La Catalogna al voto, tra indipendentismo e centralismo

135 seggi, 4 circoscrizioni, 68 il ‘numero magico’ per raggiungere la maggioranza. Così, in cifre, sono riassumibili le elezioni in Catalogna che, nella giornata di Domenica, 14 Febbraio, vedranno il rinnovo del parlamento monocamerale catalano, la Generalitat.

La tornata eletrorale, tecnicamente delle elezioni anticipate, è stata convocata a seguito della decisione della Corte Suprema spagnola di rimuovere il Presidente della Catalogna, Quim Torrà, per “disobbedienza” alla monarchia spagnola, alla quale è conseguita una crisi di maggioranza.

Così come da tradizione in Catalogna, a partecipare alle elezioni sono diversi partiti afferenti a due schieramenti ben distinti: gli indipendentisti e i centralisti.

Il campo indipendentista, da sempre, è composto da due soggetti politici principali. Da un lato, la Sinistra Repubblicana Catalana (ERP), partito di orientamento progressista e repubblicano che candida alla guida della Generalitat l’attuale Presidente ad interim della Catalogna, Pere Aragonès.
Dall’altro, Uniti per la Catalogna (JuntsXCat), forza politica che raccoglie quella parte dell’indipendentismo catalano di estrazione cristiano-democratica rappresentato, in passato, dai Presidenti Jordi Pujol, Artur Mas e Carles Puidgemont, l’attuale leader dello schieramento, che candida alla Presidenza Laura Borràs.

Nel contesto dell’ala cristiano-democratica dello schieramento indipendentista, il Partito Nazionale Catalano (PNC), guidato da Marta Pascal, si presenta alle elezioni dopo una scissione con il Partito Democratico di Catalogna (PDeCAT), e contende ad esso il voto degli indipendentisti moderati che non si riconoscono in JuntsXCat.

Tra le fila degli indipendentisti, lecito citare anche la Candidatura di Unità Popolare (CUP), soggetto di ispirazione anti-capitalista che punta a tornare in Parlamento, guidato da Dolors Sabater.

Infine, di orientamento più autonomista che indipendentista, vi è In Comune Possiamo (ECP), soggetto politico di orientamento progressista tra le cui fila milita il Sindaco di Barcellona, Ada Colau.

Tra le fila dei centralisti, il principale partito è Ciutadans (Cs), forza politica di centrodestra, fortemente filo-imprenditoriale e filo-spagnola, che candida Carlos Carrizosa alla presidenza della Generalitat.
Il Partito dei Socialisti di Catalogna (PSC) rappresenta, in queste elezioni, la corrente più vicina al governo centrale di Madrid, dato che la candidatura alla presidenza di Salvador Illa – il Ministro della Sanità spagnolo autore della lotta contro il Covid – è stata fortemente voluta dal Premier spagnolo, Pedro Sánchez.

Il Partito Popolare di Catalogna (PPC), che rappresenta quella parte della democrazia cristiana catalana che non sostiene l’indipendenza, continua a soffrire la presenza ingombrante di Ciutadans, e candida, seppur senza troppe speranze, Alejandro Fernández alla presidenza.
Infine, nel campo centralista, a correre è anche Vox, soggetto politico neofascista che considera il contrasto al catalanismo in continuità con il regime dittatoriale di Francisco Franco.

Secondo gli ultimi sondaggi, il calcolo politico del Premier spagnolo darebbe risultati, poiché la Sinistra Repubblicana sarebbe stata scavalcata dal Partito Socialista Catalano e da Insieme per Catalogna. Tuttavia, la retribuzione dei seggi, che avviene sulla base del risultato nei singoli collegi (Barcellona, Girona, Tarragona e Llerida), potrebbe confermare la maggioranza allo schieramento indipendentista.

L’analisi – L’Unione Europea all’esame di riparazione

Le elezioni catalane rappresentano l’ennesimo banco di prova per una Unione Europea che, finora, ha mantenuto un atteggiamento ambiguo nei confronti della questione catalana. Preferendo mantenere nel mirino solo i Paesi di Vysegrad (giustamente), Bruxelles ha “dimenticato” di condannare le violenze, gli arresti selettivi, e gli esili politici di cui sono state vittime importanti personalità della politica catalana dal 2017.

In quell’anno, in risposta alla decisione del governo centrale di Madrid di sospendere l’autonomia della Catalogna nel 2010 per far fronte alla crisi economica, i partiti indipendentisti organizzarono un referendum per verificare la popolarità di una dichiarazione d’indipendenza della Catalogna tra la popolazione catalana.

A tale iniziativa, la risposta del governo di Madrid, guidato dal popolare Mariano Rajoy, fu decisa: l’esercito fu impiegato per evitare lo svolgimento della consultazione, mentre personalità della politica e della cultura catalana di primo piano furono arrestate o costrette a riparare all’estero, come il già citato Puidgemont, al tempo Presidente della Generalitat.

Dotata di una propria lingua, storia, cultura e letteratura, la Catalogna è sia motore economico del Regno di Spagna, che culla del movimento sindacale nella Penisola Iberica.

Altresì, la Catalogna è stata principale roccaforte della Resistenza Anti-Franchista, oltreché tradizionale punto di incontro e sintesi di differenti culture provenienti dall’Iberia, dal Mediterraneo e dall’America Latina.

*l’analisi riportata nella parte finale dell’articolo rappresenta l’opinione personale dell’autore che, non necessariamente, rispecchia la posizione della Testata.

Matteo Cazzulani
@MatteoCazzulani

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