Il conflitto ucraino e i futuri scenari geopolitici

Intervista di Lombardi nel Mondo

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Umberto Mastropaolo analista militare

Per capire la situazione militare attuale, bisogna tornare indietro di quarant’anni circa, da quando l’esercito russo applica in maniera ossessiva le dottrine militari nel quadro di una tattica globale di utilizzo dell’esercito, cosa riscontrabile nelle stesse strutture delle unità russe. L’uso di questo metodo è in parte ideologico, essendo un sistema quasi leninistico di offensiva militare per la difesa della nazione, e ciò costituisce un retaggio storico della Russia. La loro tattica si basa sul territorio ed è divisa in una fase di ritirata strategica a cui poi segue uno sfiancamento delle linee nemiche e un attacco finale, sistema utilizzato da Napoleone in poi: quindi, una linea sostanzialmente di attacco, visto che la difesa viene operata dal territorio stesso.

Nel periodo della Guerra fredda l’URSS , contrariamente a quanto si propagandava in Occidente, aveva paura di essere attaccata dalla NATO, per cui i russi avevano pensato di operare, nel caso, anticipando loro un attacco, basato su potenza di fuoco, velocità di movimento e agilità dei mezzi, per poter operare con una grande capacità di fuoco diminuendo il peso degli stessi mezzi, altrimenti non sarebbe bastato il carburante. Una brigata russa, al contrario di quelle di altri eserciti, si basa su di un numero di soldati minore (circa 2800) ma pesantemente armati, e con poco personale logistico all’interno del reggimento; questo per aumentare la potenza di fuoco. Il dispiegamento sul campo dell’esercito si estende per un’area molto grande, divisa in blocchi di avanzamento, di attacco e di perlustrazione che, alternandosi con precisione, dovrebbero annientare il nemico; questo però non è accaduto in Ucraina, perché la sequenza descritta è stata interrotta dagli ucraini e divisa in modo tale da non poter eseguire la tattica prestabilita. Ostruendo o distruggendo le arterie di movimento e i ponti principali, hanno in pratica bloccato un convoglio armato di circa 60 km, distruggendolo quasi totalmente. E minando l’autonomia di questo blocco militare, che generalmente si estende dai 7 ai 14 giorni circa, si recano danni anche al suo approvvigionamento, bloccando di fatto tutta l’operazione.

In definitiva, si può dire che la Russia ha applicato in questa guerra una tattica molto diversa da quella «storica», che prevede un’avanzata veloce senza occupare le città e un annientamento del nemico fino ad arrivare alla sua capitale e da lì pretenderne la resa minacciando la distruzione di ogni città. E questo si deve non a errori militari, ma a decisioni politiche , che però non hanno considerato due fattori: la forza dell’esercito ucraino e il supporto offerto dalla NATO, sia bellico che di intelligence, visto che nel 2014 era una forza dotata di armamento tecnologicamente antiquato. L’aiuto degli USA si è sviluppato sia attraverso una modernizzazione dell’arsenale sia da un addestramento di alti comandi ucraini, in modo da creare un’omogeneizzazione di cultura militare, che poi è stata la carta vincente nell’attuale conflitto, dove i russi hanno anche commesso l’errore di non criptare le loro comunicazioni interne sul campo.

La Russia sta però procedendo verso un cambio di tattica che, purtroppo, prevede ora l’assalto delle città e la loro distruzione sistematica per annientare la resistenza; i massacri di questi ultimi giorni lo stanno rivelando. Ed è per questo che c’è da augurarsi che la diplomazia possa a breve prendere il sopravvento e iniziare delle trattative tali da scongiurare ogni ulteriore massacro (che però nell’opinione pubblica mondiale sarebbe la leva per far arrivare armamenti all’Ucraina) ed inoltre far si che da entrambi i fronti si punti a rinunciare a qualcosa, anche perché il protrarsi delle ostilità non conviene a nessuno. Radere al suolo Kiev sarebbe un boomerang per la Russia ed inficerebbe irreversibilmente la storica fratellanza tra i due popoli.

Il post conflitto potrebbe avere un’iniziale influenza della Turchia come attore principale nel raggiungimento della pace, ma allo stesso tempo le ragioni economiche prenderanno il sopravvento perché, perso il Donbass (cuore industriale) ceduto alla Russia, l’Ucraina riceverebbe colossali aiuti sia dagli USA sia dalla UE, che favorirebbero non solo la ricostruzione, ma anche una sua accentuata vicinanza all’Occidente che, di fatto, ne aumenterebbe la potenza economica.

C’è da dire che per gli Stati Uniti, nonostante appaia il contrario, il protrarsi del conflitto costituirebbe più un fastidio che un vantaggio, dato che la Russia per gli USA ha cessato di essere un pericolo con la caduta dell’URSS, mentre ora il competitore principale è la Cina, che attraverso la sua espansione economica, si è di fatto impossessata di mezza Africa e di molti Paesi latinoamericani. Questo senza sparare un solo colpo di fucile. Mentre gli USA hanno speso cifre colossali in Afghanistan, non sono riusciti a risolvere il conflitto in Palestina e hanno compiuto il passo falso della guerra in Iraq; ragion per cui devono urgentemente attuare un cambio sostanziale di strategia, se vogliono mantenere la propria influenza su alcune aree del mondo.

a cura di  Guido Gazzoli

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