Immigrazione in Canada : Le nuove opportunità — Lombardi nel Mondo

Immigrazione in Canada : Le nuove opportunità

Il ministro canadese per l’immigrazione Jason Kenney ritiene che l’attuale sistema che regola l’immigrazione nel Paese sia insufficiente rispetto alle sfide e alle opportunità offerte dalla nuova società

Secondo il ministro canadese per l’immigrazione Jason Kenney, il Canada deve cambiare il proprio sistema che regola l’immigrazione disegnato per attrarre persone ambiziose che ben presto si accorgono di avere qualifiche insufficienti, esperienze di lavoro non riconosciute oppure una elevata specializzazione non richiesta. Kenney afferma che nonostante il Canada accolga 250.000 nuovi immigrati l’anno, le industrie soprattutto nel West, non riescono a trovare i lavoratori di cui hanno estremamente bisogno. Tuttavia nonostante le pecche il sistema canadese sembra essere ben considerato a livello internazionale specie per il buon inserimento degli immigrati nel sistema economico.

Kenney insiste nel lodare il sistema provinciale di importazione di manodopera secondo i posti da coprire, ma le statistiche dimostrano pure che i vantaggi di questa pratica sono soltanto iniziali, e che al termine dei cinque anni di solito analizzati, la differenza salariale tra gli immigrati chiamati dalle province e quelli specializzati dei programmi federali è minima.

E’ vero invece che a partire dagli anni settanta i nuovi immigrati faticano sempre di più a raggiungere il livello degli altri canadesi. Se negli anni novanta la metà degli immigrati guadagnava come il canadese della medesima età, adesso si parla apertamente di un terzo sulla soglia della povertà. Questa realtà sta convincendo le autorità che il sistema ha delle falle da otturare in fretta attraverso una diversa selezione degli immigrati con l’obiettivo di dare alle imprese un numero maggiore di lavoratori di cui hanno bisogno, e di far arrivare immigrati con qualifiche riconosciute che possano iniziare subito a lavorare nel loro campo. In questa selezione attraverso banche di lavoro, le imprese avranno maggior voce in capitolo : i nuovi arrivati fluenti in una delle lingue del Paese avranno la preferenza e le competenze professionale saranno accertate prima di partire per il Canada e non dopo esserci arrivati.

Occorre comunque stare attenti ai giudizi affrettati perché spesso non si deve guardare soltanto a quanto gli immigrati possono fare nell’immediato, ma a quanto sono disposti a fare per lavorare duramente, e migliorare il futuro dei loro figli, spesso studenti universitari e poi ottimi professionisti, indipendentemente anno dall’esistenza diversa dei loro genitori definiti frettolosamente dal sistema “Low income”, a basso reddito.

I figli degli immigrati sono solitamente alunni eccellenti, molto migliori dei loro colleghi canadesi, nonostante la debole posizione economica dei genitori. Per questo motivo il sistema non dovrebbe cambiare repentinamente in quanto si metterebbe a rischio proprio questi canadesi del futuro.

Paradossalmente anche il requisito linguistico – conoscenza di inglese e francese – potrebbe ridurre il numero di immigrati da zone che hanno avuto un successo multi generazionale. Le statistiche indicano che oltre il 60% di immigrati cinesi di seconda generazione con genitori nati in Cina ha conseguito un diploma di laurea rispetto a poco più del 20% di canadesi con genitori nati in Canada. E gli immigrati cinesi in generale non hanno mai padroneggiato bene né l’inglese né il francese.

Il ministro Kenney tiene in considerazione questi commenti ma sostiene che non si possono selezionare le persone secondo il possibile successo di figli e nipoti, ma si rende conto che scegliere delle persone che possono avere la possibilità di farcela può garantire ancor meglio il futuro della loro progenie

Kenney minimizza pure il problema linguistico per gli immigrati asiatici che crescono in famiglie dove niente è dato per scontato con un grande accento per l’istruzione e la disciplina che garantisce il successo futuro.

Arthur Sweetman, professore alla McMaster University sottolinea invece come le imprese non dovrebbero avere un forte potere decisionale nella scelta degli immigrati. E’ vero,conoscono le loro esigenze in materia, ma in passato troppe persone sono state vittime di grandi richieste di esperti cui è seguita una grande crisi del settore. Il Canada non ha bisogno di manodopera e esperti soltanto, ma di cittadini.

Tra le varie ipotesi, Kenney sollecita il vantaggio del contratto di lavoro prima di entrare in Canada. La metà degli immigrati richiesti arriva con un contratto. Dal 2005 i loro guadagni pareggiano quelli dei canadesi in un paio d’anni. E visto che arrivano per un bisogno specifico delle imprese, questo programma provinciale è molto popolare al punto che si è passati dai 6.000 immigrati nel 2004 ai 42.000 del 2012. Un fiume di persone che si sono trasferite fuori dalle grandi città soprattutto nelle province atlantiche e delle praterie.

A fronte di quelli che entrano facilmente nel mondo del lavoro per via della loro specializzazione ci sono i canadesi e gli immigrati che fanno fatica a entrarci perché la crisi economica non ha risparmiato nemmeno il Canada, che resta comunque il Paese che riesce a garantire pari salario sia ai lavoratori canadesi sia a quelli immigrati.

La politica dell’immigrazione canadese è quindi in attesa di una riforma a causa dei suoi punti deboli ma soprattutto per i continui cambiamenti in seno alla società. Visti i positivi risultati del passato riusciranno senz’altro a far quadrare il cerchio. Oh Canada!

 

Ernesto R Milani

Ernesto.milani@gmail.com

16 settembre 2012

Document Actions

Share |


Lascia un commento

martedì 28 Gennaio, 2020