Gli insegnamenti della convention repubblicana di Tampa — Lombardi nel Mondo

Gli insegnamenti della convention repubblicana di Tampa

La convention repubblicana di Tampa ha messo in luce alcuni aspetti del partito repubblicano che confermano i sospetti già suscitati nel 2008 dai comizi di Sarah Palin

Sono passati quattro anni dal tentativo di Sarah Palin, la ex governatrice dell’Alaska di diventare vice presidente repubblicana degli Stati Uniti, in rappresentanza del Tea Party, la corrente del partito schierata a difesa del libero mercato e su posizioni molto conservatrici, ma un certo bigottismo continua ad aleggiare anche durante la candidatura Romney-Ryan.

L’analisi della convention mette in luce la presenza di una maggioranza variopinta e colorata di bianchi sostenuti da un Clint Eastwood desideroso di prendersi la scena alla Celentano che sembra non aver tenuto in considerazione la forza demografica dei numeri degli afro americani e dei latinos.

La presenza di Condoleeza Rice, Marco Rubio e Susana Martinez non è servita ad allargare il dibattito alla forte componente etnica  che secondo i sondaggi non voterà assolutamente per Romney  (afro americani)  e acquisirà soltanto un terzo del voto latino. Come fosse la convention di partito di un’altra America.

Una convention in cui due delegati hanno gettato delle noccioline a un operatore afro americano della CNN gridandogli frasi offensive, un indente ovviamente messo sotto il tappeto ma che la dice lunga sulla mentalità di una parte dei repubblicani, certi come sempre di farla franca, soprattutto in un consesso a maggioranza bianca.

Niente di cambiato dai tempi della Palin quando nel 2008 a Minneapolis durante il discorso della sua nomination accusò l’establishment di Washington compresi i giornalisti quando un’ala dell’assemblea intonò cori sarcastici e razzisti nei confronti della giornalista  Gwen Ifill della PBS – Public Broadcasting Corporation – uno delle poche afro americane anche allora in sala. La Palin non si scomodò più di tanto e sembrò anzi soddisfatta. Tra l’altro in questa campagna elettorale la Ifill assieme ad alti moderatori catalogati come avversi, diversi o etnici è stata negata la possibilità di gestire dibattiti importanti. Una pratica che sembra comune anche altrove.

Il partito repubblicano sembra aver abbandonato la minoranza afro americana e ispanica, ritenuta persa, per cui la presenza di alcuni rappresentanti di essi appare piuttosto di e ininfluente nei confronti della base. Infatti, il partito repubblicano è fortemente  a favore dell’introduzione dell’obbligo di presentazione di documenti per presentarsi al seggio, richiesta considerata da più parti come discriminante nei confronti degli afro americani. Spesso questa posizione è dichiarata senza mezzi termini come ha fatto il presidente della contea di Franklin in Ohio, Doug Preisse, “contrario a stravolgere la procedura elettorale per facilitare il voto urbano” che è tradizionalmente afro americano per  via del cambiamento abitativo delle grandi città e non solo da cui i bianchi se ne sono lentamente andati a partire dalla seconda guerra mondiale per stabilirsi nelle aree suburbane meno affollate e  più ricche.

Il comportamento negative nei confronti delle minoranze è stato evidenziato dal giornalista scrittore Geoffrey Dunn, di origini irlandesi e italiane, nel suo libro The Lies of Sarah Palin (Le menzogne di Sarah Palin). Ad esempio, Obama descritto come “ Uno che non vede l’America come  noi” risuona del razzismo del periodo del governatore dell’Alabama, George Wallace.

L’anno scorso Jules Manson, un politico repubblicano, per fortuna poco seguito, della California incitò all’assassinio di Obama e della sua famiglia attraverso Facebook. Fu bloccato quasi subito ma il partito repubblicano non condannò questo atteggiamento. Il commentatore radiofonico Rush Limbaugh si trincerò nel solito monologo sull’incapacità degli afro americani che sono istruiti a odiare l’America da bambini dal movimento guidato da personaggi come Jeremiah Wright, William Ayers e Barack e Michelle Obama. Andiamo bene.

D’altra parte che chi  come il texano Bud Johnson  ha “Linciato” una sedia vuota ad un albero per dimostrare il proprio dissenso con Obama ha certamente aggiunto un altro crudo elemento ai sottotoni razzisti della campagna elettorale.

Sempre Geoffrey Dunn cita un vecchio adagio : “Non serve un metereologo per capire da che parte soffia il vento”.  Prima che diventi un uragano.

 

Ernesto R Milani

Ernesto.milani at gmail.com

24 settembre 2012

 

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