“Il velo e lo specchio”. Pratiche di bellezza come forma di resistenza agli integralismi. — Lombardi nel Mondo

“Il velo e lo specchio”. Pratiche di bellezza come forma di resistenza agli integralismi.

Una Psicologa e studiosa italiana Ivana Trevisan esperta della tematica “donne nell’Islam” ha pubblicato “Il velo e lo specchio”. Per tutte le Donne in Marocco, italiane e non, protagoniste di ribellioni silenziose ma profonde, di rivoluzioni scalpitanti ma mai sanguinose. Capaci di tracciare nuovi percorsi di incontri tra culture e mentalità.

Ivana Trevisan esperta della tematica “donne nell’Islam” ha pubblicato “Il velo e lo specchio”. Per tutte le Donne in Marocco, italiane e non, ecco una interessante proposta di lettura per questa settimana.

Pratiche di bellezza come forma di resistenza agli integralismi. Protagoniste di ribellioni silenziose ma profonde, di rivoluzioni scalpitanti ma mai sanguinose, le donne sanno battersi senza armi per i propri ideali. Capaci di tracciare nuovi percorsi di incontri tra culture e mentalità.

Confidenze, denunce, semplici racconti del quotidiano affidati all’autrice nel corso di incontri e relazioni dirette, intrecciati a frammenti letterari, cinematografici e teatrali. Questa raccolta vuole testimoniare, attraverso le voci delle stesse protagoniste, la realtà, perlopiù ignorata dagli occidentali, di pratiche di resistenza delle donne arabo-musulmane. Infatti, la cura della bellezza, già antica pratica tradizionale del quotidiano, viene riproposta qui come un’autentica pratica politica. Nella bellezza che eleva lo spirito e il pensiero, che salva dall’immiserimento dell’anima e dall’abbrutimento dei corpi, le donne islamiche trovano la loro resistenza, nel tentativo di affermare la loro individualità.

Il velo e lo specchio. Pratiche di bellezza come forma di resistenza agli integralismi pubblicato nel 2006 dalla psicologa, psicoterapeuta e scrittrice Ivana Trevisani, questo racconto, raccogliendo le testimonianze di alcune donne islamiche, descrive la lotta politica per rivendicare la propria individualità attraverso la cura di sé.

La bellezza, già sapienza antica tramandata di generazione in generazione, diventa così strumento per combattere gli integralismi, che negano l’identità femminile tentando con violenza e soprusi di annullarla.

In seguito ad un incontro con la scrittrice, testimone della realtà musulmana e vicina a molte donne che hanno intrapreso questo inusuale modo di resistere, riportiamo di seguito l’intervento di Anna Foti, rappresentante del circolo culturale Rhegium Julii con sede a Reggio Calabria.

Un velo che copre per preservare e invitare all’eccellenza. Non per sottrarre alla vista. Uno specchio che riflette quell’essenza che altrimenti sarebbe delegata al racconto di altri.

È già nel titolo di questo libro di Ivana Trevisani, Il velo e lo specchio, la forza di un ideale che si fa cammino concreto e quotidiano nella vita delle donne musulmane del Prossimo e Medio Oriente.

L’ideale è quello di una libertà conquistata senza violenza, capace di delegittimare la necessità della risposta armata alle aggressioni. L’ideale di una resistenza che non si serve di armi per affermarsi ma che preannuncia, come fosse depositaria di una scintilla di rivelazione, la possibilità di resistere per resistere.

Sul filo di un racconto, che ha le vesti di un armonioso intarsio di voci femminili, la penna della Trevisani si aggira come una piuma leggera ma energica, riverente ma schietta. E attraverso di essa prende corpo questa ostinata e appassionante pratica politica di cura e bellezza.

Sono le testimonianze femminili che l’autrice raccoglie a scardinare la contrapposizione ormai stereotipata tra Occidente e Islam, restituendo alla coscienza comune storie di donne che resistono ai radicalismi delle tradizioni e alle intransigenze della storia con la sublime e soave pratica della bellezza e della cura di sé.

Donne velate, ma tutt’altro che rassegnate o nascoste tra le pieghe della storia, che regalano al lettore – viaggiatore l’affascinante possibilità di guardare all’Occidente non come alla dimensione perfettamente compiuta e completa in ogni sua parte, ma come ad una frangia di universo che dovrebbe anelare a ricercare l’alterità. Un’alterità, neanche troppo lontana, in attesa di divenire un viatico di confronto e rinnovata linfa.

Ecco che da chiavi di rottura di una contrapposizione, la donna e la femminilità, lontana da fatue ostentazioni e fondante la libertà e l’autodeterminazione, divengono risorse per ricostruire un unovo cammino condiviso.

Protagoniste di ribellioni silenziose ma profonde, di rivoluzioni scalpitanti ma mai sanguinose, le donne sanno battersi senza armi per i propri ideali. Capaci di tracciare nuovi percorsi di incontri tra culture e mentalità. Lontane da luoghi comuni che si ripiegano su se stessi e che temono gli altrove invece di accoglierli, le donne musulmane disegnano un nuovo destino di incontro dove, invece di modelli da assimilare, esistono diversità da lasciar contaminare tra esse.

Un’autodeterminazione tenace a cui ogni essere umano aspira e che a nessuna donna, con o senza velo, può essere negata. Uno sguardo che spalanca orizzonti inesplorati, per correggere assurde miopie e restituire un’idea di femminilità di cui forse lo stesso Occidente avrebbe bisogno di tornare a saziarsi. Un viaggio laddove la bellezza torna a possedere il talento di dilatare il pensiero, il tempo e la storia, poiché non ricerca riflettori ma ha consapevolezza di sé e di una bellezza che non si fa ma si scopre. Una nuova attenzione a quell’essere necessario al sentire. Una testimonianza vibrante di una femminilità che è sia grazia, lontana dall’evidenza accecante, che tenace strumento di resistenza alle costrizioni, di affermazione di libertà.

Un racconto che non esclude alcuno e che tra i suoi interlocutori ricerca Orienti e Occidenti, uomini e donne, perché indivisibile è il valore della Libertà. Perché “Se uno dei due vince, è la fine per entrambi”.

 

fonte: ADET.it

 

marcella bellocchio

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martedì 28 Gennaio, 2020