I MONACI IRLANDESI in Lombardia

 

Sui rapporti di natura culturale e religiosa – iniziati circa 1500 anni fa – tra Irlandesi e Lombardi,

Flavia Aondio e Daniele Marconcini (rispettivamente coordinatrice e presidente di A.M.M.) hanno di recente interloquito col professor ENZO FARINELLA  (già addetto Culturale dell’Istituto Italiano a Dublino, Presidente di un centro culturale volto alla promozione della cultura italiana in Irlanda ed insigne studioso del monachesimo irlandese), dando vita ad un’ interessante conversazione che probabilmente avrà un seguito.

FARINELLA  ha esordito ricordando come i religiosi dell’Irlanda dell’Alto Medioevo, il più illustre dei quali fu San Colombano (Irlanda 540 –  Bobbio 615) al tempo svolsero un’ operato singolare rispetto a quello usuale degli ordini monastici: la conoscenza del  patrimonio valoriale e della cultura classica fu il loro carattere distintivo. Religiosi laboriosi ed atipici, ispirati pure dall’esempio di San Patrizio (385 – 461), sacerdote inglese e primo dei missionari di lassù ed evangelizzatore dell’Irlanda. Per oltre un paio di secoli Colombano (fondatore dell’abbazia di Bobbio, “la Montecassino del Nord Italia” e definito il santo europeo per antonomasia  ed i suoi (inizialmente una dozzina) divennero una presenza fissa ed importante nell’Impero Carolingio (nella Via Francigena che in parte attraversa pure il Mantovano spiccano molte località dove operarono – non appartennero mai ad un ordine monastico definito.

In Italia fecero parte di quello di San Benedetto da Norcia, estendendo la loro azione sino al Meridione, come ne prova la città onoraria ricevuta anni fa a Taranto da FARINELLA per le ricerche su San Cataldo nello stivale e nella città pugliese.

Ma fu nell’Italia Settentrionale, Tre Venezie e soprattutto Lombardia (paese di San Colombano al Lambro nel Milanese), che i frati lasciarono la loro traccia più significativa.

In conseguenza di ciò, intorno al 1200 diversi milanesi – diciamo così­ –  ricambiarono il favore – trasferendosi lassù e contribuendo al finanziamento di opere pubbliche e chiese (Strada dei Lombardi a Dublino con una cattedrale che sorse lì).

Un legame quindi che si  rinsaldò tra il Belpaese e la verde isola; esso beneficiò pure della comune e misconosciuta eredità gaelica (il nome della città di Milano risalirebbe a questa remota lingua) e giunse sino a noi malgrado alcune  drammatiche vicende che misero a dura prova l’essenza stessa degli Irish.

Ciò avvenne soprattutto durante lo Scisma Anglicano (1531), quando i dominatori inglesi tentarono di estirparne il profondo radicamento cattolico e tre secoli dopo, quando una gravissima carestia (1845-1849)  causò una forte fenomeno migratorio soprattutto verso gli Stati Uniti. Nonostante questi accadimenti l’Irlanda – seppur divisa dopo il 1919 in Eire (indipendente dal Regno Unito ed a maggioranza cattolica) ed Ulster (sottoposto a Londra e di fede protestante maggioritaria) resistette e, grazie anche ai tanti discendenti dei suoi emigranti (ben 44 milioni  sparsi soprattutto nelle nazioni d’impronta anglosassone), oggi si caratterizza come un Paese la cui importanza va oltre i propri limiti geografici.

Verso l’Italia, patria del Cattolicesimo, gli Irlandesi anche a causa delle suddette vicissitudini, hanno da sempre guardato con ammirazione e speranza. Sono esistite  però, ieri come oggi, relazioni di altra natura, prova ne fu nella prima parte dell”800 dell’eccezionale attività di Charles (Carlo)  Bianconi (Como 1786 – Tipperary 1875) che trasferitosi nella verde isola anche per motivi di cuore, creò a metà Ottocento il primo sistema di trasporto pubblico tramite una rete di carrozze a cavalli. L’imprenditore fu anche amico dell’illustre politico e avvocato Daniel ‘O Connell (1775 – 1847), tenace sostenitore dell’emancipazione della sua patria dal Regno Unito.

Fonte: Roberto Oliani

 

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