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Il negoziato USA-Arabia Saudita per l’ultimo Accordo di Abramo inizia dal nuovo piano per Gaza. Di Greta Cristini

  1. Trump detta il tono iniziale delle trattative con Riyad per normalizzare i rapporti con Israele, obiettivo del regno di Casa Saud. Ma come farlo accettare a un popolo vicino alla causa palestinese? La nuova puntata di Extrema Ratio è online! https://gretacristini.substack.com/p/il-negoziato-fra-stati-uniti-e-arabi

Trump detta il tono iniziale delle trattative con Riyad per normalizzare i rapporti con Israele, obiettivo del regno di Casa Saud. Ma come farlo accettare a un popolo vicino alla causa palestinese?

Greta Cristiniko
Il 20 marzo 2018, il presidente Trump mostra un grafico con le vendite di armi all’Arabia Saudita in un incontro con il principe ereditario Mohammed bin Salman a Washington. 

Il ministro della difesa israeliano Israel Katz ha ordinato all’esercito israeliano di preparare un piano per consentire ai residenti di Gaza che desiderano lasciare la striscia di farlo. Katz ha sottolineato che il piano includerebbe “opzioni di uscita tramite valichi di terra e accordi speciali per la partenza via mare e via aria”. Uno sviluppo che non solo conferma quanto già anticipato in una precedente puntata di questa newsletter, ovvero l’improbabile proseguo verso la Fase II del cessate il fuoco fra Israele e Hamas a Gaza che preveda un ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia (e i cui negoziati, di cui nessuno parla più, dovrebbero già essere in corso). Ma che di fatto vuole implementare la chiacchierata dichiarazione fatta dal presidente americano Donald Trump il giorno prima di “prendere il controllo di Gaza” per farne la nuova “riviera del Medio Oriente”, insieme alla raccomandazione a circa 2 milioni di palestinesi di evacuare la Striscia verso Egitto e Giordania.

Una dichiarazione che in realtà riconferma quanto già comprensibile sulla politica mediorientale del nuovo inquilino della Casa Bianca e che qui enunciamo per capire Washington, non per giudicarlo.

Per Donald Trump, trovare una soluzione per il popolo palestinese non è che una questione corollaria, se non forse secondaria (collaterale?) del vero perno degli equilibri regionali: la completa integrazione dello Stato Ebraico negli equilibri del Medio Oriente, attraverso la normalizzazione dei rapporti diplomatici fra Israele e Arabia Saudita in funzione anti iraniana, anti cinese e volta a proseguire il disimpegno militare degli USA nella speranza ultima di promuovere una maggiore stabilizzazione della regione favorevole agli interessi di Gerusalemme e di Washington.

Prima di proseguire nel ragionamento e sviscerare maggiormente le criticità della controparte saudita, va ribadita una premessa fondamentale a cui tengo particolarmente quando si cerca di capire Trump: egli non applica ideologie o considerazioni valoriali nella sua politica estera, ma interpreta la geopolitica in funzione di un realistico e cinico gioco di rapporti di forza e riconoscimento della legittimità delle sfere di influenza. Un approccio che può talvolta accelerare un processo di pace o di tregua, com’è probabile nel caso della guerra russo-ucraina (con buona pace del diritto internazionale nonché del proposito di una pace “giusta e duratura” enunciata da Joe Biden e dalle cancellerie occidentali) e che, tra l’altro, come nel caso di Gaza, può invece condurre a (non) soluzioni insostenibili dal punto di vista umanitario, in nome (dal suo punto di vista) di obiettivi più importanti.

Tazio Tenca
Author: Tazio Tenca

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