Voce ai Popoli Indigeni: La IV Edizione di “Terra Madre” — Lombardi nel Mondo

Voce ai Popoli Indigeni: La IV Edizione di “Terra Madre”

Si è svolta al PalaOlimpico di Torino la cerimonia inaugurale della quarta edizione di Terra Madre, l’incontro mondiale delle comunità del cibo realizzato da Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Cooperazione Italiana allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri

Torino: Si è svolta nel pomeriggio si ieri al PalaOlimpico di Torino la cerimonia inaugurale della quarta edizione di Terra Madre, l’incontro mondiale delle comunità del cibo realizzato da Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Cooperazione Italiana allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, Regione Piemonte, Città di Torino e Slow Food.

 

 

Preceduto dalle danze tradizionali del gruppo macedone Akud Mirce Acev, a dare il benvenuto è stato il segretario della Fondazione Terra Madre, Paolo Di Croce, il quale ha sottolineato che al centro del meeting del 2010 ci sono le diversità culturali e linguistiche e, dunque, la salvaguardia delle etnie, delle lingue autoctone e la valorizzazione dell’oralità e della memoria. “La forza di Terra Madre”, ha detto Di Croce, “sta nella sua capacità di crescere localmente e di organizzarsi autonomamente, così come è stato testimoniato dal Terra Madre Day svoltosi lo scorso dicembre e dai numerosi incontri tenutisi sin dal 2007 a livello regionale e nazionale”. Di Croce ha, poi, annunciato che in questi giorni i delegati lavoreranno alla stesura di un documento che stabilisca linee guida per la produzione di cibo sostenibile. Il documento sarà presentato a partire dal prossimo anno a governi, istituzioni e organizzazioni non governative.

Per il sindaco della Città di Torino, Sergio Chiamparino, “il mondo aperto è bello perché l’incontro tra persone diverse crea conoscenza e cultura e sono queste a far andare avanti il mondo”.

“La Regione è amica di Terra Madre”, ha detto l’assessore al Bilancio della Regione Piemonte, Giovanna Quaglia, “perché quest’appuntamento fa grande l’immagine del Piemonte nel mondo”.

I protagonisti della giornata di apertura sono stati però soprattutto i rappresentanti di alcune comunità indigene, una per ciascun continente, i quali hanno espresso il loro discorso nella propria lingua madre. Ha assunto, dunque, in quest’ottica ancora maggiore valore la tradizionale sfilata delle bandiere preceduta da canti tradizionali eseguiti dall’Orchestra Internazionale per la Pace Pequeñas Huellas formata da circa 200 bambini e ragazzi. Ospite d’eccezione il maestro Claudio De Simone, il quale ha guidato l’esecuzione dell’inno europeo.

Ad aprire la serie di interventi, è stata l’Africa con l’etiope Malebo Mancha Maze, rappresentante degli agricoltori di lingua gamo, il quale ha iniziato il suo discorso benedicendo i partecipanti con l’erba verde delle sue montagne. La lingua gamo è di tradizione esclusivamente orale e non può, pertanto, essere trascritta. Da lui è arrivato il messaggio: “Se vogliamo mantenerci in vita e poter mangiare dobbiamo saperci abbracciare tutti”. I Gamo rappresentano una delle comunità agricole più antiche dell’Etiopia meridionale.

Per le Americhe è intervenuto Adolfo Timòtio Verà Mirim, leader del popolo Guaranì Mbya e responsabile del Presidio del cuore di palma Juraça. Il paese di origine della lingua Guaranì è il Paraguay, dove esso è ancora la seconda lingua. Non esiste uno stato o una nazione Guaraní: la loro identità si fonda su lingua, religione e cultura; la musica e il canto sono, in particolare, considerati manifestazioni divine, ma soprattutto elementi di coesione potentissimi. Timòtio ha affermato che “dobbiamo unirci per dire al mondo che esistono altri modi di rapportarsi con la natura e tra gli esseri umani. Che possiamo avere accesso alle risorse della Terra senza distruggerla. Che esistono modi più giusti e sostenibili di organizzare le società umane, in cui prevalga la giustizia, l’uguaglianza e il rispetto tra le persone e le diverse culture. Dove le differenze siano accettate e rispettate da tutti”. In chiusura del suo intervento, Adolfo Timòtio ha voluto salutare i presenti con un cantico bene augurante della tradizione guaranì.

Di seguito è intervenuta Albina Morilova, rappresentante del continente asiatico con la comunità dei nativi Kamchadal. La penisola della Kamchatka, con i suoi 472 000 chilometri quadrati e 450 000 abitanti, si trova all’estrema propaggine della Russia, appena al di sopra dell’arcipelago delle isole del Giappone. La comunità dei nativi Kamchadal riunisce gli indigeni della penisola di Kamchatka con lo scopo di conservare e ricreare la cultura e la gastronomia nazionale, educando i suoi membri e organizzando eventi culturali. La comunità si occupa prevalentemente della pesca di salmone selvatico, ippoglosso e merluzzo, consegnando il prodotto fresco ai mercati locali e ai consumatori.

“Le grandi aziende pescano tutto, non lasciando la parte necessaria alla riproduzione”, ha affermato Morilova nel corso del suo intervento. “Prendono il caviale per guadagnare soldi, lasciando i rifiuti e gli scarti del pesce sulle coste dei fiumi e dell’oceano. A loro non interessa se il pesce risalirà i nostri fiumi anche l’anno prossimo, a loro non interessa per niente il futuro”.

Ol-Johán Sikku, delegato europeo di etnia sàmi e responsabile del Presidio del suovas di renna, ha sostenuto che “il mondo sta cambiando, l’ambiente non è più vigoroso. Possiamo vedere ferite sempre più aperte in natura. I Sàmi, insieme con tutti gli altri popoli indigeni, sono i primi a essere colpiti dalle conseguenze dei cambiamenti climatici globali. Responsabili dell’inquinamento ambientale, dell’avvelenamento dell’acqua e di un clima che cambia”, ha proseguito, “sono i Paesi industrializzati e le aziende che né se ne prendono cura, né si assumono responsabilità per il futuro della Terra, almeno fino a quando potranno fare profitti a breve termine. Non possiamo più accettare questi metodi! Insieme abbiamo l’opportunità e la forza di influenzare i leader più potenti del mondo”. I Sámi hanno una lingua propria e una cultura profondamente plasmata dalle condizioni estreme in cui vivono. Il loro inverno dura più di sei mesi. Da sempre la carne di renna è il cibo più importante dei Sámi.

Aunty Beril Van Oploo, aborigena australiana di Darlington, ha raccontato come il suo sogno di realizzare un istituto alberghiero dove insegnare la cultura e le cucine tradizionali degli aborigeni si sia trasformato in realtà. “I giovani che vengono da me sono come uccelli con le ali spezzate”, ha detto. “Una volta laureati, sono persone che vanno fiere della propria cultura, delle conoscenze acquisite e della leadership che fa sentire loro di essere in grado di controllare il proprio destino, i loro viaggi e realizzare i loro sogni. Dobbiamo lavorare affinché le risorse della Terra siano garantite alle future generazioni”. Yaama Dhiyaan è la prima e unica scuola alberghiera australiana specializzata in cultura e cucina indigena. Nella lingua Yuwaalaraay degli aborigeni Gamillaroi della regione nordoccidentale del Nuovo Galles del Sud, yaama significa “benvenuto” e dhiyaan “famiglia e amici”.

A chiudere la cerimonia è stato il presidente di Slow Food, Carlo Petrini, il quale ha sottolineato come le popolazioni indigene presenti a Terra Madre abbiano ricordato ai partecipanti il senso profondo dell’armonia con la natura. “I principali depositari dei saperi tradizionali”, ha detto Petrini, “sono gli indigeni, i contadini, le donne e gli anziani, proprio le categorie meno considerate oggi dalle istituzioni e dai media”. Citando il filosofo francese Edgar Morin, Petrini ha poi affermato che “tutto deve cominciare e tutto è già ricominciato”, evocando le forze di una nuova silenziosa rivoluzione dal basso che la rete di Terra Madre può contribuire a realizzare. Ha quindi esaltato il processo di metamorfosi, intesa come trasformazione, da realizzare attraverso tre atteggiamenti mentali da assumere, ciascuno di noi: valorizzare la diversità che è la forza creatrice del mondo; rafforzare la reciprocità tipica delle civiltà rurali basate sul dono e contro-dono; puntare su dialogo e incontro per ritrovare il senso profondo della fraternità. Rivolgendosi infine agli oltre 3000 giovani presenti, il presidente di Slow Food ha invitato: “A voi è data una grande opportunità: conciliare la scienza e le moderne tecnologie con i saperi tradizionali”. E concludendo Petrini ha elencato tre linee guida per trasformare il mondo alla deriva: far crescere l’economia verde e decrescere i consumi industriali; rafforzare la reciprocità; puntare sul dialogo e sull’incontro.

Terra Madre 2010 conta oltre 6400 partecipanti da 161 Paesi. Tra questi, vi sono 4432 delegati (contadini, allevatori, pescatori, produttori, cuochi, docenti, studenti e musicisti) suddivisi in 1557 comunità del cibo e coordinati da 650 volontari.

 

Fonte: (aise)

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martedì 28 Gennaio, 2020