INDONESIA, il grande privilegio delle Mentawai – Parte III — Lombardi nel Mondo

INDONESIA, il grande privilegio delle Mentawai – Parte III

Continua il viaggio di Ferruccio Brambilla, volontario internazionale, in Indonesia. Finalmente può iniziare il trasferimento verso il suo vero obiettivo: le Isole Mentawai. Queste isole oggi sono la meta preferita di surfisti da tutto il mondo, ma sono anche di grande interesse antropologico, la popolazione autoctona infatti, paleo-indonesiana, fino a metà del secolo XX era solita praticare sacrifici umani e la raccolta delle teste dei nemici…
INDONESIA, il grande privilegio delle Mentawai - Parte III

La Uma, tipica palafitta gigante

Da Padang, mi spiega Pio, si attraversa il tratto di Oceano Indiano con il mercantile Mentawai Express e si arriva: a Bungus di giovedi’, ad Ambu al martedi’ e sabato, oppure a Siberut Sipora di lunedi’. Poi si dovrà risalire tutto il fiume in canoa passando per le località di Rokdok, Madobar, Ugai fino a Buttui, sono tutti punti di riferimento affacciati sul fiume marrone, posti desolati ma molto affascinanti. E cosi’ si parte finalmente. Sul mercantile, stracarico di provviste per gli abitanti dell’arcipelago, c’è il sindaco di Siberut dove Pio sta costruendo scuole e sono entrambi felicissimi di incontrarsi cosi’ per caso. Hanno parlato a lungo del “Bupati” la carica piu’ importante delle Mentawai, vicino al Governur Camat, certo Edison Saleleo Baja (il n.1).

Arrivo a Siberut e pernotto in missione dal buon Abis che non è ancora partito per l’Italia, è un sardo che, insieme ad un altro padre Indonesiano mi offre ogni ben di Dio. Serata dedicata ad assistere Fernando mentre ripara la radio con la quale si tiene in contatto col resto del mondo, l’unico contatto ma quotidiano, con la missione di Padang. Mi sento realmente fuori dal mondo, in una piccola missione in mezzo alla vegetazione lussurreggiante e niente altro, su di un’isoletta nel cuore dell’arcipelago, poche persone ad abitarla ma tutti di una gentilezza squisita. Questa considerazione era della sera prima, quando io avevo pensato che Abis avrebbe invitato a cena oltre che il sottoscritto anche Pio…e invece no… vecchi rancori.

Ma Pio arriva il giorno dopo e mi accompagna alla chiesetta dove, indossati i paramenti sacri, si mette a celebrare una messa esclusivamente per me, comunione compresa con assoluzione postuma dei miei peccati. Dopo la messa Pio mi chiede se intendo restare ospite della missione o se preferisco seguirlo nella foresta. Sinceramente pensavo lo avesse gia’ capito in ogni caso, senza esitare raccolgo nello zaino le mie poche cose e salgo con lui sul motorino che ci avrebbe portato a Buttui.

Cena da Matteo, amico di Pio che ha un impiego governativo a Siberut. Partenza mattino molto presto, dalla riva del fiume, Abis mi aveva assicurato che sarebbe stata un’esperienza unica e stava iniziando proprio in quel momento!.

La canoa lunga circa quattro metri per una larghezza di neanche un metro è affondata nelle acque scure del rio, il bordo di legno a filo d’acqua. Nel farmi salire Pio mi raccomanda di appoggiare i piedi nel centro dell’imbarcazione, onde evitare ribaltamenti. Il motorista che svolge anche funzione di timoniere, il guarda fondali, figura importantissima che deve intuire se in certi punti si puo’ navigare o se ci si può arenare. Partiamo! Seduto in testa con i piedi nell’acqua il guarda fondali, poi Pio, il sottoscritto e Barnabas, in fondo il motorista. Barnabas e’ uno degli ultimi mentawaiani laureatisi grazie alla generosita’ di Pio ed ora e’ prossimo a rivestire la carica di vice-governatore dell’arcipelago. Durante la permanenza con la tribu’ Sakudai scopriro’ poi che Barnabas e’ un eccellente chitarrista e grazie alla sua permanenza in occidente per gli studi, sapeva suonare egregiamente pezzi di Elvis Presley, dei Doors e di altri fra i piu’ famosi gruppi dei miei mitici anni 60/70.

Nonostante l’abilita’ del guarda fondali, che avrebbe dovuto indirizzare il motorista, attraverso sapienti segnali nella parte di fiume con piu’ acqua, si ripete piu’ volte la secca con la canoa che si arena sul fondale basso. Doveroso e obbligatorio per tutti il salto nell’acqua marrone, popolata chissà da quali strani pesci o che altro, per spingere fino ad uscire dalla secca per poi saltare a bordo velocemente e riprendere il viaggio. Si prosegue lungo il fiume risalendo la corrente con i terribili urti sul fondale o con tronchi di passaggio, ostacoli perennemente presenti a pelo d’acqua. Il mio zaino non è molto pesante, ma la paura è quella di bagnare tutto il contenuto in uno dei tanti rovesci d’acqua dovuto alle tante buche del fiume limaccioso anche se, sapientemente, Pio mi ha fatto avvolgere ogni cosa con dei sacchetti di plastica.

Appena partiti perdo un paio di foto che sarebbero state splendide, perché gli spruzzi dell’acqua che abbondante entra in canoa non mi permettono sempre di scattare, (del resto ho sempre sostenuto che la più bella foto è quella che non si riesce a scattare, proprio per il fatto che l’evento improvviso ci lascia incantati e ci fa scordare la fotocamera e forse è giusto così). Gli accampamenti delle tribù sulla sponda del fiume, alcune donne intente a pescare con rudimentali reticelle. Mi sono perso anche l’apparizione di alcuni selvaggi nudi, armati di machete che spuntano dalla foresta e da dietro il tronco di un albero, sbirciano la nostra imbarcazione di legno scavato  artigianalmente in qualche modo ed i soggetti che ci sono a bordo, poi scompaiono come fulmini nella boscaglia. Hanno tutti un’aria che mi sembra minacciosa.

Percorso in salita …paesaggi a volte spettrali e a volte luminosissimi, di tanto in tanto qualche apparizione sulla costa, indigeni con facce solo apparentemente minacciose, con il solito lunghissimo machete, nudi o vestiti solo del tipico perizoma arrotolato ad arte. Mi sono beato di tanto silenzio e della situazione spensieratamente avventurosa. Da Muara Siberut, due o tre fermate per rifornimenti (il “guardafondali” sparisce nella foresta per una decina di minuti, per poi ricomparire con una latta di carburante) e proseguimento fino alla scuola voluta da Pio e dove ci aspetta la festa grande d’inaugurazione. La parte piu’ a nord fino a Sikabaluan l’avrei poi fatta per conto mio fino a raggiungere il selvaggio e solitario Padre Mannucci.

Dall’intrepido motorista, ci arriva ogni momento l’ordine di spostare il nostro peso, una volta a sinistra l’altra a destra o più in cima o più in coda a seconda delle condizioni del fondale più o meno profondo. Movimenti lenti per evitare di ribaltare la canoa. Alla fine arriviamo dove non è più possibile proseguire, è piovuto poco nei giorni precedenti e l’acqua bassa non permetterebbe neppure il galleggiamento della canoa vuota. Giù a piedi nel fango che ci ha inghiottiti fino alla cintura. Nello zaino accuratamente isolato dagli spruzzi dell’acqua oltre che da possibile pioggia, la zanzariera, il tabacco da donare agli stregoni e poche altre cose. Decido di non cambiare le scarpe e così rischio più volte di lasciare sul fondo della palude i sandali che continuamente si sganciano, invece dove è asciutto mi fanno scivolare i piedi, temo non poco per l’incolumità delle mie caviglie. Quindi percorso di guerra nella giungla per alcuni chilometri…quello sì un inferno. Lo zaino sembra pesare tre volte di più mentre Pio mi impartisce qualche istruzione sul comportamento da tenere con le tribù a partire dal nome “Bruder” (fratello), che da quel momento sarebbe stato il mio pseudonimo + il nome. “Halowida” il saluto piu’ comune che letteralmente significa siamo qui, da ricordare all’arrivo sulla parte nord dell’isola, dalle tribù indigene.

 

Dopo la simpatica cerimonia per festeggiare il nostro arrivo, siamo ora ospiti della comunità più vicina alla scuola di Pio, in una palafitta gigante che si chiama Uma, dove sono appesi i teschi degli antenati che sembrano guardarci con gli occhi che non ci sono. Nella uma abbiamo preso posto noi tre, insieme alle famiglie di indigeni che l’abitano. Lì avremmo trascorso il nostro tempo per tutto, mangiare bere fumare dormire e chissà che altro.

 

– Fine terza parte –

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