Il caso Santa Rita in Consiglio Regionale — Lombardi nel Mondo

Il caso Santa Rita in Consiglio Regionale

La relazione dell’assessore Bresciani, che ha riferito i dati e la storia della struttura sanitaria risultanti alla Regione, e gli interventi dei consiglieri

L’assessore regionale alla Sanità, Luciano Bresciani, nel corso della seduta consiliare pomeridiana ha tenuto una relazione sul caso riguardante la clinica Santa Rita, riferendo al Consiglio Regionale i dati e la storia della struttura sanitaria risultanti alla Regione. Attualmente la clinica ha 276 posti letto e circa 700 dipendenti: negli ultimi anni si è registrato un incremento di posti letto pari al 56 per cento che ha determinato una maggiorazione dell’investimento della Regione del 45 per cento. Già nel 2006/7 erano state segnalate irregolarità amministrative e quindi era stato ridotto l’impegno economico regionale.

Bresciani ha inoltre confermato la decisione della sospensione della convenzione. Alla relazione è seguito un ampio dibattito aperto da Stefano Zamponi (Idv) che ha giudicato l’esposizione dell’assessore “arida e burocratica”. “Il Presidente Formigoni -ha detto- si accorge solo ora di quanto accade, nel momento in cui ci costituiamo parte civile contro la Santa Rita: doveva farlo un anno fa”. Il consigliere Alessandro Cè (Misto – Cristiani e federalisti) si è detto insoddisfatto di una relazione “con soli numeri. Si minimizza un fatto grave: il problema dell’illegalità è diffuso e non c’è volontà di cambiarlo. Ho sollecitato la necessità di riforme e ne ho pagato le conseguenze. In questa vicenda c’è una responsabilità di sistema che è tutta politica”. Per Silvia Ferretto Clementi (Misto 9103-Pdl) “il problema non è la legge così come non ritengo si debba criminalizzare un’intera categoria professionale, ma bisogna essere spietati nei confronti delle persone che commettono reati come quelli che vengono contestati al Santa Rita. Sono soddisfatta dalle azioni intraprese dalla Giunta in questa vicenda ma deve migliorare i controlli ad ogni livello”. Mario Agostinelli (Prc) è “indispettito dal tono di netto ridimensionamento dei fatti” da parte dell’assessore Bresciani. “Tra le gente c’è panico, indignazione – ha aggiunto – Sostengo da tempo che l’illegalità nella sanità lombarda non è un aspetto patologico ma è diventato fisiologico. La politica di Formigoni ha fatto precipitare la situazione in tutti i servizi pubblici della nostra regione”. Sui fatti alla Santa Rita “credo sia utile che il Consiglio Regionale insedi una Commissione d’inchiesta – ha detto Carlo Monguzzi (Verdi) – Qui qualche cosa non ha funzionato. La Giunta sapeva: perché non è intervenuta prima? Non mi ha convinto la sobria relazione dell’assessore. La soluzione ora potrebbe essere quella di trasformare la Santa Rita da struttura privata a pubblica “. “Mi interessa capire se siamo di fronte a una vicenda anomala, unica, irripetibile, isolata che non possa più ripetersi – ha detto il vicepresidente del Consiglio, Marco Cipriano (Sd) – credo che su questo fatto si debba prevedere il ricorso al fallimento della società a tutela dei lavoratori e del personale sanitario per non far pagare a tutti gli errori di pochi. Siamo di fronte ai cittadini e preferisco la prevenzione alla repressione”. Il Presidente della Commissione Sanità, Pietro Macconi (AN-PdL) ha affermato che il “sistema di controllo è efficace, anche se migliorabile”. “Quanto è accaduto -ha aggiunto- è gravissimo e certamente dobbiamo reagire trovando strumenti più adeguati per migliorare l’efficacia dei controlli, perché è un dovere del pubblico quello di garantire azioni di controllo”. Il capogruppo della Lega Nord, Stefano Galli si è detto “indignato” da quello che è successo nella clinica milanese. “Pensavamo – ha detto – che il nostro sistema fosse incontaminabile. Non è così! E’ arrivato il momento di rivedere i Drg, mettersi attorno al tavolo per ridisegnare il sistema ed evitare che i criminali possano trovarvi varchi per intrufolarsi. Adesso dobbiamo però pensare ai lavoratori della clinica. Stamane ho parlato con il Ministro Maroni e l’ho invitato a contattare il suo collega del Welfare Sacconi affinché si possa trovare una soluzione per questi lavoratori, circa 900 con l’indotto. Sono tutti infermieri con contratto privatistico. Stiamo cercando di verificare se possono essere “trasferiti” nel contratto pubblico cosi da destinarli agli ospedali pubblici, che come tutti sanno registrano forti carenze di personale infermieristico”. Secondo il Capogruppo del Partito Democratico, Carlo Porcari “quello che è successo chiama in causa le istituzioni. La sanità è materia di competenza regionale, dunque oggi è coinvolta Regione Lombardia e il Consiglio Regionale. Formigoni si autoassolve, scarica tutto su medici e sul personale. Invece è il nostro sistema che non funziona. C’è una responsabilità della politica. Il modello che abbiamo importato dagli Usa è applicato solo in parte, manca l’applicazione degli aspetti sul controllo e la verifica. E’ arrivato il momento di una forte assunzione di responsabilità della politica. E’ necessaria e urgente un’operazione di trasparenza perché bisogna ridare fiducia ai cittadini”. Carlo Saffioti di Forza Italia-Pdl è intervenuto rivolgendo un “pensiero solidale a tutte le vittime della malasanità . Esprimo anche solidarietà e apprezzamento alle migliaia di operatori sanitari che tutti i giorni con sacrificio e dedizione prestano la loro opera. Ribadisco tuttavia la fiducia nel modello sanitario lombardo, deve solo essere aggiornato. Oggi c’è troppa burocrazia,troppa ingerenza della politica come del resto avviene in tutte le altre regioni”. Saffioti ha poi concluso evidenziando che il rapporto pubblico-privato in Lombardia è in linea con la media nazionale. In conclusione l’assessore Bresciani si è detto “inorridito” per quanto è accaduto che è contrario ai principi della medicina e anche dell’economicità del sistema. Se confermati, i fatti -ha aggiunto- sono da giudicare come criminali, ma “sicuramente non si può mettere in discussione la professionalità e la bontà del servizio sanitario in generale. Anche se la politica che è cinica tende –ha aggiunto- a generalizzare laddove invece c’è un estremo bisogno di distinguere. Dobbiamo migliorare il sistema, compresi i controlli per i quali sono impegnate oggi 150 persone. Adesso stiamo lavorando col massimo sforzo per risolvere i problemi anche dei lavoratori della clinica”. (red)

 

Milano, 11 giugno 2008

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