L’USS-TI si oppone all’aumento delle tasse dei frontalieri — Lombardi nel Mondo

L’USS-TI si oppone all’aumento delle tasse dei frontalieri

Comunicato stampa dell’Unione Sindacale Svizzera Ticino e Moesa. L’USS-TI definisce l’aumento delle tasse dei frontalieri una decisione infausta che non risolve nessuno dei problemi del mercato del lavoro

Nella seduta tenutasi lo scorso 6 novembre il Comitato cantonale dell’USS-Ticino e Moesa riunitosi a Bellinzona ha avuto modo di discutere dell’infausta decisione adottata dal parlamento svizzero rispetto all’aumento delle imposte ai frontalieri, che porterà a partire dal 1° gennaio 2015 il moltiplicatore comunale per il calcolo delle imposte alla fonte dei frontalieri che rientrano quotidianamente al loro domicilio dal 78% al 100%.

Una decisione che purtroppo riflette il clima di profonda ostilità nei confronti dei frontalieri da mesi fomentato dalle destre populiste e xenofobe. Il Comitato cantonale dell’USS stigmatizza questo clima di ostilità e di squallido populismo a cui è da ricondurre la decisione di aumentare le imposte dei frontalieri. Una decisione che non risolverà nessuno dei gravi problemi che investono oggi il nostro mercato del lavoro, anzi!

La decisione del parlamento risulta inoltre iniqua in quanto tratta in modo diverso i frontalieri rispetto ad un’altra categoria di stranieri presenti nel nostro paese, i cosiddetti globalismi ai quali vengono generosamente e ingiustamente concessi i forfait fiscali. A taluni, ai facoltosi milionari si elargiscono regali, ai salariati già in difficoltà si diminuisce invece il potere di acquisto. Ma questa è la logica che le destre ed il padronato sono riusciti ad imporre in questi anni nei quali si approfondiscono di anno in anno le diseguaglianze sociali.

Il Comitato cantonale e le Federazioni sindacali valuteranno quindi come opporsi a questa decisione considerando anche l’ipotesi di un ricorso al Tribunale federale. I delegati riuniti a Bellinzona hanno nuovamente ribadito che la via per contrastare le distorsioni nel mercato del lavoro passa dal rafforzamento dei contratti, dall’introduzione di minimi salariali che tutelino tutti i lavoratori dal dumping salariale e dal rafforzamento delle sanzioni nei confronti di quei datori di lavoro che sfruttano senza scrupoli i propri dipendenti. Datori di lavoro che, complice l’assenza di minimi salariali legali e dei contatti collettivi in tutta una serie di rami economici, stanno conducendo una politica salariale che sta trasformando il Ticino in una sorta di zona franca nella quale si sta sviluppando un’economia parallela con salari da fame. Non si risolvono certamente queste problematiche peggiorando le condizioni dei lavoratori.

Infine i delegati presenti biasimano l’attitudine dei parlamentari delle forze progressiste che invece di difendere gli interessi dei lavoratori hanno avvallato una proposta becera, che si inserisce nella crociata antifrontalieri e che riflette gli interessi di questi settori di padronato che hanno bisogno di dividere i lavoratori per metterli in concorrenza tra loro peggiorando così le condizioni di impiego. Un autogol clamoroso.

Per ulteriori informazioni:

Sergio Aureli, UNIA, 079 679.84.60

Graziano Pestoni, Presidente USS-Ticino e Moesa, 079 456.99.44

Enrico Borelli, segretario UNIA e vice-presidente USS-Ticino e Moesa, 079 706.62.78

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martedì 28 Gennaio, 2020