61° Lindau Nobel Laureates Meeting: testimonianza di Chiara Mandò — Lombardi nel Mondo

61° Lindau Nobel Laureates Meeting: testimonianza di Chiara Mandò

32 anni, nata a Firenze, dove si è laureata ed ha vissuto fino ai 25 anni, poi a Milano per fare il dottorato di ricerca nel Laboratorio di Ricerca Biomolecolare per lo studio della Gravidanza e della Riproduzione, prima nella Clinica Mangiagalli, poi presso il Dipartimento di Scienze Cliniche Luigi Sacco, dove attualmente è responsabile del laboratorio stesso, con un assegno di Ricerca dell’Università degli Studi di Milano.
61° Lindau Nobel Laureates Meeting: testimonianza di Chiara Mandò

Chiara Mando’

Leggiamo la sua testimonianza:

Non è stato facile lasciare la mia bella città, i miei genitori e i miei amici, ma sono davvero felice di aver fatto questa scelta, perché mi ha permesso di perseguire la mia passione, che è fare ricerca, pur nelle enormi difficoltà e nella precarietà che molti giovani ricercatori italiani affrontano ogni giorno. Però io quando la mattina mi sveglio, son felice di andare a lavorare, e questo per me è davvero impagabile!

 

Quali aspettative nutri per il futuro rispetto alla tua professione?

Purtroppo la vita di un giovane scienziato, soprattutto in Italia, si basa sulla precarietà. Mi dispiacerebbe molto dover lasciare il mio Paese per questo, ma è una opzione che non escludo. Sicuramente il 61° Lindau Nobel Laureates Meeting sostenuto dalla Fondazione Cariplo della Regione Lombardia, mi ha dato una grande carica interiore per poterci provare fino in fondo, credendo in quello che faccio e non facendomi scoraggiare!

 

Cos’ha rappresentato per te la possibilità di partecipare al 61simo meeting of Nobel Laureates in medicina

È incredibile come a volte eventi della durata anche solo di settimana possano essere illuminanti, per la vita e per la carriera. L’esperienza del 61° Lindau Nobel Laureates Meeting per me è stato questo. Ed anche di più.

Un bagno di emozioni continue… quello che mi ha colpito é vedermi cambiare nel corso dei giorni trascorsi al Meeting. Ho avuto una sorta di “evoluzione interiore” nell’approccio con i Nobel Laureates… all’inizio pendevo un po’ dalle loro labbra, mi sentivo in soggezione e li vedevo come personaggi inarrivabili. Ma nel corso dei giorni, ascoltandoli, parlandoci e confrontandomi con loro, mi sono sorpresa ad essere anche critica e non sempre concorde con alcuni loro atteggiamenti e attitudini… e penso che sia proprio questo uno dei migliori insegnamenti che ci potessero dare: avere senso critico ed essere costruttivi ed attivi, sempre, anche quando si ha davanti dei “mostri” della scienza come loro.

Altro elemento ineguagliabile di questo Meeting è stato che eravamo 470 giovani ricercatori che provenivano da circa 80 Paesi diversi del mondo. Chi aveva il velo, chi il turbante, chi la minigonna. Ma il rapporto che abbiamo instaurato é stata una delle cose più mozzafiato del Meeting: nonostante culture e vite così diverse, siamo riusciti, divertendoci, ad attuare quello che per uno scienziato è l’atteggiamento chiave: la condivisione, delle nostre impressioni, del nostro lavoro, e anche dei momenti emozionanti e divertenti, come le serate danzanti in un bar su un tetto davanti al molo di Lindau. La condivisione… un approccio che la scienza insegna e impone per essere un bravo ricercatore, e che a tutti gli effetti dimostra che la scienza è anche maestra di vita!

 

Potresti condividere con i lettori alcune voci dei Premi Nobel incontrati nel corso del Meeting, o riportare alcune citazioni e impressioni rimaste nella tua memoria?

Ho parlato con molti dei Premi Nobel presenti al Meeting. Mi hanno dato consigli scientifici, e consigli di vita. Altra grande sorpresa del Meeting: trovare un’umanità in persone che nel mio immaginario erano pilastri della scienza, “non-umani”, mi verrebbe da dire. È stata particolarmente divertente la sera “All together dinner”: ho cenato insieme a Hershko (premio Nobel per la chimica nel 2004) e sua moglie: fantastico vedere come lei lo bacchettasse, rimproverandolo continuamente ad esempio perché parlava a volume troppo basso ed i ragazzi più distanti non riuscivano a sentirlo! É proprio vero che le donne hanno una marcia in più, anche quando hanno per marito un Premio Nobel!

Un momento molto toccante è stato invece l’ultimo intervento del Meeting, quello del prof De Duve, che nella sua lecture ha sintetizzato il messaggio che tutti i suoi colleghi Nobel ci hanno trasmesso nel corso della settimana trascorsa insieme, con saggezza ma senza retorica, con lucidità ed attualità, ironia ed autoironia, concludendo: “adesso sta a voi ragazzi, il futuro è nelle vostre mani, buona fortuna!”

 

E tu quale consiglio ti sentiresti di dare a un/a giovane che sogna di percorrere una strada simile alla tua?

Secondo me la chiave di tutto, e non solo nella scienza, è amare quello che si fa, e crederci davvero, mettendoci tutto il proprio entusiasmo. Ad un giovane che vuole intraprendere questa strada consiglio di ascoltare con attenzione se stesso, e capire bene cosa gli piace. Se decide di voler fare lo scienziato, allora scateni la sua creatività e si diverta a fare questo lavoro… solo così si possono affrontare gli ostacoli ed i momenti, inevitabili, di scoraggiamento. Secondo me, e lo dico ancor più a gran voce dopo questa magnifica esperienza… ne vale la pena!

 

Di Antonella De Bonis

4/10/2011

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