Cartoline (43) — Lombardi nel Mondo

Cartoline (43)

Cesarina Lupati – Emigrazione e Letteratura – Cesarina Lupati (1877-1957), scrittrice e pubblicista, è tra le più interessanti (e dimenticate) croniste e narratrici della presenza italiana all’estero.
Cartoline (43)

Cesarina Lupati

Lovati Cesarina in Guelfi (1877-1957), scrittrice e pubblicista, nota come Cesarina Lupati, è tra le più interessanti (e dimenticate) croniste e narratrici della presenza italiana all’estero.

Nata a Milano, dopo gli studi magistrali, vince un concorso letterario con una novella, e a diciotto anni pubblica il primo romanzo, «Idea» (Torino, 1900). Un esordio dove già si notano notevoli capacità narrative e descrittive.

Nel 1902 vince un altro concorso, bandito da Natura e Arte di Milano, con il racconto umoristico «Un romanzo in tre» (Milano, 1902).

Molte delle sue opere sono dedicate alla letteratura infantile e giovanile. Ben presto, però, sceglie di impegnarsi, anche come autrice, in favore degli emigrati italiani.

Dal 1908 al 1911 soggiorna in Argentina, studiando e osservando la vita sociale e le istituzioni delle comunità italiane ivi residenti. Visita scuole e ospedali, fonda sezioni della Lega navale e mantiene i contatti tra gli emigrati e l’Italia, tanto da essere inviata dal governo italiano in missione speciale in varie città e delegata più volte ai convegni sui problemi degli italiani all’estero. Il breve brano scelto per Lombardi nel Mondo è tra i più significativi di questa sua fase.

Analizza e sviluppa i problemi dell’emigrazione anche nelle corrispondenze per la Tribuna e in numerose conferenze in Italia e in America. Durante la prima guerra mondiale fonda a Milano il comitato dei Rifugiati irredenti e ispeziona in Svizzera le forme per la distribuzione degli alimenti ai prigionieri di guerra. Buona conoscitrice dello spagnolo, tradusse varie opere da questa lingua.

Sposata con Fortunato Guelfo (in seguito il cognome divenne Guelfi) ebbe un figlio, Enzo. Nel 1927 fece parte del primo Comitato direttivo del sindacato autori di Milano, unica donna presente a tale livello.

Dopo la seconda guerra mondiale si ritirò a Genova, dove si spense.

(rielaborazione da Dizionario biografico delle donne lombarde, 568 – 1968 / a cura di Rachele Farina, Milano 1995)

 

 

Opere

 

Le avventure di un ometto, Torino 1899

Idea, Torino 1900

Un romanzo in tre, Milano 1902

Umorismo infantile, in Ars et Labor, aprile 1904

I liberatori, in Vita internazionale, Milano 1907

Passa l’amore, Milano 1907

Coscienza, Milano 1907

Fanciulli eroi, Milano 1908

Civiltà, Milano 1909

Vita argentina: argentini e italiani al Plata osservati da una donna italiana, Milano 1910

Sangue italiano, Milano 1910

Al di là. Piccola fantasia – Milano 1911

Come si ama, Milano 1912

Novelle d’oltremare, Milano 1913

La leggenda della spada, Milano 1914

Il tesoro nascosto, Milano 1920

Mondo di burattini, Milano 1925

Gli ultimi cavalieri erranti, Torino 1925

I monelli di Londra, Milano 1926

I fantocci di Norimberga, Sesto San Giovanni 1927

Il mondo della Luna, Sesto San Giovanni 1935

La bandiera tra le palme, Milano 1936

La città incantata, Milano 1945

Il romanzo di una signorina, Milano 1945

La moglie ricca, Milano 1945

 

 

Cesarina Lupati

Vita Argentina (1910)

 

[…]

Domandai al dottor Cabred, quali giudicasse, per esperienza di studio, le maggiori determinanti della, follìa.

– L’alcoolismo e i dolori morali, signora.

– E sono guaribili?

– I casi d’alcolismo, mai. Guariti, anche, ricadono. Gli alcoolisti sono recidivi.

Mi mostrò le statistiche delle guarigioni, ab­bastanza frequenti in altri casi. Disgraziatamen­te l’alcoolismo è una piaga cancrenosa, all’Ar­gentina.

– E i dolori morali sono dunque altrettanto frequenti?

– Pensi, signora, che vivono qui migliaia di esuli, di spostati, lontani dalla patria e dalla famiglia… Miserie e dolori!

Domandai ancora penosamente:

–  E gli italiani pazzi sono molti?

Prevedevo che mi avrebbe risposto sì.

– Solo qui, ne ho circa 600; poco meno di un terzo di ricoverati, che appartengono a tutte le nazionalità.

Chinai il capo, per il dolore che mi toccava da vicino. Oh, la dorata leggenda in cui an­cora ha fede la nostra povera gente d’Italia! in America si fa fortuna, in America si arric­chisce… ma si impazzisce anche! Le stesse navi che trasportano gli emigranti iniziano la dolo­rosa statistica; quando giungono in porto, sbar­cano sempre qualche infelice colto da pazzia du­rante il viaggio… se pure, in un accesso di follìa suicida, già non si buttò in mare.

Volli vedere i pazzi italiani, volli parlar con essi. Alcuni ricordavano la patria e volevano ritornarvi, altri, col loro riso immemore, mi die­dero maggior pena; fra coloro che imprecavano all’America, un vecchietto, che si diceva figlio di V. Emanuele II, mi scrisse anche una letterina prima che io partíssi :

 

Pregatissima Signora,

O llenamente gradita la di lei visita a me fata, le auguro un felicissimo viaggio e…

                                                                                  D. Martegani

 

Poveretto! Egli non sapeva che avrei pensato a lungo a quell’«e…» sospeso, che non diceva nulla e voleva, forse, dir tante cose… […]

 

Da

Cesarina Lupati

Vita Argentina (Argentini e Italiani al Plata), Pag. 155 – 156

Milano 1910

 

Cartoline, rubrica a cura di L. Rossi (Bochum)

www.luigi-rossi.com

 

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martedì 28 Gennaio, 2020