Volontariato: Ma cosa fai tutto il tempo? — Lombardi nel Mondo

Volontariato: Ma cosa fai tutto il tempo?

Il nostro Portale ha avuto la fortuna e il piacere di pubblicare in più occasioni le esperienze di lavoro di Ferruccio Brambilla. Instancabile, non sta mai fermo perchè sa che c`è sempre qualcosa da fare, da imparare, da condividere e da costruire, ovunque. La nostra stima per lui e per persone come lui è sicuramente infinita. Grazie Fer!

…È la domanda che mi sento ripetere spesso, al ritorno da questa o quella località dove presto la mia modesta opera di volontario. Per rispondere a questa domanda non posso che rifarmi a quelle che sono state finora le mie esperienze, anche se forse non c’è una risposta o la risposta giusta potrebbe essere che non si fa nulla e si fa tutto.

 

 

Molto è in relazione al tempo del quale si dispone.

 

Esistono Associazioni o Missioni strutturate per accogliere sistematicamente i volontari con vitto e alloggio e che prevedono addirittura orari ben precisi per le attività lavorative, altre che lasciano qualsiasi iniziativa alla discrezione del volontario, altre ancora che non hanno mai ospitato volontari e che si ritrovano per la prima volta a cercare di sfruttare l’opportunità nel migliore dei modi. È facile intuire che in queste realtà si deve improvvisare ogni cosa, compreso dove dormire e come mangiare… di queste ultime ho avuto la fortuna di incontrarne molte e sono quelle che preferisco, perché ho campo libero e generalmente in questa condizione riesco a dare il meglio.

 

Per scorporare le vere e proprie attività dal resto provo ad andare per esclusione. Allora, in diverse posti ho incontrato medici che, in equipe e a loro spese, decidono di dedicare una quindicina di giorni per certi tipi di interventi mirati ed esclusivamente per quelli. Ho così conosciuto un gruppo di sanitari di “Operation Smile”, che conta ben 7000 volontari in tutto il mondo, operano i bimbi affetti dal cosiddetto labbro leporino (ad oggi 150.000 interventi eseguiti). Un gruppo di oculisti che eseguono interventi di cataratta, per la quale in certi paesi del mondo il passaggio successivo è la cecità totale. Altri ancora si offrono per interventi di chirurgia generale, altrimenti non eseguibili causa scarsa conoscenza delle più moderne tecniche da parte dei locali, unita alla carenza di materiale adeguato.

Sono partito citando i medici perché è decisamente la categoria della quale c’è maggior bisogno e perché proprio ultimamente in Africa, ne ho conosciuto cinque provenienti dalla provincia di Napoli.

Sono rimasti  una ventina di giorni ed hanno lavorato quotidianamente a tempo pieno, senza disdegnare, di tanto in tanto, visite alle località vicine o passeggiate sulle spiagge dell’oceano… Simpaticissimi!

Ci sono poi altri volontari, che hanno competenze in un campo ben specifico ed ovviamente si propongono e si rendono utili in ciò che sanno fare meglio: falegnami, fabbri, muratori, idraulici, elettricisti ecc… anche di questi c’è sempre gran bisogno.

Ci sono però altre attività indispensabili, per le quali non serve una specifica preparazione o competenza… per le quali necessita solo buona volontà e un briciolo di fantasia. Gli esempi mi vengono proprio da ciò che ho fatto io che, durante la mia vita lavorativa ho svolto esclusivamente attività non traducibili in prestazione materiale a favore di popolazioni bisognose dell’indispensabile.

Non dovrebbe essere difficile elencare rapidamente, anche se un po’ alla rinfusa, ciò che ricordo d’aver fatto e che credo chiunque sarebbe in grado di fare. Del resto l’amica Assunta, scrittrice di grande spessore e volontaria che sta dedicando la sua intera esistenza alla cooperazione internazionale, mi dice sempre che ognuno si deve rendere utile per come può. Sembra una banalità ma è una frase che mi sono trovato a ripetere in molte occasioni.

Inizio sempre citando la favela di Rio, è stata la mia prima esperienza ed è come il primo amore… non si scorda mai! Qui non c’è necessità di programmare il lavoro… basta svegliarsi di buon’ora e guardarsi in giro. Un giorno qualunque si può decidere di appendere nel locale adibito al recupero dei giovani dal narcotraffico, tre cartine rispettivamente di Rio, Del Brasile e del resto del mondo. Qui, non tutti sanno l’esatta collocazione del posto dove hanno vissuto per molti anni. Si può decidere di assistere i turisti che quotidianamente arrivano in visita alla parte visitabile della Rocinha, scortati dall’amica Barbara. Si può decidere di ordinare l’ufficio della Associazione per esempio raccogliendo e catalogando i tantissimi articoli apparsi su riviste e quotidiani locali o italiani dei quali si è avuta notizia. Senza trascurare di ordinare e catalogare prima sul computer poi su cd le migliaia di foto, utili per un rapido consulto e per la stampa di opuscoli da distribuire ai donatori e sopratutto ai genitori delle adozioni a distanza. Rispondere alle innumerevoli mail che giornalmente arrivano da parte di chiunque: collaboratori, associazioni, enti, donatori istituzionali e non, amici, soci, nuovi volontari che si propongono e per i quali non sempre c’è disponibilità di posto, contestatori/grane… ci sono anche quelli! Ricordo di aver creato una mia casella di posta esclusivamente per la favela e che, già dopo poche settimane contava una trentina di cartelle, piene di informazioni di ogni genere e provenienti da ogni dove. 

Poi a volte bisogna fare i conti, intesi come bilanci e contabilità, ma anche come fare i conti… con i professionisti del posto ad esempio, assolutamente inaffidabili o più semplicemente coi negozianti ai quali manca sempre l’unica cosa che cerchi. E ancora, mantenere pubbliche relazioni con i diplomatici locali, ecc… A questo riguardo è stato utilissimo il coinvolgimento del Console Italiano e dell’Istituto Italiano di Cultura alla causa dei bimbi di strada e delle famiglie bisognose di tutto… anche con l’allestimento di una mostra fotografica sulla favela presso il consolato, alla presenza del Console e di quasi tutte le autorità del posto.

Ho ritenuto importante mantenere in seguito i rapporti con queste persone per tutto il tempo che sono rimasto, passando poi i nominativi a chi è restato, affinché potesse proseguire coi proficui  contatti. Il giorno che Barbara è stata nominata donna d’Italia nel mondo, dall’allora Presidente Ciampi, sono stati necessari un sacco di preparativi, per la cena in uno dei migliori hotel di Rio, per decidere chi invitare e cosa fare… non capita tutti i giorni di ricevere una simile onorificenza… ecco quando deve subentrare necessariamente un poco di inventiva e fantasia, da parte di tutti.

Grazie a questa esperienza, nei successivi spostamenti ho cercato di chiedere la collaborazione della diplomazia, coinvolgendo nell’attività della Ong o Onlus sia i consolati che le ambasciate. Possono essere di grande utilità allo scopo finale di diffusione o raccolta fondi, attraverso eventi da loro patrocinati e sponsorizzati.

L’amica Cristina, presidente del Orfanato Vida di Salvador de Bahia, quando ci siamo salutati dopo la mia lunga permanenza, mi ha detto testuale: “sei stato il primo volontario che ho voluto accogliere, quasi per prova, ma d’ora in poi farò in modo di reclutarne altri perché mi sono accorta di quanto sia importante per gli ospiti dell’orfanato anche solo una carezza di una persona che non sia la solita maestra, che i bimbi vedono tutti i giorni o l’addetta alle cucine che oltretutto non sempre ha tempo per intrattenersi con i disabili della associazione. Importante anche rispondere alle loro domande con l’interpretazione di chi appartiene ad una cultura totalmente diversa dalla loro. Apre loro le menti”, dice Cristina… inutile dire che mi sono sentito alquanto gratificato!

Effettivamente mi ero accorto che un gruppetto di bimbe e bimbi mi aspettavano al rientro dal mio giro quotidiano in città per commissioni … in compagnia del guardiano notturno, stavano in giardino anche fino a tarda notte, solo per domandarmi cosa avessi fatto durante il giorno o perché raccontassi loro cosa avviene in Italia a proposito di questa o quella questione… mi riempiva il cuore di gioia.

Ma forse mi sto dilungando un po’ troppo e questo capita perché c’è sempre parecchio coinvolgimento emotivo… ma cercherò di essere più sintetico.

In Perù ho trascorso tre mesi coadiuvato dall’amico Rafael, unicamente per sdoganare un container contenente aiuti umanitari, destinati alla Associazione dell’amico Gianfranco a Huanuco, oltre che visitare un paio di Associazioni, preventivamente invitato dal fondatore in Italia.

A Cuba ho soltanto conosciuto l’ottimo Francisco, che ha creato un’Associazione per la pratica di massaggi shiatsu alle persone anziane bisognose. Ha diverse sedi nel mondo… Io ho impiegato diversi mesi solo per capire che in questa realtà avrei dovuto approfondire tale e tanta conoscenza, che il tempo che mi sarebbe rimasto non mi avrebbe più permesso di fare altro. Beh, nonostante tutto e in tutta sincerità devo dire che a Cuba non mi sono annoiato, anzi… se si desidera unire l’utile al dilettevole… capita anche questo!

In Indonesia non ho fatto altro che dare una mano all’amico Franco nello stilare una sorta di inventario dei danni subiti dagli ospedali dell’isola di Sumatra, dopo lo tsunami del 2004. Un lavoro commissionato all’amica Laura, dirigente medico dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Poi ho fatto visita ad un’altra Associazione sull’isola di Pemba, poco distante dalla costa nord dell’Australia, dove ancor più semplicemente ho fatto compagnia a Lucas, il presidente, nominato dall’amica inglese Ann. In motorino facevamo tutti i giorni un giro nei vari cantieri per valutare lo stato della costruzione di pozzi di raccolta acqua.

Con l’amico Pio alle isole Mentawai il mio ruolo è stato ancora più semplice, ho partecipato a celebrazioni e feste con le tribù locali, che tuttavia sono state quasi orgogliose di poter rappresentare la loro cultura ad un estraneo… per di più europeo.

In Sudafrica con l’amica Simona, con Assunta e Gianfranco abbiamo trascorso lunghe giornate in affiancamento ai maestri ed alle ragazze dell’Associazione. Praticamente non facevamo altro che giocare coi disabili di Johannesburg, cercando di trasmettere loro in qualche modo il nostro affetto e conforto. Dare felicità rappresenta di per sé un ottimo target, una conquista non da poco… é sopratutto di questo che deve cibarsi l’attività di un volontario.

Ma non sono sempre rose e fiori, in qualche occasione è capitato che mi sia avvicinato ad una struttura con l’intenzione di restare e invece di decidere ripartire dopo pochi giorni, sono le delusioni che fanno parte del gioco, anche se ciò che mi ha fatto decidere di andarmene non è affatto un gioco. Per ovvie ragioni non citerò le motivazioni e i nomi, ma in quasi sei anni di attività mi è successo solo in un paio di occasioni in Ecuador e Messico.

Naturalmente ogni giorno ci sono anche lavori meno nobili da svolgere, ma se sono da fare si fanno se si riesce, e non ci si pensa più. Mi sono improvvisato capace di cose che se avessi dovuto farle per me non ci avrei neppure tentato, tipo tagliare tronchi giganti con delle seghe a mano, lavare una piscina che serve per uso terapeutico ai disabili, togliere dall’acqua col retino le foglie, accudire i cavalli per l’ippoterapia, ogni mattina raccogliere la frutta che cade dagli alberi, allestire una sala computer, tagliare l’erba e rastrellare quella secca con la quale procurare il fieno alle mucche, usare il trapano, incollare suole di scarpe, svuotare le buche che servono come raccolta rifiuti umidi, e trasportare il contenuto negli orti come concime, lavare i piatti ecc… Ho imparato a guidare il trattore per portare qua e la di tutto.. ecco, è importante partire con la patente internazionale, c’è bisogno di accompagnare disabili per cure o semplicemente andare al piu’ vicino villaggio a comprare la frutta. In Tanzania ho riparato una carriola di ferro che era semidistrutta e non so ancora come ci sia riuscito!

Ma alla fine, pensandoci bene, potrei trascurare tutto il resto per citare la cosa che da sola riveste un’importanza vitale e per la quale credo di essere particolarmente portato: la trasmissione, la condivisione… insomma il passaggio di conoscenze ed esperienze da una realtà all’altra.

Questo non trascurando le idee che maturano soltanto partecipando attivamente ad ogni attività, idee che hanno permesso in più di un’occasione di risparmiare parecchi soldi. Risparmiare è quasi l’equivalente del trovare nuovi donatori.

Un esempio per tutte, la proposta che ho avanzato ad alcune case editrici, di ottenere la fornitura di libri in forma gratuita per un gruppo di scuole di Novo Marotinho in Bahia, iniziativa andata a buon fine. Qualcuno ritiene che se fosse partita dagli amministratori locali, non avrebbe avuto lo stesso esito… io non lo so! Ma so che queste idee verrebbero spontanee e naturali a chiunque.

Queste riflessioni, se fossero un capitolo di un libro, le intitolerei con una dedica a quelli che mi chiedono spesso: ma cos’è che vai a fare? Oppure a coloro che mi dicono: guarda, credimi, verrei anch’io ma non ho specifiche conoscenze e non saprei cosa fare. Se sapessero quanta soddisfazione si ricava non si farebbero certo di queste questioni….

Sono da poco tornato da Belo Horizonte, dove ho lavorato in un’altra favela che non è la Rocinha, per un servizio fotografico alle strutture di una grande associazione…  ripartirò tra non molto per il Messico della Baja California, il prossimo anno Nicaragua, Costa Rica, India e… poi si vedrà.

                                     

Besitos a todo mundo! Fer

 

Dimenticavo: Al termine del periodo, in quasi tutte le Associazioni o Missioni, viene richiesto al volontario di scattare foto da divulgare e di scrivere un racconto sull’esperienza provata… e così scrivo, scrivo… anche per la gioia degli amici ai quali mando copia e che mi malediranno ogni volta per quanto scrivo!

Sarei davvero curioso di sapere quanti hanno la pazienza di leggere tutto… e pensare che c’è addirittura chi pubblica i miei racconti… in rete e non. Un grazie a loro che mi aiutano a conoscere nuovi amici per nuove future destinazioni.

 

Ferruccio Brambilla

Via Lomellina, 25

20133 Milano tel +39 348 8279 062

 

Persone come te e come Barbrara aprono i cuori del mondo !

Grazie per quello che fai, che fate, dovunque lo fate… grazie a persone come te dimentico la tristezza che mi trasmette in questo momento l’Italia.

60 milioni di cuori italiani sparsi per il mondo ti salutano!

 

Un abbraccio

Patrizia Marcheselli

Portale dei Lombardi nel Mondo

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martedì 28 Gennaio, 2020