Carlo Demolli — Lombardi nel Mondo

Carlo Demolli

Carlo Demolli riposa nel cimitero di S. Francis Solano di Sonoma in California, dopo una vita agra da emigrante, mentre a Casorate Sempione la tomba di famiglia è trascurata da molti anni e preda delle erbe incolte.

Un monumento funebre, da anni dimenticato e preda di erbe incolte, ricorda i genitori di Carlo Demolli, ma manca una sua fotografia per ricordarlo a parenti e passanti distratti. Charles Demolli non è, però, sepolto in quel luogo. Le sue spoglie sono nel cimitero di San Francis Solano a Sonoma, in California. Una fotografia avrebbe avuto un suo significato. E’ una tradizione normale nel cimitero di Arnate di Gallarate sempre in provincia di Varese, dove le fotografie in ceramica di Gildo e Giovanni Milani rammentano la loro scomparsa a Boston, negli Stati Uniti durante il loro periodo di emigrazione. Storie.

Carlo Demolli nasce Carlo Luigi Demolli a Casorate Sempione, allora provincia di Milano, alle ore 4 antimeridiane del 4 novembre 1872 e battezzato nello stesso giorno dal parroco don Celso Diani nella chiesa di Santa Maria Assunta e Sant’Ilario. E’ figlio legittimo dei coniugi  Paolo e Clementina Tenconi. Padrino Carlo Tenconi da Castelnovate, madrina Maria Ughetta.

La madre è figlia di osti di Vizzola Ticino. Il padre Paolo gestirà “L’Antica Locanda del Sempione” lungo la via omonima, che è nota come “La Trappola”.

La statale 33 del Sempione, che unisce l’Arco della Pace di Milano all’Arco di Trionfo di Parigi, era la più importante via di comunicazione del periodo. La locanda, punto di incontro dei viandanti, divenne anche un centro di reclutamento di manodopera per l’estero.

Diversi Demolli partirono a fine Ottocento per le miniere di carbone di Masontown e Uniontown in Pennsylvania. Carlo Demolli, tipografo stampatore era fra questi. Emigrò nel 1893. Il suo interesse per la carta stampata e soprattutto per il sociale, lo spinsero ad aderire alla UMWA (United Mine Workers of America), il potente sindacato dei minatori. Scrisse articoli per giornali italiani di matrice socialista e si trasferì in Colorado, dove ai primi del 1900 fondò il giornale in lingua italiana Il Lavoratore Italiano, organo ufficiale del 15° distretto della UMWA, molto diffuso tra i minatori italiani.

La vita di Demolli è tinta di un alone leggendario, in un ambiente come quello minerario sconvolto da sempre dalle lotte tra il padronato e i lavoratori, questi ultimi poco assistiti e tutelati. Le pagine de Il Lavoratore Italiano sono zeppe di notizie di tragedie, di polemiche causate dai crumiri, di scioperi che si confondono con le informazioni e le istruzioni per l’uso utili ad affrontare la vita quotidiana dei migranti.

Demolli è persona di certa levatura e a fine 1903 viene mandato dal sindacato a organizzare i minatori ci carbone dello Utah, dove le improbabili condizioni dei posti di lavoro erano simili a quelle di tante altre miniere e la paura scandita dalle puntuali sciagure. Per quanto riguarda lo Utah, in particolare, un’esplosione avvenuta il 1° maggio 1900 a Winter Quarters vicino a Scofield   aveva tolto la vita a oltre 200 minatori in gran parte finlandesi. Da non trascurare l’intervento armato cui ricorrevano le imprese minerarie, soprattutto quelle proprietarie delle cosiddette company town (città possedute completamente da una sola entità) in caso di dispute sindacali e di controversie.

In questo clima ostile, Demolli arrivò a Price, dove era in corso uno sciopero allineato a quello contemporaneo in Colorado nel bacino carbonifero attorno a Louisvlle e Boulder a nord che ebbe successo, ma che invece fallì a sud. Gli italiani rappresentavano la maggioranza dei minatori di Castlegate ( 356 su 424) ed erano numerosi anche a Sunnyside ( 246 su 628), a Clear Creek (172 su 395) e a Winter Quarters ( 74 su 470). Il Deseret Evening News di Salt Lake City non faceva mistero dei propri sentimenti nativisti quando giudicava la manodopera straniera di infima estrazione, celando, però, la velata paura che tra gli scioperanti si annidassero elementi radicali refrattari a qualsiasi legge e opposti a tutto ; fatto che giustificava pienamente la presenza della milizia. In realtà questi pensieri erano rivolti contro Demolli, il capo riconosciuto degli scioperanti.

Le informazioni su di lui erano alquanto distorte. Lo si diceva nato a Bruxelles, in Belgio da genitori italiani, educato all’Istituto (sic) di Milano, veterano di tre anni di coscrizione obbligatoria, operaio di setificio a Como da dove, coinvolto in uno sciopero rivoluzionario, era stato esiliato nel 1895. Fatti non riscontrati. Nel dicembre 1903 il Deseret Evening News tentava di screditare il Demolli ponendolo al medesimo livello di un fruttivendolo ambulante qualsiasi piuttosto che darne la descrizione più corrente di persona istruita, dotata di magnetismo ed di oratoria accattivante. Demolli fu comunque idolatrato dai suoi seguaci che non lo abbandonarono quando a Price fu accusato addirittura di turbativa pubblica, poi lasciata cadere. Nel ricordo di molti la sua presenza diede sostegno e vigore alle richieste dei minatori, che erano soltanto alla ricerca di una rappresentanza sindacale nel tentativo di ottenere in tal modo migliori condizioni di lavoro. Demolli era e parlava italiano, cosa che gli fu di grandissimo aiuto durante le manifestazioni pubbliche, anche se alla fine lo sciopero fallì e il sindacato non fu accettato. Per l’ingresso del sindacato in miniera si dovette aspettare  fino al 1933 con l’entrata in vigore della legge Wagner che garantiva finalmente a tutti i minatori la possibilità di avere un sindacato che li rappresentasse sul posto di lavoro.

Le tracce lasciate da Demolli sono purtroppo minime ed impediscono di scrivere più dettagliatamente il suo percorso nel mondo sindacale.

Le notizie più interessanti sono dedotte da Il Lavoratore Italiano e riguardano la sua controversia con Polly Pry e la pubblicazione di articoli contro di lei, ritenuti diffamatori, che lo portarono al processo per diffusione e distribuzione di materiale osceno con relativa condanna penale.

Leonel Campbell alias Polly Pry era una famosa giornalista scandalistica del Denver Post. Fece indagini sui minatori e sui loro sindacati, i quali,  dopo aver letto i suoi scritti boicottarono il Denver Post. I suoi pezzi sull’utilizzo della manodopera a basso costo impiegata dai proprietari delle miniere e sulla violenza fisica usata dal sindacato americano contro gli emigranti le crearono molti nemici. Fondò quindi un suo giornale; fu, comunque, una giornalista controversa.

Di seguito i due articoli incriminati che avrebbero cambiato la vita di Demolli, figura in parte paragonabile a quella di un altro discusso italiano in America, Caesar Celso Moreno..

Il primo: “Lettera aperta alla gentile …Polly Pry” fu pubblicato nell’edizione del 13 marzo 1904 de Il Lavoratore Italiano, pubblicato a Trinidad. L’introduzione è opera di Joseph Poggiani.

Carlo Demolli organizzatore  della U.M.W. of A., non nacque in Milano e nemmeno nel 1866, bensì nel 1870. Fu soldato nell’armata italiana per il periodo di 13 mesi e non di tre anni. Mai è stato arrestato a Napoli e condannato da quel tribunale e mai servì anni nel penitenziario di Napoli, poiché nel 1895 già trovavasi negli Stati Uniti ; inoltre come dice la “dear sweet Polly Pry “ mai eppoi mai appartenne alla mafia. Ex-galeotto  poi è accusa imposta dall’eccellentissimo cavadenti e salumiere-salsicciaro console Cuneo, poiché il numero mi è stato applicato al fianco sinistro come a tanti prominenti iscarioti italiani che vivono oggi sfruttando le file operaie.

Il Lavoratore Italiano ( come dichiara la illustre signora di Market Street, Denver) non è stato come non lo è presentemente un giornale anarchico, e Carlo Demolli cessò la redazione nel marzo 1903. Se egli è un capo degli scioperanti, un agitatore, è assurdo accusarlo quale capo organizzatore del Sud Colorado della società segreta “La mafia”.

E adesso sentiamo ciò che dice il nostro compagno  Carlo Demolli.

 

Era una notte nevosa, tetra, freddissima; col  treno della C $ S ( Colorado e Southern, ndr) avevo lasciato la conca trinidese per passarmi qualche giorno in Denver. Il conduttore verso le 3 ant. mi sveglia ruvidamente e con un vocione ruvidissimo, grida “Denver, Denver, boy”.

Salto giù, infilando poco dopo la porta di un salone dove un mio amico lavorava come “Bartender”. Lo trovo proprio là dietro la barra e sorseggiando seco lui qualche lui qualche bicchierini di buon “kummel” importato. Quando però stava per accomiatarmi dal PRIVATE ROOM odo delle voci femminili e io chiedo all’amico mio cosa avveniva là dentro. Sorridendo maliziosamente egli lasciò la “barra”, e, prendendomi per un braccio dissemi : – “Vieni qua – entra – sono belle picciotte, mannaja a la madonna!. –

Entro rispettosamente e stringo la mano a parecchie persone. Chi brillava però fra quelle per spiritosità?. – La opulenta Polly Pry che dopo aver parlato a lungo con me e tracannato molti bicchierini di “Benedectine”, dissemi : – Io sono mondana, libertina…però tempo verrà che il mio nome di eloquente giornalista volerà ovunque…- Gliene feci i miei auguri e per aiutarla momentaneamente le proposi  una “inserzione” a pagamento ( dollari 2) nella prima pagina del suo giornale a due colonne. Pochi minuti dopo l’inserzione era fatta e ritornammo dalla sua alcova di Market Street al “private room” del salone. Bevemmo, parlammo e i baci volavano alla Messalina. Era d’uopo pescar nelle saccoccie; dopo qualche ora fu necessaria un’altra inserzione.

La mattina seguente la gentile e avvenente “bagascia” se ne partì “insalutata ospite”, spazzandomi prima pulitamente le mie saccoccie, dimodochè fu giocoforza ricorrere all’amico pel ritorno a Trinidad.

“Next Time!”  C. Demolli

 

Il seguito ovvero “Next Time” ( La prossima volta) si trova invece sulla prima pagina dell’edizione del 20 marzo 1904.

Ciò che promisi ai lettori voglio mantenere. Ciò concerne semplicemente la diva “Polly Pry”, senza intaccare i suoi satelliti, perché tempo verrà che a loro bell’agio potò fornir buoni contraccolpi non solo ma staffilate a sangue. I lettori avranno quindi la compiacenza o benignità di seguirmi.

“Polly Pry” nacque da famiglia prostituita ed ella stessa fece la prostituta quando si elevò al sommo gradini di giornalista, per mezzo del suo citrullo straricco del “Denver Post” di  Denver, cominciò a sproloquiare e or dava un colpo sulla botte or sul cerchio tanto per poter barcamenare.

Dopo la morte dell’inquisitore superintendente Arthur Collins di Telluride , per rendersi famosa e accarezzata dal bravo capitalista, ella abortì tali articoli madornali e sconquassati che tutti i lavoratori del Colorado elevarono un grido di indignazione proclamando il “Denver Post” acerrimo nemico dei lavoratori organizzati e quindi degno assolutamente di “boycott”.

La gentile meretrice “Polly Pry” davanti a tanta dimostrazione avversa cambiò tattica  e , come scaltra e avvenente prostituta, si diè anima e corpo alla causa operaia. Durò ben poco quel fosco modo di battagliare; scoppiò lo sciopero di Telluride, sulluccherata da qualche buon bocconcino da milionario, scaraventò i suoi fulmini contro i poveri minatori lodando quello sporcaccione di Peabody e innalzando sino alle stelle le imprese belligere di un Bell.

Ciò non bastava per lei, assuefatta a essere circondata sempre da salamelecchi, si porta, pochi giorni dopo che lo sciopero del 15° distretto venne dichiarato, all’ufficio della Cloralio Fuel & Iron Company e offre non solo bene formose prominenze, ma conchiude un contratto di 5 mila dollari promettendo di sbandare dal Colorado in men di tre mesi l’ultima orma unionistica.

Or sono passati quattro mesi, che ella fece?

Sciagurata! Ritorna al tuo lupanare di Market Street e à potrai forse guadagnarti più “onestamente” la vita.

Nel prossimo numero la stoccata agli altri scimmiotti.

C. Demolli

 

Il clima che si respirava nel settore minerario era decisamente pesante. Arthur Collins, il superintendente della Smuggler Union Mine di Telluride era stato assassinato e, tra gli indagati per istigazione all’omicidio, c’era Vincent St. John, presidente del sindacato dei minatori di Telluride.

Il governatore del Colorado, James Peabody era sfuggito ad un complotto per assassinarlo programmato durante gli scioperi di Cripple Creek e Telluride. Sherman Bell era un ex sceriffo, già manager di una miniera, totalmente contrario al sindacato e assertore della collaborazione tra i  proprietari delle miniere e la guardia nazionale per risolvere i problemi di lavoro.

Il 6 giugno 1904 un’esplosione alla Indipendence station di Cripple Creek avrebbe ucciso 14 persone. Il Lavoratore Italiano riportava continue notizie di ammazzamenti di minatori da parte della milizia.

 

Gli articoli di Demolli furono più che sufficienti per incriminarlo. Già il 2 aprile 1904 Demolli venne sottoposto a  giudizio.  In un affidavit firmato in tale data nel tribunale di Pueblo, Colorado, Demolli dichiarò di risiedere a Trinidad, di essere italiano e di aver avviato le pratiche per diventare cittadino americano dopo aver presentato la prima documentazione. Ammise la pubblicazione dei due articoli  e scagionò pure William Howell, presidente e John Simpson, segretario-tesoriere de Il Lavoratore Italiano Joseph Poggiani, assumendosi la più completa responsabilità degli scritti.

Demolli fu accusato di aver pubblicato in prima pagina articoli in italiano di carattere osceno, indecente e dissoluto a tal punto, da averne opportunamente evitato la lettura alla corte a causa del loro contenuto. Articolo contro la pace e la dignità degli Stati Uniti d’America e reo di avere distribuito i giornali contenenti questo materiale per mezzo del servizio postale pubblico. .

In base a queste accuse la giuria della corte distrettuale del Colorado, presieduta da M O Dick Foreman, non esitò a giudicare Carlo Demolli colpevole.

Il detenuto con la matricola 4364, corrispondente a  Charles Demolli, figura nei registri del penitenziario federale di Leavenworth, Kansas in data 31 ottobre 1904.

Capo d’accusa : distribuzione a mezzo posta di materiale osceno.

Ritroviamo Charles Demolli anni dopo nel 1920 in California. Un’altra volta in prigione, per reati non meglio specificati. Penitenziario di Folsom, vicino a Sacramento, unico italiano in una lista di 50 detenuti.

Tutto sembra essere finito qui.

Invece, il 23 novembre 1923 il comune natale di Carlo Demolli registra il seguente documento :

 

“L’anno millenovecentoventitre e questo di ventiquattro luglio a ore nove e minuti venticinque nella casa comunale, io Aurelio Santarelli, segretario delegato del sindaco, con atto nove luglio millenovecentoventitre approvato ufficiale dello Stato Civile di Casorate Sempione –

Avendo ricevuto l’atto di morte per copia del Ministero degli Affari Esteri di Roma previa traduzione ho per intero ed esattamente trascritto la copia suddetta che è del seguente tenore :

Estratto dei registri dello Stato Civile – Stati Uniti d’America, contea di Sonoma, città di Santa Rosa

Certificato di decesso di Demolli Carlo

N. del certificato 98 – Registrazione locale N 164.

Generalità del defunto :

Sesso : maschile ; colore : bianco; stato civile : divorziato ; professione : operaio stampatore.

Residenza :  Santa Rosa

Luogo e data di nascita : Italia – Anno 1873

Padre : Paolo Demolli – luogo di nascita del padre : Italia

Madre : Clementina? – luogo di nascita della madre : Italia

Denunciante : Lorenzo Mora in Santa Rosa

Dati relativi al decesso :

Data del decesso : 23 dicembre 1922

Luogo del decesso : Santa Rosa, 5° strada, Wilton Street

Causa del decesso : Suicidatosi con una pistola

Medico : Magistrato inquirente  Coroner  Frank H. Philips, contea di Sonora

Luogo del seppellimento : Cimitero di S. Francesco

Data del seppellimento : 24 dicembre 1922

Pompe funebri : C&F Welti – Santa Rosa – patente n. 636…….

L’Ufficiale dello Stato Civile Delegato : Aurelio Santarelli. “

 

Il cerchio migratorio di Carlo Demolli si chiude con questi freddi dati burocratici.

Dati che non raccontano la lotta, le traversie, i sentimenti di chi aveva cercato, a suo modo, di migliorare un sistema, che alla fine aveva finito per prevalere.

 

 

Ernesto R Milani

 

Ernesto.milani@gmail.com

 

12 giugno 2008

 

 

 

 

  

 

 

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martedì 28 Gennaio, 2020