I primi tempi in Australia con il visto vacanza lavoro — Lombardi nel Mondo

I primi tempi in Australia con il visto vacanza lavoro

I primi tempi in una nazione straniera come l’Australia sono fondamentali. Dario Vanin ci racconta la sua storia. Intervista di Fulvio Minichini.

Quanto tempo fa sei partito? Cosa ti ha spinto a lasciare l’Italia e perché proprio l’Australia?

 

Sono arrivato il primo novembre 2010, 4 mesi fa.

 

Lavoravo come consulente da 10 anni ed avevo visto il mio potere d’acquisto diminuire di giorno in giorno ed il futuro non prometteva nulla di buono.

 

Mi ero stufato di vedermi passare davanti gli amici degli amici che, malgrado non avessero capacità, andavano avanti a spinte, poi la mia ragazza stava finendo di laurearsi ed il futuro per lei sarebbe stato ancora più incerto.

 

A quel punto abbiamo deciso che bisognava fare qualcosa: l’Italia oggi sembra il Titanic e chi parte prima secondo me ha più possibilità di accaparrarsi una delle poche scialuppe per non affogare.

 

Abbiamo fatto un’analisi delle prospettive di vita in tutti i paesi anglosassoni e le migliori prospettive venivano dal Canada e dall’Australia. Per motivi esclusivamente legati alla temperatura abbiamo optato per il secondo.

 

Quindi siete venuti insieme qui in Australia. Con che visto siete entrati?

 

Working Holiday Visa

 

Qual è il primo ricordo che associ all’Australia?

 

L’enorme quantità di verde e la manutenzione.

 

Melbourne è stata la città di arrivo prima di ripartire per Perth. Non mi è piaciuta per via del clima.

 

Ci sono stati momenti di scoraggiamento soprattutto all’inizio? Cosa riguardavano? Come li hai superati?

 

 

Il Working Holiday Visa è un visto terribile se vuoi emigrare. E’ ottimo se vuoi fare lavoretti per passare un anno di relax. Mentre in Italia ti offrono contratti sempre più corti, io non riuscivo a trovare lavoro perché nessuno voleva investire in una persona che dopo 6 mesi deve per forza cambiare lavoro.

 

Lo scoraggiamento deriva dal fatto che ti ritrovi decine di applicazioni rifiutate esclusivamente per il visto.

 

Io sono stato fortunato perché ho trovato un imprenditore di origini italiane che mi ha messo alla prova malgrado il visto.

 

Consiglio comunque appena arrivati di fare qualsiasi lavoro si trovi per non demoralizzarsi: io appena arrivato ho lavorato all’OVAL a montare il palco degli U2. L’attività era poco legata al mio skill (Sistemista Unix) ma comunque mi ha permesso di parlare con le persone e guadagnare qualcosa.

 

Poi non dimentichiamoci che uno spazzino australiano ha più potere d’acquisto di un ingegnere italiano.

 

Che intendi per un imprenditore che ti ha messo alla prova?

 

Ho trovato un italiano emigrato qua 35 anni fa ad una festa.

 

Parlando è uscito che lui cercava qualcuno, che aveva dei problemi con i software aziendali ed io mi sono offerto di andare a dargli un’occhiata. Non pensavo che poi sarebbe diventato il mio lavoro full time.

 

Quindi si potrebbe dire che la chiave della tua fortuna è stata la tua disponibilità oltre che la tua competenza ovviamente.

 

 

La disponibilità viene prima della competenza quando hai il WHV, direi come importanza disponibilità 70%, competenza 30%.

 

Passando ad un altro argomento, come hai trovato il tuo primo alloggio in Australia?

 

La mia ragazza, prima di partire [da Melbourne n.d.r.], aveva trovato uno stage qua a Perth. Questo ci ha permesso di avere una referenza e trovare quindi alloggio più facilmente. La prima settimana l’abbiamo passata in albergo.

 

 

I primi tempi in Australia con il visto vacanza lavoro

Come reputi il costo della vita in Australia se comparato con l’Italia?

 

Alcune cose costano molto di più ma altre molto meno, dipende da cosa cerchi dalla vita.

 

Se fumi e ti piace bere spendi molto di più che in Italia.

 

Un esempio di qualcosa che costa meno?

 

Benzina, carne, andare fuori la sera con amici, ci sono molti spazi verdi pubblici ben curati, barbecue gratuiti al parco dove passare delle belle serate con amici.

 

C’è o c’è stato qualche impedimento culturale o sociale alla tua integrazione nella società australiana?

 

Qua a Perth credo che un buon 80% di persone siano immigrati o figli di immigrati. Direi che c’è MOLTA più integrazione qua che in Italia.

 

Mio padre mi diceva “Vai a fare l’immigrato!” e ti diró che preferisco di gran lunga fare l’immigrato australiano che l’autoctono veneto.

 

Pensi mai ad un possibile ritorno? In quali circostanze?

 

L’ho detto mille volte: lo spazzino australiano è trattato con più rispetto e pagato meglio di qualsiasi figura professionale italiana. Un ritorno per lavorare non è proprio nelle mie intenzioni. Un ritorno come turista per una vacanza gastronomica invece è probabile.

 

Cosa ti ha dato l’Italia che ti ha aiutato nella tua vita australiana?

 

Le sfide. In Italia sei abituato a combattere ogni giorno per prendere un pezzo di pane e a valutare attentamente le scelte. Questo ti da una professionalità che in Australia secondo me non esiste.

 

All’estero l’italiano non è visto male.

 

Quindi dici che l’attenzione ai particolari è una marcia in più?

 

E’ il modo di pensare che è diverso. Loro non si pongono tutte le domande che ci poniamo noi quando fanno qualcosa.

 

Ti posso portare un esempio:

 

Ho chiesto qualche tempo fa ad una mia collega autoctona se il suo lavoro le piacesse.

 

Lei ha uno stipendio basso (in euro 2600 al mese circa)

 

Lei fa inserimento dati in un programma, un cosa che personalmente non farei mai.

 

Lei mi ha detto che non le piace il suo lavoro, il motivo per cui non le piace è che non ha istruzioni scritte su come fare il lavoro e le tocca chiedere ad altri

 

Io in vita mia non ho mai avuto istruzioni e mi sono sempre dovuto arrangiare. Questo fa si che nel mio lavoro sappia risolvere problemi che non ho mai visto prima e per me è stimolante.

 

Per loro invece il problema non è fare il lavoro ripetitivo ma non avere istruzioni su come farlo.

 

Un titolare di azienda ovviamente apprezza più uno che risolve i problemi rispetto ad uno che non li vuole affrontare.

 

Hai affrontato colloqui in inglese? Ci sono state delle difficoltà? Quali e come le hai superate?

 

Ho fatto molti colloqui in agenzie e li non ho trovato grossi problemi perché il personale è scelto tra persone che parlano bene inglese “britannico”. Spesso ho trovato proprio inglesi. Malgrado il mio inglese non fosse speciale (IELTS 6) loro parlavano semplice e non facevano caso ai miei errori.

 

Altra cosa, ben diversa, è il colloquio in azienda. Ne ho fatti 2.

 

Il primo è stato disastroso: mi sono trovato con 2 esaminatori. Uno inglese e l’altro australiano. L’australiano medio del Western Australia ha un inglese molto difficile da capire e molto lontano dal “britannico”

 

L’australiano mi faceva le domande su argomenti che conoscevo molto bene (avevo lavorato su 10 sistemi uguali ai loro) ma… non capivo le parole. Non riuscivo a distinguere i suoni.

 

L’altro esaminatore mi ripeteva le domande in inglese ma la cosa ha infastidito il primo e non mi hanno preso.

 

Nel secondo colloquio era l’azienda italiana ed il colloquio l’ho fatto con Berry, un Sudafricano.

 

Io credo che l’inglese sudafricano sia il migliore in assoluto. Il più semplice e chiaro da capire.

 

In quel caso sono riuscito a dimostrare il mio skill. Nel primo caso (era un lavoro da 150K dollari dove ero perfetto per il ruolo), non mi hanno preso per problemi di comunicazione.

 

Nel secondo caso, malgrado lo skill non coprisse tutte le loro aree di interesse, l’approccio italiano di mettersi in gioco è stato fondamentale.

 

Ora proviamo a fare un salto indietro, all’inizio della tua esperienza Australiana hai detto di aver montato un palco come primo lavoro. Come l’hai trovato?

 

Una cosa fondamentale a cui non avevo pensato subito sono le feste. Hanno un potenziale enorme di conoscere persone con le quale stringere legami di amicizia. Lì ho conosciuto amici che mi hanno suggerito il primo lavoretto dandomi direttamente il numero di cellulare del titolare.

 

La selezione del personale in Australia non è frutto di meritocrazia: per quanto ho visto la selezione viaggia molto su amicizie/conoscenze. La meritocrazia entra in gioco dopo: qua se sei bravo fai strada e se non sai lavorare vai a casa.

In Italia ti fanno credere che devi ringraziare il titolare perché ti offre un lavoro. Qua invece sei una risorsa e ti “coccolano” per non farti scappare.

 

Mi hai detto che all’inizio avete vagliato varie possibilità. Quali città hai preso in considerazione prima di scegliere l’Australia? Quali città ancora consideri papabili?

 

All’inizio Melbourne infatti il volo intercontinentale ci ha portato a Melbourne, poi l’euro cominciò a scendere e gli affitti diventavano costosi quindi valutammo altre città.

 

Sydney: troppo cara.

 

Hobart: Troppo freddo/squali.

 

Adelaide: non se ne sente mai parlare e non ci ispirava.

 

Brisbane: sembrava un buon posto.

 

Perth: Sembrava un buon posto.

 

A quel punto (per fortuna visti gli ultimi problemi di Brisbane) la mia ragazza ha ottenuto lo stage qua a Perth e il destino ci ha guidato qui.

 

Quali insegnamenti trarresti da questa esperienza?

 

L’immigrato è una risorsa, non un problema se fai una buona selezione e gli dai la possibilità di integrarsi.

Prima non avevo mai parlato con un cinese in vita mia. Qui invece ho amici cinesi con i quali si esce assieme e si scambiano pareri. Il problema non sono loro che si isolano ma la comunità italiana che non li accetta.

Poi ho avuto conferma che il mio lavoro è un valore e non un dono del padrone dell’azienda. Vista così la situazione è molto diversa.

Infine impari che una vita rilassata e con un po’ di natura non ha prezzo. Non tornerei in Italia neppure se mi offrissero il doppio dello stipendio di qua.

 

Vedo che sei diretto verso una sponsorship. Che qualifiche avevi prima di partire? Quali qualifiche o certificati hai dovuto ottenere in Australia per poter aspirare a uno skilled? E’ stato difficile?

 

Io sono un informatico ed ho dovuto fare il riconoscimento competenze all’ACS.

 

Ci ho messo 4 mesi per fare solo quello.

 

Credimi, è più difficile di quanto si possa pensare all’inizio.

 

Già l’idea che ti chiedano le “References” dei vecchi titolari è un problema: i miei avevano paura a firmare le carte perché non capivano a cosa servissero.

 

Devi spendere molti soldi per far tradurre tutta la tua documentazione a traduttori autorizzati.

 

Devi pagare gli agenti di migrazione.

 

Chi ti assume deve pagarti uno stipendio alto perché il governo non vuole (giustamente) che l’arrivo dell’immigrato abbassi il costo del lavoro dell’australiano

 

Le liste dei lavori richiesti cambiano continuamente. Io all’inizio ero compatibile per entrare sponsorizzato dal governo ma 1 mese prima di ottenere il riconoscimento competenze, la lista cambiò precludendomi quella strada.

Diciamo che devi essere molto motivato se vuoi partire.

 

Posso chiederti se sei laureato?

 

Sono laureato in Scienze Politiche dal 2009. Mi sono laureato lavorando. La laurea comunque non mi è servita per il riconoscimento competenze in quanto non legata alla mia professione.

 

Quali sono gli aspetti negativi dell’Australia?

 

 

1.Il traffico. Alle 5.00 pm finiscono tutti di lavorare e si creano grossi ingorghi.

2.La mancanza di concorrenza colpisce la professionalità: elettricisti, idraulici, meccanici eccetera fanno pena. Ho avuto pessime esperienze e la cosa è davvero a livelli preoccupanti

3.I ristoranti. Se ti piace mangiare bene devi saper cucinare. I ristoranti fanno pena e sono molto costosi (almeno 20$ per una pizza).

 

Fulvio Minichini

 

http://www.italiansinfuga.com/2011/03/03/i-primi-tempi-in-australia-con-il-visto-vacanza-lavoro/

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lunedì 27 Gennaio, 2020