La vita di Lazzaro Lazzarini — Lombardi nel Mondo

La vita di Lazzaro Lazzarini

Lazzaro Lazzarini, era agricoltore. Uomo forte, di buon carattere, amante della danza, il canto e il partito. Le sue figlie raccontano che arrivava stanco morto dal lavoro e bastava con mettere su un valzer e Lazzaro ballava e la stanchezza spariva. Dal nostro corrispondente lombardo di Viedma, Martín Rebay Arriaga

Un “tano” che ha lavorato molto e con un grande amore amore per l’allegria della danza e il canto.

 

 

Alla fine del XIX sec. e agli inizi del XX sec. è stato un momento nel quale  un gran numero di italiani sono emigrati in diverse parti del mondo, fra cui l’Argentina, che si diceva fosse la terra promessa e dove si trovasse lavoro per il  benessere familiare. In genere le famiglie emigravano in questa terra, inviando prima alcuni membri delle loro famiglie e poi il resto della famiglia. In genere le famiglie emigravano pian piano, inviando prima alcuni di loro e poi il resto.

 

La storia che vi voglio raccontare, parla della vita di Lazzaro Lazzarini, uno dei 19 fratelli Lazzarini che decise di emigrare in America assieme a Pietro e Rosa.

Lazzaro arriva in Argentina nel 1908, 23 anni, portando con sè tutte le illusioni, tutto l’amore e la forza di volontà che i suoi genitori, Luigi Lazzarini e Filomena Montanari, gli avevano trasmesso sin da piccolo, nel piccolo paese di Coriano a Montescudo in provincia di Forlì, dove Lazzaro è nato, il 1 ° luglio 1885.

 

In Argentina lo aspettava suo fratello Pietro, che era già a lavorare a San Juan Island Paramidani. Arrivato dall’Italia, Lazzaro, iniziò a lavorare con lui. Successivamente, Lazzaro fa venire in Patagonia sua moglie, Serafina Gaspari, con la quale si era sposato prima di intraprendere il viaggio in Argentina. Serafina arrivò al porto di Carmen de Patagones sulla barca “Curitiba” un anno dopo.

 

Fin dal suo arrivo, le sue braccia forti, la sua perseveranza e dedizione lo hanno reso un agricoltore eccellente che gia’ prometteva a Montescudo.

Lazzaro ha vissuto in azienda la maggior parte della sua vita. Il suoi figli sono nati lì, Mario nel 1912, Dominga nel 1913, Maria nel 1915, Nazareno nel 1916 (morì all’età di 7 anni), José nel 1918 e con Luigi, nato nel 1910. Lazzarini Lazzaro e Serafina con i loro nove figli.

 

Nel 1910 arriva a Viedma sua cognata, Gilda Gaspari, che era sarta in Italia e qui lavorò come cuoca c/o il governatore Garcìa durante tutta la legislatura.

Poi, nel 1911 porta i suoi genitori, Luigi e Filomena, arrivati con un adolescente di nome Enrico Tordi, nipote, figlio di sua sorella, che in seguito anche lei sarebbe venuta in Argentina.

 

La vita familiare nell’azienda è continuata tra i capricci del lavoro, il tempo, i raccolti di verdure, le consegne quotidiane alla gente,  e la crescita dei loro figli, che frequentavano le scuole religiose.

 

Lazzaro aveva molti amici, e insieme a: Pantaleon Aguirre, Adam Cevoli, Carlos Navarro, Pilade Rossi, Andrés Guidi, Aldo Bellini, Roque Infantino, Adolfo Paisani, facevano parte de “La barra del chivo flaco”.

Si trovavano nella balera di Adamo Cevoli, c/o il Circolo Cattolico degli Operai o in Azienda: preparavano il brodo, arrosto o zuppa di Passatelli. Giocavano a carte, la murra e le bocce. Paisani suonava la guitarra e Lazzaro, che aveva una gran bella voce cantava le canzoni italiane.

 

L’azienda di Don Zatti si poteva raggiungere anche in bicicletta, quando c’era qualche malato in famiglia si utilizzava per curarlo lo sciroppo di eucalipto e lo zucchero bruciato. Se si portava il malato in azienda poi lo si avvicinava in ospedale con un sulky  utilizzato anche per trasportare verdura, polli e frutta.

 

Tutte le estati la famiglia di Lazzaro andava al quartiere della Boca: lui e Enrique Tordi avevano stabilito il primo “mercatino”, dove oggi c`è il supermercato di Picoto, e ogni giorno Luigi e Mario, i suoi figli maggiori, lasciavano l’azienda alle 4 del mattino portando carne, verdura e latte.

 

La terra e due case che servivano da mercato erano di Lazzaro e Santiago Poggi. Quando questo è andato a vivere a Patagones, hanno lanciato una moneta per decidere con quale casa sarebbero rimasto ogniuno: quella sulla via era toccata a Lazzaro e l’altra, dentro al terreno, a Poggi.

Le case sono state costruite con fango, erba e tetto di lamiera, e vi hanno lavorato durante l’inverno: Lazzaro, Enrico Tordi, Santiago Poggi, Mario e Luigi. La mattina presto, caricavano la macchina con l’erba e cose da mangiare per il viaggio verso La Boca. Successivamente il piccolo mercato lo cedono in locazione al distaccamento di polizia, per poi tornare nuovamente ai loro proprietari.

Trascorsi alcuni anni, i figli sono cresciuti e alcuni si sono pure sposati, e Lazzaro se ne andò a vivere prima alla fattoria dei Malpelli e Casadey sulla vecchia strada dell’ autostrada 3, e successivamente alla “Cuchilla”, nella fattoria della famiglia Agostino Apra.

 

Lazzaro Lazzarini, agricoltore, nel corso della sua vita è sempre stato un uomo forte, di buon carattere, amante della danza, il canto e il partito. Dicono le sue figlie che arrivava stanco morto dal lavoro e bastava con mettere su un valzer nella vitrola perchè il nonno si mettesse a ballare e fosse felice.

 

Per tutto il suo lavoro svolto alla Boca la strada n. 8 porta il suo nome: Lazzaro Lazzarini. Morì giovane, all’età di 59, il 23 maggio 1944, quando  abitava ancora nella “Cuchilla” 

 

ezequielviedmense@hotmail.com

Corrispondenti Lombardi in America Latina, Viedma, Argentina

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lunedì 27 Gennaio, 2020