Verso il Lunfardo: gli emigrati italiani e la parlata di Buenos Aires — Lombardi nel Mondo

Verso il Lunfardo: gli emigrati italiani e la parlata di Buenos Aires

Cocoliche e lunfardo: due esempi dell’influenza della lingua e dei dialetti italiani sul linguaggio della regione del Rio de la Plata

Una barzelletta famosa in Spagna e in America Latina racconta che se i messicani provengono dagli aztechi e i peruviani dagli inca, gli argentini, invece, provengono dalle… navi. La popolazione argentina è infatti in gran parte di origine europea, soprattutto spagnola e italiana, ma anche francese, polacca, tedesca e inglese. Per più di un secolo, dalla seconda metà del XIX secolo ai primi decenni del XX, decine di milioni di europei emigrarono in Argentina e Uruguay, molti per non tornare più. La grande emigrazione verso la zona del Rio de la Plata portò ovviamente con sé usi e costumi del paese o della regione d’origine.

Basta scorrere l’elenco telefonico di Buenos Aires per rendersi conto della diversità di origine degli argentini: sono migliaia i cognomi di origine evidentemente europea e in particolare italiana. Un altro esempio che salta agli occhi è la varietà di piatti tipici italiani ormai radicati localmente, quali il pesto genovese o la bagna cauda piemontese.

Non meno importante fu il contributo linguistico degli immigranti, che introdussero nella parlata argentina (soprattutto di Buenos Aires) termini provenienti da lingue o dialetti europei. Il cocoliche, ibrido italo-spagnolo e il lunfardo, di cui tratteremo in questo articolo, sono due esempi dell’influenza della lingua e dei dialetti italiani sul linguaggio della regione del Rio de la Plata.

I dati sull’emigrazione italiana in Argentina sono controversi, soprattutto perché è difficile tenere il conto di chi davvero si trasferì a Buenos Aires per restarvi; molti infatti vi si recarono per lavorare per un determinato periodo e poi fecero ritorno in patria. Ad ogni modo, si parla di milioni di persone che si imbarcarono a Genova e a Napoli per cercar fortuna in Argentina e Uruguay. All’inizio partirono principalmente dal nord (soprattutto Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto) e in seguito dal sud (Campania e Calabria).

Ma chi era che partiva? E in che condizioni? Edmondo de Amicis, l’autore di Cuore, nel 1884 viaggiò da Genova a Montevideo su un bastimento carico di emigranti e così, nel suo libro-diario di viaggio Sull’Oceano ci descrive l’Italia a bordo:

«la maggior parte degli emigranti, come sempre, provenivano dall’alta Italia…molti Valsusini, Friulani, agricoltori della bassa Lombardia e dell’alta Valtellina; dei contadini d’Alba e Alessandria che andavano all’Argentina non per altro che per la mietitura, ossia per mettere da parte trecento lire in tre mesi navigando 40 giorni. »

 

Fonte: italismani.wordpress.com

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martedì 28 Gennaio, 2020