Emergenza profughi ucraini in Italia e in Lombardia

Intervista a Pietro Porciani e Olena Prykhodko

La guerra che si sta combattendo in Ucraina, con il tentativo di occupazione da parte dell’esercito russo, ha innescato la fuga di molti dei suoi abitanti verso i Paesi confinanti (Polonia , Romania e Moldavia), per poi continuare questa migrazione (che molti sperano essere temporanea) verso altri Paesi , tra i quali l’Italia, dove da molti anni è residente una colonia ucraina importante. Per discutere di questo fenomeno, abbiamo intervistato l’avvocato Pietro Porciani , nostro associato della Consulta dell’emigrazione e Olena, cittadina ucraina residente in Italia.

Il primo argomento che abbiamo affrontato è inerente alle iniziative che si stanno organizzando, riguardo alle quali Porciani risponde che «Vista la grande partecipazione solidale, anche attraverso le autorità consolari ucraine, stanno arrivando beni e medicinali in grande quantità. Il problema principale, però, è quello di collocare le persone che scappano da questa tragedia. Si dovrebbe istituire un numero verde, affinché possano comunicare le loro esigenze e ottenere informazioni anche se non parlano l’italiano né l’inglese, e questo è quanto proponiamo alle Regioni di realizzare il più presto possibile».

«Attraverso i Comites» sostiene Daniele Marconcini «abbiamo contatti con Polonia e Romania: nella prima, che detiene il record di sfollati ucraini, la presenza di oltre un milione di loro connazionali che già vi si sono stabiliti ha fornito un aiuto notevole alla prima sistemazione. Diverso è il discorso per la Romania, dove il flusso di sfollati, non disponendo di una comunità rilevante in loco, è in transito verso altri Paesi. Al momento, ci sono due milioni e mezzo di profughi, ma si arriverà prossimamente a superare i 4 milioni, visto che più di 2 sono in procinto di varcare le frontiere. In Italia ne sono arrivati 35.000 su una previsione di 50.000, ma le ultime stime parlano di come si potrà presto arrivare a 700.000 persone. Bisogna cercare di aiutarne il più alto numero possibile e per questo la nostra Ambasciata di Varsavia ha preso contatto con i Comites presenti sul territorio e la Protezione Civile per coordinare le azioni. Mentre in Romania risiede una comunità italiana più numerosa, ma anche con una presenza importante di nostre imprese, che potranno avere un peso determinante in questa azione di solidarietà. A livello di Regioni, ci siamo attivati con la Lombardia, il Veneto, l’Emilia Romagna e il Trentino Alto Adige, attraverso le Associazioni dell’Emigrazione italiana , onde iniziare un coordinamento con le Protezioni Civili Regionali».

Ma la Comunità Ucraina presente in Italia come si sta adoperando per dare il suo contributo nell’accoglimento dei connazionali in fuga?

Olena sostiene che «Al momento non esiste un’organizzazione specifica, però ci siamo attivati per rispondere alle richieste fatte da profughi nelle loro telefonate che continuamente ci arrivano. Nella maggior parte dei casi chiedono informazioni sui mezzi a disposizione per raggiungere i loro parenti in Italia. Si tratta di pulmini che vengono utilizzati per viaggi a più tappe, anche perché i voli gratuiti si effettueranno solo dal 31 marzo al 10 aprile da Polonia, Romania e Slovenia. Al momento, gli aiuti vengono elargiti da privati, perché non esiste un’organizzazione che coordini le iniziative. Il Consolato ucraino a Milano si sta occupando di spedizioni di aiuti umanitari alle popolazioni devastate dal conflitto, attraverso i corridoi aperti. Gli arrivi saranno in massima parte di persone malate, donne e bambini, in quanto gli uomini dai 18 ai 60 anni dovranno rimanere sul territorio per arruolarsi e combattere. Le persone che fuggono dall’Ucraina lo fanno perché hanno perso praticamente tutto e non dispongono di alcuna risorsa per continuare a vivere nel loro Paese».

                     

«Il cittadino ucraino» aggiunge l’Avvocato Porciani «deve, una volta arrivato in Italia, recarsi alla Polizia e segnalare la propria presenza, quindi sottoporsi alle profilassi anti Covid-19. Se non ha documenti, deve recarsi al Consolato ucraino, dove riceverà l’attestazione e la documentazione sanitaria necessaria.

Ma quali sono gli ostacoli che si stanno riscontrando in Italia nell’organizzazione degli aiuti?

Il principale, secondo Olena, risiede nelle relazioni con le autorità preposte, nella fattispecie i sindaci di vari comuni da lei interpellati, che non capiscono quanto la velocità di esecuzione sia importantissima nella risoluzione dei problemi che insorgono quotidianamente.

La grande quantità di persone facenti parte di questo esodo, comporta senza dubbio la reperibilità di alloggi per ospitarle. A tale proposito, Porciani sostiene di come lo Stato dovrebbe, sull’esempio di altre nazioni, farsi carico di tutte le spese occorrenti affinché non ricadano sui proprietari delle strutture.

È quindi importante che le Regioni costituiscano il cardine dell’operazione di accoglienza, in diretto contatto con la Caritas, la Protezione Civile e le altre organizzazioni, ma con un monitoraggio continuo degli arrivi svolto dalle nostre Autorità consolari presenti nei territori di nazioni confinanti con l’Ucraina. Anche perché l’arrivo di queste masse di persone comporta problemi non solo di alloggio, ma anche di assistenza medica, scolarizzazione e poi di assistenza psicologica per quei rifugiati, specie i bambini, che più hanno sofferto la tragica esperienza.

Attualmente, la comunità ucraina presente in Italia è composta in maggioranza da donne, ma nella sua totalità ha come caratteristica che tutti i suoi componenti hanno un lavoro. E qui risiede un altro problema da risolvere, visto il protrarsi del conflitto, ancora non si può dire nulla sulle intenzioni di chi arriverà in Italia; fermo restando che la maggioranza delle persone spera di tornare in Ucraina. La ricerca di un lavoro dovrebbe essere facilitata da sgravi fiscali che lo Stato dovrebbe offrire agli imprenditori che li assumono; ciò permetterebbe un più facile inserimento nel nostro Paese, per chi lo volesse.

La speranza di ognuno di noi è che questo conflitto termini il più presto possibile e che la diplomazia internazionale possa risolvere la situazione. Ma la domanda che viene logico porsi è se l’occupazione dell’intera nazione ucraina da parte dell’esercito russo sia fattibile.

«Assolutamente no» risponde Porciani «non la puoi ottenere, anche perché ci sono diverse zone del Paese la cui occupazione è molto difficile da realizzare in concreto. Oltretutto, per poterlo fare la Russia dovrebbe insediare stabilmente in Ucraina un esercito sei volte più grande dell’attuale coinvolto nell’invasione».  E questo, aggiungiamo noi, ripeterebbe l’esperienza tragica dell’Afghanistan di molti anni fa, che significò non solo la ritirata dell’Armata rossa, ma pure l’inizio del crollo dell’URSS .

 Intervista condotta da Daniele Marconcini

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