Congo, l’epidemia Ebola ora fa paura. Le Misure del Ministero per gli italiani presenti
Nella Repubblica democratica del Congo (RDC) l’epidemia di Ebola si sta diffondendo e il rischio legato al virus Bundibugyo (una variante specifica) ora è aumentato a livello nazionale, passando da alto a molto alto mentre, al momento, i rischi ai livelli regionali e globale rimangono invariati.
Lo ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus (direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità) alla 79/a Assemblea Mondiale della Sanità e relative conferenze stampa e presentazioni dei report che sotto la crescente preoccupazione di questo nuovo focolaio si stanno tenendo a Ginevra (CH), presso la sede dell’OMS (18-23/5/26). Il direttore ha spiegato che i casi sospetti di contagio hanno raggiunto il numero di circa 750 soggetti mentre i decessi sospetti sono stati 177. Finora sono stati confermati 82 casi nella RDC con 7 decessi, confermando tuttavia i timori che l’epidemia nella RDC sia molto più ampia. Infatti, all’apertura dell’Assemblea sono stati presentati i primi dati istituzionali e i report degli esperti, come quello del Global Preparedness Monitoring Board, proprio per fare il punto sulla crisi esplosa a livello nazionale nella RDC.
L’OMS, ha dunque formalmente innalzato il livello di rischio epidemiologico a “molto alto”, localizzando l’epicentro nella provincia dell’Uturi (in particolare a Mongbwalu e Bunia e 1 caso registrato anche a Goma).
La situazione degli italiani e le Misure del Ministero: per i cittadini italiani presenti nella RDC e nel confinante Uganda, le autorità italiane si sono immediatamente attivate soprattutto per tutelare, tra gli altri, il personale medico, infermieri, logisti e/o cooperanti delle ONG, disponendo un protocollo specifico che prevede come priorità assoluta il monitoraggio e la sicurezza dei connazionali sul posto, in sintesi così specificato: Sorveglianza Sanitaria Attiva con monitoraggio e sorveglianza stringente per tutto il personale italiano impiegato nelle aree colpite dal focolaio. Massima Allerta per i Cooperanti perché il virus Bundibugyo è una variante specifica e insidiosa di Ebola per la quale non esistono ancora vaccini autorizzati o terapie specifiche approvate. La protezione ai cooperanti si basa sulla prevenzione sul campo, sul tracciamento e su rigidi protocolli bio-contenimento. Livello di rischio in Italia: le autorità sanitarie (incluso ISS) precisano che, nonostante l’allerta internazionale per il rischio di diffusione nei Paesi africani confinanti, il rischio di importazione del virus in Europa rimane molto basso.
La situazione dei casi in Uganda al momento sembra stabile (timore moderato ma non troppo). Sono stati fin qui confermati 2 casi in persone che hanno viaggiato dalla RDC e un 1 decesso. In ogni caso, l’allerta è comunque attiva e la situazione potrebbe anche estendersi. A fronte di ciò, l’OMS ha ufficialmente dichiarato questo focolaio Emergenza di Sanità Pubblica di Rilevanza Internazionale (PHEIC) proprio perché il virus ha superato i confini della RDC entrando in Uganda anche a causa della sostenuta mobilità delle popolazioni lungo i confini con la provincia congolese dell’Ituri. Tuttavia, il governo ugandese ha prontamente attivato le procedure di emergenza e richiesto assistenza internazionale onde evitare che il virus diventi stanziale nei contesti urbani affollati della capitale Kampala che sorge non lontana dalle rive del Lago Vittoria, proprio dove le autorità sanitarie ugandesi hanno registrato i primi casi legati al recente focolaio. (fonte/foto/Ansa/The Guardian/Il Mattino/Who)






