Calumet 1913 — Lombardi nel Mondo

Calumet 1913

La vigilia di Natale il villaggio di Calumet, Michigan ricorda sempre la tragedia successa durante un estenuante sciopero per migliorare la vita nelle locali miniere di rame.

Calumet è una cittadina del Michigan che si trova a nord dello stato, proprio sopra il Wisconsin, in una penisola che affonda lentamente nel lago Superiore. Le miniere di rame di proprietà della Calumet e Hecla Mining Company,  che soprattutto agli inizi del 1900 diedero lavoro e  prosperità alla regione, sono scomparse, così come gli abitanti che sono passati da un picco di quasi 5.000 nel 1910 agli attuali 900. Andati a lavorare altrove, specialmente nell’industria automobilistica di Detroit e nelle fabbriche di Milwaukee e Chicago.

Il calumet è la pipa da cerimonia dei Nativi del Nordamerica, utilizzata durante le cerimonie di grande importanza per celebrare i trattati di pace. Oggetto evidentemente sconosciuto ai funzionari della compagnia mineraria proprietaria non solo delle miniere, ma anche delle company town legate ad esse.

 Ai primi del 1913 la compagnia cercò di introdurre l’utilizzo di un trapano perforatore che prevedeva l’utilizzo di un minatore al posto di due. Questo avrebbe significato la perdita di innumerevoli posti di lavoro. I minatori, iscritti in maggioranza al sindacato delle Western Federation of Miners (WFM) colsero l’occasione per mostrare le loro richieste che si basavano sul salario minimo di 3 dollari per i minatori veri e propri, un aumento di 35 centesimi per i minatori di superficie, la giornata lavorativa di otto ore, il riconoscimento del sindacato e naturalmente il mantenimento di due minatori per trapano perforatore. Non ci fu alcuna risposta. Lo sciopero dei 15.000 minatori della Penisola di Keweenaw cominciò il 23 luglio 1913. Il clima si surriscaldò subito perché l’adesione al sindacato era recente, mentre il rapporto minatori-compagnia era molto consolidato. C’erano pure dissidi tra i vari gruppi etnici. Chi aveva privilegi non li voleva perdere. Fu così che un gruppo sufficiente di minatori tornò al lavoro e garantì l’operatività delle miniere. Per mantenere l’ordine, la compagnia mineraria chiamò la Guardia Nazionale. A dar man forte furono chiamati gli agenti della compagnia di sicurezza  Waddell-Mahon di New York. Persone  molto spicce, uccisero pure due minatori  a Seeberville durante un contrasto. Ci furono manifestazioni pro e contro lo sciopero che durarono mesi. A Painesdale furono invece uccisi tre minatori crumiri. La compagnia importò 1.600 minatori da altre regioni evitando con cura i finlandesi, gli italiani, i croati e gli sloveni che costituivano la maggioranza dei lavoratori in sciopero. I proprietari delle miniere mandarono anche delle ingiunzioni di sfratto ai minatori in sciopero che abitavano nelle loro case, soprattutto per spaventarli.

Il 2 novembre 1913 la Western Federation of Miners ammise la sconfitta, ma al rifiuto della compagnia di accettare la presenza del sindacato, la lotta continuò. Aumentò nel frattempo la divisione all’interno della comunità divisa tra chi era favorevole al sindacato e i contrari. Si formò un gruppo, la Citizen’s Alliance ( Alleanza tra i cittadini) favorevole al termine dello sciopero e contraria al sindacato, che per sostenere lo sciopero aveva aperto suoi negozi, creando malcontento tra i commercianti locali, e fomentava i picchetti anti-crumiri.

Un gruppo di minatori fu portato in giudizio ai primi di dicembre del 1913 proprio per aver picchettato l’ingresso in miniera. I successivi omicidi di Painesdale, attribuiti a elementi legati alla WFM, rinfocolarono gli odi. Il 18 dicembre la compagnia, che aveva già annunciato la riduzione della giornata lavorativa, dichiarò che chi non si sarebbe presentato al lavoro sarebbe stato irrimediabilmente rimpiazzato.

In vista delle festività natalizie i commercianti locali chiesero una proroga all’1 gennaio 1914 che la compagnia accettò.

Questo è lo scenario che si presentava a Calumet, Michigan il 24 dicembre 1913. In quel giorno la WFM aveva organizzato una festa per i figli dei minatori. Una giornata felice per distrarre almeno i bambini dalla lotta che sembrava non avere fine. L’auditorium della Società di Mutua Beneficenza Italiana risuonava delle grida di gioia e della musica del Natale. Niente lasciava presagire la tragedia, ma verso le 16:30 qualcuno gridò “Al Fuoco, al fuoco!”

Fu il panico. Corsero tutti verso l’uscita. Qualcuno inciampò generando un effetto domino, le porte che si aprivano dall’interno non permisero la fuga della fiumana di persone in fuga, i corpi si ammucchiarono l’uno sull’altro, senza poter respirare, senza scampo. Qualcuno cercò invano di calmare gli animi. Quando tutto finì, si contarono settantatré morti per asfissia, in larga parte bambini. Il disastro dell’Italian Hall.

Le vittime furono trasportate al municipio. Tutto si fermò per rendere onore a chi aveva sofferto i danni collaterali dello sciopero fino alla morte, senza spiegazione. I funerali riunirono per un momento una comunità lacerata e dilaniata dal dolore.

Più della metà dei morti era di origine finlandese.Qualche croato, sloveno e tre italiane, Jennie Giacoletto, 10 anni, Teresa Rinaldi, 12 anni e Caterina Bronzo, 21 anni.

Ancor oggi non si sa a chi addossare la colpa del grido che diede origine al dramma. Siccome la festa era stata organizzata dal sindacato dei minatori, qualcuno suggerisce che gli sgherri al soldo della compagnia mineraria siano stati gli autori del gesto, nonostante le ipotesi non siano suffragate da prove concrete.

Furono organizzate collette per aiutare le famiglie colpite, ma il clima continuò a essere irrespirabile. I dirigenti della WMF furono allontanati. La situazione si trascinò fino al 13 aprile 1914 quando i minatori tesserati, 4.740 in tutto votarono con la larga maggioranza di 3.100 per tornare al lavoro. Dopo nove mesi lo sciopero era ufficialmente terminato e i minatori si trovarono di fronte al dilemma di accettare le condizioni della compagnia o di andare a cercare lavoro altrove.

In realtà lo sciopero segnò il declino di Calumet e della sua popolazione. Qualche mese prima la Ford Motor Company di Detroit aveva annunciato l’adozione della giornata di otto ore e una paga di ben 5 dollari il giorno. Cominciò così un’altra migrazione.

Questa importante pagina della storia americana è stata messa in disparte per la sua crudezza, ma non dimenticata.

 L’Italian Hall non ha resistito e dopo varie ristrutturazioni è stata demolita. E’ rimasto un arco che adesso porta una targa a ricordo degli avvenimenti del 1913.

I registi cinematografici Ken Ross e Louis Galdieri stanno lavorando ad un film sulla de-industrializzazione del Michigan e sul centro minerario di Calumet.

Il messaggio più forte è quello della ballata “1913 Massacre” scritta e interpretata da Woody Guthrie già nel 1941. Ne aveva sentito parlare leggendo “We are many “ scritto dall’attivista sindacale Ella Reeve Bloor, presente ai fatti,  assieme a Big Annie Clemenc. Ballata che avrebbe cantato poi con Bob Dylan nel 1961.

“Vieni a fare un viaggio con me nel millenovecentotredici a Calumet, Michigan nel Paese del Rame. Ti porterò in un posto che si chiama Casa Italiana dove i minatori festeggiano con il grande ballo di Natale.

Ti farò passare per una porta, poi in cima a uno scalone. Si sente cantare e ballare dappertutto, ti lascerò stringere la mano a tutti quelli che incontri. E ti farò vedere i bambini che ballano intorno all’albero di Natale.

Poi chiedi del lavoro e poi chiedi della paga ; ti dicono che prendono meno di un dollaro al giorno lavorando e rischiando la vita per il rame , e allora è così bello passare il Natale con moglie e figli.

 

Si parla, si ride e l’aria risuona di canti, c’è lo spirito del Natale ovunque, in un lampo sei già amico di tutti noi e ti metti a ballare e cantare nella sala.

Una bambina è seduta vicino alle luci dell’albero di Natale a suonare il piano, e allora devi startene zitto. In mezzo a questo divertimento, non penseresti mai che gli sgherri dei padroni della miniera di rame siano là fuori a tramare qualcosa.

Gli sgherri infilarono la testa nella porta ; uno di loro urlò gridando “Al fuoco!” Una donna gli urlò contro ”Non è vero! Continuate a far festa, non è vero niente”.

Alcune persone corsero via, ma proprio pochi.”Sono solo gli sgherri e i crumiri che vi prendono in giro”. Un uomo afferrò la figlia e la portò di sotto; ma gli sgherri trattenevano la porta e non poterono uscire.

Poi arrivarono gli altri, un centinaio o di più, ma quasi tutti rimasero a terra. Gli sgherri ridevano del loro scherzo omicida, mentre i bambini soffocavano sulla scala vicino alla porta.

Non ho mai visto una scena così terribile. Riportammo i bambini sotto il loro albero. Fuori i crumiri se la ridevano ancora. Mentre i bambini morti erano settantatre.

Il piano suonò una lenta marcia funebre mentre la città illuminata da una fredda luna di Natale; i genitori piangevano e i minatori singhiozzavano, ”Guardate che cosa ha fatto la vostra sete di denaro”.

Una ballata triste, spesso nominata come la più deprimente canzone di Natale, che in realtà, attraverso la memoria continua d’interpreti illustri, porta con sé un messaggio di speranza.

 

Ernesto R Milani

Ernesto.milani@gmail.com

3 gennaio 2010

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