Carla Gusmeroli in Oklahoma — Lombardi nel Mondo

Carla Gusmeroli in Oklahoma

Nel 1971 Carla Gusmeroli saluta la natìa Sondrio per trascorrere un anno scolastico a Oklahoma City, Oklahoma, dove è tornata quaranta anni dopo per una indimenticabile riunione di ex-compagni di liceo, a giugno 2012

Il desiderio di Carla Gusmeroli, allora al terzo anno dell’istituto magistrale, era di aderire ai programmi dell’American Field Service e di frequentare il quarto anno in una scuola della California. In Italia si sapeva poco dell’America, allora dilaniata dalla guerra in Viet-Nam,  della Route 66 battuta con rabbia da Joad,, il protagonista di Furore di Steinbeck nella sua corsa dall’Oklahoma alla California e le colline dell’Oklahoma erano soltanto il canto epico e della nostalgia di Woody Guthrie. Ragion per cui, la destinazione di Oklahoma City suscitò in Carla qualche perplessità, subito fugata dal suo spirito di adattamento e dal suo “non avere pregiudizi e aspettative”.

La famiglia cui era stata assegnata non si rivelò ospitabilissima : la madre era fredda, la figlia ovvero la sorella americana con cui Carla doveva dividere la casa era impegnatissima con il suo boy-friend mentre il padre, persona molto piacevole, era invece sempre assente per motivi di lavoro. Una brutta vicenda legata al Viet Nam la causa lontana del malessere.  Per fortuna la casa era frequentata dai McCallum per via della figlia Jan, e fu così che dopo un incontro con il suo chaperon, Carla si trasferì felicemente da loro. Incominciò allora una lunga e ininterrotta amicizia. Tra l’altro, la figlia di Jan, Audree, medico al Mount Sinai Hospital di New York, è stata recentemente in visita in Italia, rinsaldando i legami mai interrotti.

Carla, nel frattempo diventata Carol, incominciò ben presto la sua immersione nella vita americana, prendendo parte a un tour attraverso gli stati dell’Ovest americano insieme al coro della chiesa battista cui apparteneva la sua famiglia ospitante. Un’esperienza di vita in comune che le ha facilitato l’impatto con una comunità americana senza alcun riferimento o contatto né con l’Italia né il mondo degli italo americani. Un’esperienza totalizzante se i ragazzi italiani del programma,  sparsi attraverso  gli Stati Uniti, dopo un po’ incominciarono a scambiarsi lettere in inglese, e anche Carla al rientro in Italia dopo un anno mostrerà un accento assomigliante a quello famoso dei film di Stanlio e Ollio.

Carla ha frequentato la Ulysses S. Grant High School, intitolata al generale della Guerra Civile divenuto poi presidente degli Stati Uniti, conseguendo il diploma di scuola media superiore.

La vita in famiglia è stata molto buona facilitata dalle attenzioni di mamma McCallum, dalle figlie Jan e Nedra,  e del padre Brian, (un superstite di Pearl Harbour, che tutti chiamavano “Honey”),che l’hanno aiutata a capire questa America. Una comunità battista dove Carla ha assistito puntualmente ogni domenica alle funzioni religiose compresa la Sunday School, la scuola domenicale per l’insegnamento e la spiegazione religiosa ai bambini e agli adolescenti.

Carla non ha avuto grandi problemi con il cibo, croce di tutti gli italiani all’estero. Ricorda con un sorriso la prima volta che si trovò di fronte la pannocchia di granoturco. Ebbe un lieve sussulto ma superò la prova. Per i  dolci ci volle più tempo. Allora Internet non esisteva e nemmeno Skype e le comunicazioni con la famiglia erano soprattutto epistolari e, raramente, telefoniche. L’Italia dopo un po’ divenne un Paese lontano, di cui pochissimi parlavano. Oggi chi va in America ha una preparazione più adeguata e diversa, e il distacco con la realtà è meno forte. Un esempio banale banale : i ristoranti fast food di McDonald’s sono presento ovunque nel mondo, così che l’America da cercare è un’altra.  Negli anni settanta le scoperte e i desideri erano diversi.

Carla,ad esempio, espresse quello di vedere un tornado. Non fu esaudita subito ma riuscì a sperimentarne uno abbastanza buono. La richiesta di frequentare una scuola e una casa di afro americani per una settimana risultò  un po’ strana ma la famiglia McCallum trovò la soluzione. Così Carla ebbe l’opportunità di notare la differenza tra bianchi e neri ,e tra scuole per bianchi e scuole per  neri.

Nel 1971 Oklahoma City era divisa in 4 quadranti : a nord i più abbienti, a sud la classe medio alta, a sudovest i bianchi poveri e gli afro americani e a sudest gli immigrati. Nel corso degli anni il mix è cambiato, ma la maggioranza dei bianchi abbienti resta a nord, mentre a sud sono aumentati i bianchi poveri, gli afro americani ormai superati dai latino americani.

Completato l’anno scolastico  negli Stati Uniti, Carla è tornata in Italia, come da regolamento dell’AFS con la clausola di non poterci tornare per 12 mesi.  A dire il vero ci sarebbe anche rimasta.

La vita poi cambia. Carla frequentò  l’università  – dove ci siamo conosciuti –  si laureò in lingue e letterature straniere e accantonò l’America, o meglio la sistemò in un angolo ben preciso. Quest’anno, dopo aver tralasciato varie ricorrenze, ha accettato l’invito a partecipare al 40° anniversario della classe del 72. Nel frattempo la  Ulysses Grant High School è stata demolita e ricostruita, ma lo spirito di allora non è scomparso così come la fede battista è rinata dalle ceneri della vecchia chiesa, essa pure riedificata.

Carla ha chiamato Jan e tutto si è tramutato in ieri, anzi domani e questa volta ha deciso di partire per Oklahoma City, Oklahoma e riunirsi con i vecchi compagni di scuola. Una festa incredibile con un’accoglienza memorabile. Carol welcome home sugli striscioni. Baci e abbracci. Lunghe conversazioni sulla vita. Fotografie, libri, cartoline.

 Domenica 1 luglio 2012 la celebrazione al suono di “Star Spangled Banner” inno n. 802 seguito dal giuramento di fedeltà alla bandiera americana con a seguire  la preghiera di benvenuto “E’ un giorno nuovo”. Poi ancora il giuramento di fedeltà alla fede cristiana con “Star and Stripes Forever” cantato dal coro. L’offertorio è stato accompagnato dal canto n. 799  “America the Beautiful”. A seguire  “God of our fathers” e  “God shed his grace on us”  e il messaggio di “Keeping America Great”. A coronamento “America the beautiful”.

Coro, sessanta candele con le foto dei compagni e delle compagne scomparse. 

Carla ha ritrovato l’atmosfera che l’aveva stupita da adolescente con il grande attaccamento alla conoscenza della Bibbia e al canto corale espresso sia in maniera religiosa sia attraverso l’insolito patriottismo americano.

Un paio di giorni prima a Lake Hefner, la Wise Guys Band ha intrattenuto i partecipanti alla riunione venuti da tutti gli Stati Uniti, e dall’Italia, per passare qualche giorno in libertà a rievocare momenti lontani e pieni di sogni. Grande emozione per Carla che adesso spera di poter riveder le amiche e gli amici più spesso. Come ad esempio Delores Locke che le ha ricordato l’incidente di El Paso, Texas quando il coro sconfinò in Messico, e a Carla fu negato il permesso di rientro negli Stati Uniti nonostante le suppliche della capogruppo che sarebbe andata incontro a severe sanzioni disciplinari  e chissà quant’altro. Costei non si diede per vinta e assoldò un messicano che le fece superare il confine ovviamente illegalmente.

“Un’esperienza completa” soggiunge Carla, mai dimenticata, anzi ben conservata nel fascio di lettere scritte alla mamma e gelosamente custodite, ma non solo.

Sono passati molti mesi da quando me ne sono andato da casa, dalle colline dell’Oklahoma dove sono nato. Ho voltato molte pagine della mia vita, ho imparato molte lezioni, ma sento di appartenere ancora a quelle colline.   Woody Guthrie

Carla aka Carol Gusmeroli, abita a Milano e insegna a viaggiare raccontando sogni ai suoi clienti nell’agenzia viaggi Godspeed di via  Ciro Menotti. Godspeed, antico temine anglosassone è un augurio di “buon viaggio”, che rinnova a tutti gli amici.

Fonte : Intervista a Carla Gusmeroli

Foto : Carla Gusmeroli, seconda da destra, con la sua famiglia americana.

 

Ernesto R Milani

Ernesto.milani at gmail.com

3 ottobre 2012

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