Elezioni primarie in Arizona a e Michigan — Lombardi nel Mondo

Elezioni primarie in Arizona a e Michigan

Mitt Romney ha vinto le elezioni primarie repubblicane svoltesi il 28 febbraio 2012 in Arizona e Michigan, ma in campo repubblicano le voci del dissenso aumentano.

Mitt Romney ha vinto le elezioni in Arizona e Michigan con un margine abbastanza ampio, ma i problemi riguardanti la nomination repubblicana non sono stati fugati. In Arizona, Romney ha ottenuto il 47.3 % dei voti contro il 26.6 di Santorum, il 16.2 di Ron Paul e l’8.4 % di Gingrich. In Michigan, Romney è riuscito a prevalere con il 41.1% contro il 37.9 % di Santorum, l’11.6% di Ron Paul e il 6.5% di Gingrich.

Mentre la disfida in Arizona è stata abbastanza agevole, facilitata dal supporto di McCain, in Michigan la vittoria è stata molto risicata, e Romney ha vinto soprattutto a causa delle uscite infelici di Santorum che ha deciso inspiegabilmente di negare il valore dell’istruzione universitaria accusando addirittura Obama di essere uno snob per via del suo incoraggiare gli studi superiori. Santorum sostiene che  Obama secondo vuole che gli americani vadano all’università per diventare come lui e per farsi indottrinare da professori liberal. Se si aggiungono i suoi commenti negativi su John F. Kennedy e il mandato per la separazione assoluta di chiesa e stato, e i suoi anatemi sulla contraccezione, si intuisce quanto abbia disorientato i suoi potenziali elettori. Inoltre, dopo averne denunciato l’illeicità, è ricorso alle chiamate telefoniche automatiche dirette agli elettori democratici per avere il loro sostegno alle primarie.

Romney, dal canto suo, non ha offerto molto ai disoccupati se non le cose cui si oppone, come le tasse ( per i ricchi), le spese governative (a favore dei meno abbienti), la riforma sanitaria (per tutti). Così mentre Romney  continua a contestare il bailout dell’industria automobilistica che ha salvato migliaia di posti di lavoro, e Santorum sembra più interessato al controllo delle nascite e ai professori dei college, Obama parla invece dei problemi reali dell’industria automobilistica, delle tasse ai ricchi per evitare tagli ai programmi a favore dei poveri, e dell’ assicurazione sanitaria da mantenere in caso di malattia. E a livello nazionale questo scarso interesse per la classe lavoratrice ha garantito a Obama un aumento dell’indice di gradimento.

In attesa del Supermartedì 6 marzo 2012 quando saranno in palio circa 400 delegati, e la campagna elettorale sarà a un punto abbastanza cruciale, è necessario fare alcune considerazioni. Romney può contare su 149 delegati, Santorum 86, Ron Paul 18 e Gingrich 29 su un numero magico di 1145 per aggiudicarsi la nomination.

E’ chiaro che la storia si sta trascinando, e che alla fine chiunque vinca sarà stremato. Ron Paul e Gingrich sembrano già fuori dai giochi sia per motivi finanziari sia per l’età, e si stanno concentrando soltanto in alcuni stati per evitare fatiche inutili e per accaparrarsi il numero maggiore di candidati per poi influenzare l’assemblea di Tampa.

Romney sembra favorito rispetto a Santorum, ma in casa repubblicana aumenta il dissenso verso due politici che non danno nessuna certezza di essere in grado di battere Obama a novembre.

Ecco allora che  la lotta intestina dei candidati ha dato origine a un gruppo di scontenti bi-partisan che si sono riuniti sotto il cartello di Americans Elect e sono intenzionati a contendere la presidenza ad ambedue gli schieramenti. Questa struttura opera in tutti gli stati ed è sostenuta dall’ex-senatore democratico e ex- governatore dell’Oklahoma David Boren, attualmente rettore dell’Università dell’Oklahoma.

Secondo loro il Paese è in seri guai e il sistema politico ha bisogno di una scossa. La campagna elettorale in corso è piena di insulti e di invettive e manca di vera analisi dei problemi. E’ necessario ritornare al tempo in cui i due partiti  mediavano tra di loro per trovare la soluzione, altrimenti si faranno gli sforzi per creare una terza forza partitica che rompa l’impasse.

Il gruppo formato da repubblicani e democratici afferma di avere già un lista di 2.4 milioni di aderenti (460.000 amici in Facebook) e di essere sul punto di poter essere ammesso alle elezioni in tutti gli stati. In pratica, un candidato repubblicano con vice-presidente democratico o viceversa.

Come possibile candidato si parla anche di Michael R: Bloomberg, il sindaco miliardario di New York, già repubblicano ed ora indipendente, che aveva già accarezzato l’ipotesi in passato.

Gli organizzatori di Americans Elect vorrebbero una persona intenzionata a porre mano a una riforma fiscale a lungo termine, a un emendamento costituzionale per abolire il finanziamento ai partiti da parte dei grandi gruppi industriali e finanziari e a nominare un gabinetto bi-partisan.

Sembra un’utopia, ma anche se Americans Elect non riuscisse nel suo intento, il suo impatto nei confronti sia del partito repubblicano sia democratico potrebbe essere importante. Gli elettori avrebbero una terza scelta che potrebbe incoraggiare la formazione di un caucus bi-partisan al Congresso e il desiderio di ritornare a lavorare assieme per una causa comune.

Fonte : Washington Post, Deseret News, Detroit Press, NYT, Fabius Maximus

Ernesto R. Milan

Ernesto.milani@gmail.com

2 marzo 2012

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