Don Luigi Guanella — Lombardi nel Mondo

Don Luigi Guanella

Il 14 aprile 2010 è stata inaugurata una mostra sul Beato Don Luigi Guanella nel complesso di Vicolo Valdina, a due passi da palazzo Montecitorio a Roma.

 “Aver memoria dell’emigrazione italiana significa – o dovrebbe significare – rispetto per gli immigrati che oggi sono nel nostro Paese”. Lo rileva il presidente della Camera, Gianfranco Fini, inaugurando la mostra “È Dio che fa – il Beato Don Luigi Guanella”, allestita nel Complesso di Vicolo Valdina. Soffermandosi sulla figura di Don Guianella, Fini ne sottolinea l’importanza notando che “nonostante sia vissuto nella seconda metà dell’Ottocento e abbia attraversato la difficile ed entusiasmante temperie dell’Italia pre e post-unitaria, la sua testimonianza è straordinariamente attuale”. Per la terza carica dello Stato, Don Guanella “rappresenta un esempio di quello che oggi chiameremmo ‘prete di frontiera’ che ha saputo testimoniare il suo spirito evangelico attraverso le opere di educazione e di assistenza agli anziani, ai disabili, ai poveri e ai bambini abbandonati, incarnando la passione per il sociale, corroborata da un profondissimo senso di carità cristiana e di responsabilità nei confronti dei più sfortunati”. Don Guanella fu per Fini “un sacerdote globale -diremmo sempre oggi- che ha attraversato non solo l’ Italia ma anche l’Europa e gli Stati Uniti d’America, andando in aiuto anche degli italiani emigrati, e lasciando ovunque andasse il suo segno con opere tangibili – case-famiglia, case per anziani, ospizi, scuole – e insegnamenti morali e intellettuali”.

 

Don Guanella era tra l’altro “consapevole dell’importanza della comunicazione come strumento di formazione in un’Italia in cui la cultura apparteneva alle classi più agiate: ‘Temerei di peccare – disse una volta – se non mi servissi della stampa per l’apostolato’. Non è azzardato immaginare che se fosse vissuto ai nostri giorni, avrebbe sicuramente utilizzato internet al fine di portare la sua testimonianza di fede e il suo impegno sociale anche nella rete”. Fini ricorda che per questo suo impegno civile Don Guanella “fu anche osteggiato dalle autorità civili e segnalato come soggetto pericoloso sulla base della legislazione allora vigente. Ma non si tirò mai indietro, anche in virtù di quel carattere da montanaro che lo fortificava nelle asperità. La sua formazione seminariale fu indirizzata soprattutto agli aspetti squisitamente pastorali, con una particolare attenzione alla vita della gente, ai suoi problemi e speranze. Animato da uno spirito pragmatico, Don Guanella riuscì a coniugare l’educazione e la formazione con il lavoro. Attraverso la creazione delle scuole di arti e mestieri, era convinto che anche esistenze penalizzate dall’ignoranza, dalla povertà e dalla disabilità avessero la possibilità di riscatto, acquisendo un ruolo nella società del tempo. In tale senso, fu decisivo nella sua attività missionaria l’incontro con Don Bosco, del quale fu discepolo per tre anni e al quale s’ispirò durante tutta la sua vita”.

 

Fini mette in luce il fatto che lo spirito laico di Don Guanella non era “disgiunto da una fede incrollabile che gli consentì di acquisire immobili da trasformare in chiese, anche disponendo di scarse risorse finanziarie nella convinzione che la Provvidenza gli avrebbe consentito di onorare gli impegni assunti: ‘Del resto – replicava a chi mostrava perplessità a causa della penuria di mezzi economici a disposizione – con soli 5 pani Gesù sfamò 5 mila persone’. Un ‘prete coraggio’, dunque, al quale la Camera dei deputati rende omaggio ospitando questa interessante mostra, presentata per la prima volta nell’agosto del 2008 al ‘Meeting per l’amicizia tra i popoli’ di Rimini per comprendere il metodo pedagogico del grande educatore, proclamato Beato dal Papa Paolo VI nel 1964. Questa rassegna non intende soltanto celebrare una figura che ha risposto ai reali bisogni del suo tempo, ma anche e soprattutto sottolineare un insegnamento conserva la sua attualità anche oggi, fondato sulla centralità della persona e della sua dignità a ogni latitudine, perché diceva il Beato: ‘Tutto il mondo è patria nostra’”. Il modello di Don Guanella deve per Fini “ispirare la riflessione di ogni uomo di buona volontà sia laico che cattolico”.

Da Il Velino

Don Luigi Guanella (Fraciscio di Campodolcino, 19 dicembre 1842 – Como, 24 ottobre 1915) è stato il fondatore delle congregazioni dei Servi della Carità e delle Figlie di Santa Maria della Divina Provvidenza: nel 1964 è stato proclamato beato da papa Paolo VI.

 

Ernesto R Milani

Ernesto.milani@gmail.com

19 aprile 2010

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martedì 28 Gennaio, 2020