonia.

Dąbrowa Górnicza è la località dove Caio De Souza Pacheco, playmaker brasiliano e giovane promessa del basket carioca, ha deciso di rilanciare la sua carriera dopo tre anni di militanza in Argentina al Bahía Blanca, una parentesi di alcune settimane in Spagna all’UCAM Murcia, ed un episodio alla Victoria Libertas Pesaro all’inizio della stagione in corso.

In cerca di minutaggi importanti, oltre che di un palcoscenico internazionale di un certo rilievo, Pacheco, classe 1999, ha puntato forte sulla Polonia e su una squadra, l’MKS Dąbrowa Górnicza, impegnata sia nei quarti di finale di Alpe Adria Cup, che nella lotta salvezza del campionato di serie a polacco.

“La Polonia mi si è presentata come non me l’aspettavo -spiega Pacheco-, la gente è molto cordiale ed ospitale, a dispetto degli stereotipi. La società nella quale sono arrivato in prestito dall’Italia [l’MKS Dąbrowa Górnicza, n.d.a.] è sempre disponibile,  attenta alle mie necessità, e sopratutto pronta a garantirmi minuti importanti per potere mettermi in mostra in un palcoscenico di tutto rispetto. Qui mi trovo bene” aggiunge il play nativo di São Paulo.

Già reduce da un impatto con la Polonia in occasione di un torneo amichevole disputato con la nazionale brasiliana nella vicina Gliwice, l’estate passata, Pacheco è totalmente consapevole sia della prova che si trova ad affrontare in terra polacca, che dei propri obiettivi professionali.

“Ho scelto Dąbrowa Górnicza perché il campionato di basket polacco sta migliorando anno dopo anno. Ho voglia di giocare ed ho bisogno di minuti spesi in un contesto cestistico competitivo. Purtroppo -aggiunge Pacheco- le cose in Italia non sono andate nella maniera che speravo, ma ora sono concentrato sul presente per potere migliorare di giorno in giorno, ed essere pronto, in prospettiva, a palcoscenici di primissima importanza. Perché no, anche l‘NBA“.

Anche in merito allo stile di gioco preferito, il playmaker brasiliano non ha dubbi, dichiarando di prediligere sistemi tattici che gli permettono di essere creativo, sopratutto quando gli viene richiesto di giocare sotto pressione.

“Quando gioco a pallacanestro mi sento bene. Amo correre e portare la palla in velocità, sia per mettere in ritmo i miei compagni, che per finalizzare. Non temo né il gioco veloce, né la tensione”.

Paragonato da molti al playmaker della nazionale carioca Marcelinho Huertas (già giocatore di NBA coi Los Angeles Lakers, visto anche in Italia alla Fortitudo Bologna), Pacheco non si sottrae alla comparazione, che, seppur “pesante”, ammette essere correlata alla visione che il cestista paulista ha di sé e delle proprie caratteristiche tecniche.

“Huertas è uno dei miei idoli fin da piccolo, ho persino una foto con lui sul mio profilo Instagram. Credo che Huertas sia tra i migliori giocatori in circolazione in termini di pick’n’roll. Ciononostante -continua Pacheco- non mi limito ad osservare un solo atleta per migliorare le mie competenze. Ad esempio, apprezzo molto lo stile e l’attitudine difensiva di Facundo Campazzo [playmaker dei Denver Nuggets e della nazionale argentina, n.d.a.], così come la capacità di Nando De Colo [guardia francese del Fenerbahçe, già visto in NBA a San Antonio e Toronto, n.d.a.] di imporre sempre il proprio ritmo”.

Interlocutore gradevole, dalla personalità interessante, Pacheco, dal punto di vista del contatto umano, appare in tutto e per tutto un profilo solido che non teme, anzi considera come un elemento altamente positivo, la necessità di conciliare precisi obiettivi professionali con uno stile di gioco, e di comunicazione, vivace, ricco e creativo.

Per raggiungere palcoscenici importanti nella sua carriera da cestista professionista, il playmaker brasiliano non ha dubbi: occorre lavorare sodo, osservare, analizzare ed fare tesoro di quanto appresso. Il tutto con una buona dose di umiltà.

“Cerco sempre di osservare e di studiare il numero più alto possibile di giocatori e di partite -spiega Pacheco- perché è con la sintesi, assieme ad impegno e determinazione, che si può ambire ai più alti livelli”.

Matteo Cazzulani
@MatteoCazzulani

Si ringrazia l’ufficio stampa dell’MKS Dąbrowa Górnicza per la collaborazione professionale.

Materiale fotografico concesso da Michał Dubiel / Dubiel Photography (Pacheco in uniforme MKS), preso da Twitter (Pacheco con la maglia del Brasile) e da Instagram (Pacheco e Huertas).

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