Chiara Cavelli — Lombardi nel Mondo

Chiara Cavelli

“Nuove Imprese per il Nuovo Mondo. L’avventura di Enrico Dell’Acqua”: Un memorabile volume di Chiara Cavelli per commemorare il centenario della morte di Enrico Dell’Acqua.

In occasione delle celebrazioni del centenario della morte di Enrico Dell’Acqua (Abbiategrasso, 1851 – Milano, 1910) il geniale imprenditore bustocco immortalato da Luigi Einaudi in “Un Principe Mercante, Studio sulla espansione coloniale italiana”, edito dai fratelli Bocca di Torino nel 1900, Chiara Cavelli ha riproposto una nuova lettura della sua figura.

 

Con il  suo volume “Nuove Imprese per il Nuovo Mondo. L’avventura di Enrico Dell’Acqua” edito da Nomos (www.nomosedizioni.it) 2010, Chiara Cavelli si inserisce con prepotenza nel novero degli studiosi dell’emigrazione lombarda, tanto importante quanto tanto trascurata, scandagliando i successi imprenditoriali di fine ottocento e riproponendo un’analisi più dettagliata sull’industria tessile lombarda, sulla sua diffusione e sul suo declino.

Alle interviste di rito in occasione delle manifestazioni in onore di Enrico Dell’Acqua, Chiara Cavelli ha così gentilmente risposto alle domande poste per il nostro portale www.lombardinelmondo.org

 

Che cosa leggi di solito?

 

Leggo di tutto. Romanzi, saggi, libri di storia del costume. Attualmente sto leggendo il romanzo ambientato negli anni Cinquanta “Accabadora” di Michela Murgia che mi porta in una terra da me molto amata, la Sardegna.

 

Come mai ti sei interessata a Enrico Dell’Acqua?

 

La mia passione per la storia locale e in particolare per quel periodo storico nasce ai tempi della mia tesi di laurea – oramai 13 anni fa – quando mi dedicai allo studio di un uomo molto importante per la mia città, Monsignor Giuseppe Tettamanti che fu prevosto a Busto Arsizio negli ultimi trent’anni dell’Ottocento. Oltre alla sua opera pastorale i tratti più interessanti furono quelli politici e sociali, con la scelta ad esempio di creare un associazionismo di tipo cattolico nelle fabbriche allora presidiate dalle organizzazioni socialiste. Tutto questo in anticipo sulla Rerum Novarum di Leone XIII del 1891. Organizzò poi tutta l’assistenza sanitaria, opere per i poveri e per i bambini; molte di queste istituzioni esistono ancora oggi a distanza di 100 anni. Enrico Dell’Acqua visse in quegli anni e fu lo stesso Tettamanti a sposarlo. Diciamo che Busto in quegli anni fremeva di voglia di novità e i talenti trovavano terreno fertile per esprimersi.

Dell’Acqua fu il primo imprenditore italiano che esportò i tessuti e altri prodotti in Sud America con l’idea di seguire i flussi dell’emigrazione italiana. Ebbe un successo straordinario soprattutto in Argentina, Brasile, Uruguay, Paraguay, Cile. Un personaggio molto affascinante da raccontare.

 

Che cosa è rimasto a Busto Arsizio della sua filosofia di lavoro?

 

Il fatto che quest’anno si sia celebrato il centenario della morte di Dell’Acqua in grande stile ha permesso di conoscere effettivamente questo uomo così importante ma abbastanza dimenticato. Come lui gli imprenditori di oggi si trovano in un periodo di grandi incertezze e hanno conosciuto il crollo della moneta argentina e la crisi finanziaria e poi economica; per resistere bisogna avere la competenza tecnica, un progetto imprenditoriale chiaro e avere la volontà di perseguirlo fino in fondo. E creare un reale spirito di squadra con i propri collaboratori che sono la linfa vincente di un’attività di successo. E’ la strada che gli imprenditori illuminati stanno percorrendo.

 

Che rapporti sono rimasti tra Busto Arsizio e la sua rete sudamericana?

 

Per quanto riguarda le fonti a me conosciute, cioè l’elenco delle Società iscritte e cancellate dal Listino azionario ufficiale della Borsa valori di Milano le aziende di Dell’Acqua chiusero nel 1936. Sarebbe interessante poter avere delle notizie direttamente dal Sud America per vedere se alcuni dei suoi grandi magazzini sono rimasti con la loro originale architettura nelle strade delle principali città argentine, anche perchè fino al 1910 Dell’Acqua era un uomo che aveva una grande fama in tutto il Sud America ed era interpellato spesso dai giornali e dai governanti su questioni

economiche.

 

Ci sono dei riferimenti tra Dell’Acqua e la company town di Crespi d’Adda?

 

Erano legati da amicizia e rapporti di lavoro; sono quasi certa che avessero anche legami di parentela. L’ideatore di Crespi D’Adda Benigno Crespi era presente anche al funerale di Dell’Acqua. Erano famiglie importanti non più per la sola città di Busto ma per quel mondo economico italiano che stava conoscendo la sua fioritura.

 

L’imprenditore tessile Rodolfo Crespi che operò in Brasile era in sintonia con Dell’Acqua?

 

Certamente addirittura Crespi iniziò la sua attività in Brasile appoggiandosi a Dell’Acqua, come suo discepolo.

 

Quali sono gli aspetti originali che hai scoperto tracciandone la biografia, trascurati da studiosi precedenti?

 

Io ho cercato di dare un quadro completo della sua vita indagando molto anche sulla personalità dell’uomo attraverso lo studio di suoi scritti. Io poi ho avuto il vantaggio di scrivere a 100 anni dalla morte, cosa che mi ha permesso di avere uno sguardo più obiettivo. La splendida opera di Luigi Einaudi “Principe mercante” del 1900 venne scritta quando Dell’Acqua era ancora vivo e avrebbe operato ancora molti cambiamenti nella sua avventura sudamericana. La seconda biografia più importante fu quella di Ettore Cozzani, stampata nel 1929 in occasione dell’inaugurazione del monumento a dell’Acqua nella città di Busto Arsizio è un’opera interessante che però risente naturalmente della retorica fascista con una scrittura sempre molto celebrativa. Io ho tirato le fila e utilizzando un linguaggio molto divulgativo ho presentato l’uomo rapportandolo il più possibile al concetto moderno di imprenditore.

 

 Cosa può trovare l’uomo di moderno in Enrico Dell’Acqua?

 

Enrico Dell’Acqua anticipò tutte le moderne strategie di marketing riferite al prodotto da vendere. Fece un’indagine di mercato per capire se il Sud America potesse essere una terra vergine ma pronta al commercio; utilizzò la formula di negozi tutti uguali che vendevano prodotti a prezzo fisso gestiti da piccoli imprenditori autonomi, come i nostri franchising. Conosceva perfettamente i mercati, la differenza enorme ad esempio tra una nazione come l’Argentina ricca di materie prime e il Brasile che poteva fornire prodotti di alta gamma come allora lo era il caffè ma mancava dei prodotti di base. Dell’Acqua viaggiava moltissimo cercava di mantenere una conoscenza diretta di tutta la situazione delle sue affiliate, scriveva ai suoi collaboratori, era trasparente nelle sue scelte e agiva per lo sviluppo dell’impresa considerando pericolosa la strada della finanza. Credo che tanto basti per considerare il valore attuale di un uomo davvero lungimirante.

 

Ernesto R Milani

Ernesto.Milani@gmail.com

24 novembre 2010

 

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