Il punto sull’invasione dell’Ucraina con il generale Giorgio Battisti

Intervista al generale Giorgio Battisti

sull’invasione russa dell’Ucraina

Analisi di una crisi che mette in pericolo la pace mondiale nel cuore dell’Europa

Luciano Ghelfi, giornalista quirinalista del TG2 e direttore del portale dei Lombardi nel Mondo (www.lombardinelmondo.org), ha intervistato il generale di Corpo d’Armata Giorgio Battisti – analista militare per anni impegnato in posizioni di comando nelle missioni NATO – sulla più grave crisi nel cuore dell’Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale, determinata dalla invasione russa dell’Ucraina.

L’incontro, moderato da Daniele Marconcini, presidente dell’Associazione Mantovani nel Mondo (estensore di questa nota), ha visto la partecipazione del presidente dell’Associazione Civitas Europa Alessandro Verdeoliva, degli analisti del sodalizio Lorenzo Ricci ed Estefano Soler Jesus Tamburrini, della ricercatrice Donatella Frezzotti, del corrispondente in Polonia della Consulta dei Lombardi nel Mondo Matteo Cazzulani, nonché dei redattori del sito AMM  Flavia Aondio e Riccardo Persi. Ha dato il suo contributo durante la  discussione la senatrice Laura Garavini, già presidente della Commissione Difesa del Senato sino al 2019 e attualmente vice presidente della Commissione Esteri del Senato.

Il generale Battisti ha analizzato la politica della NATO adottata negli ultimi anni e la situazione sul campo in Ucraina, dando un quadro d’insieme sulla strategia militare delle forze d’invasione russe e sullo stato dell’esercito ucraino, nonché sulle modalità d’ingaggio in caso di confronto con la NATO (in base all’art. 5 del Trattato dell’Alleanza Atlantica).

Si è affrontato poi il tema dell’interventismo di Putin in Ucraina, considerato dagli osservatori un leader a dir poco controverso, ma sempre razionale nelle sue scelte, per meglio comprendere questo cambio di condotta inaspettato e sembra non condiviso da una parte dei suoi più stretti collaboratori. È stata ricordata la così detta «strategia della follia», studiata durante la Guerra fredda, che consisteva nel destabilizzare psicologicamente il nemico intraprendendo una serie di azioni atte a far credere la perdita di qualsiasi riserva nel far scoppiare una Guerra nucleare, così da far desistere l’avversario dal perseguire i propri obbiettivi.

La domanda che molti osservatori si sono posti è stata, secondo Cazzulani, se «Putin sta giocando strategicamente al folle o siamo davanti a un repentino cambio del modus operandi di uno degli uomini più potenti del mondo?». Tra gli altri quesiti emersi, primo tra tutti: se l’alternativa alle sanzioni fosse la Terza guerra mondiale, varrebbe lo stesso principio quando si parlerà di Taiwan? Gli americani sono disposti a morire per Taiwan, ma non per l’Ucraina? Giustificare l’Ucraina giustifica Taiwan? Da qui, uno scontro politico chiaramente asimmetrico che, come ribadisce il generale Giorgio Battisti, vede confrontarsi da un lato un monolite incarnato da una Russia piramidale, con al vertice Vladimir Putin, e dall’altro un’Alleanza occidentale coordinata dalla NATO, ma con 30 membri che perseguono aspirazioni e modalità di intervento diverse.

Ovviamente, un’aggressione diretta a uno dei membri dell’Alleanza farebbe scattare l’articolo 5 del Trattato e l’automatismo militare di tutta la NATO, compattando il fronte occidentale. A tale riguardo, i teatri principali sarebbero certamente i Paesi Baltici e la Romania dal Mar Nero al confine con la Galizia. Le truppe NATO schierate in Romania (20.000 uomini) non sarebbero sufficienti a contrastare un eventuale conflitto, ma creerebbero un potenziale numero di vittime tale da rendere immediato l’attivazione del noto articolo 5.

La Senatrice Garavini nel suo intervento ha spiegato come Putin si sia preventivamente accordato con la Cina, prima delle Olimpiadi, su una possibile escalation militare nei confronti dell’Europa e degli USA, sulle conseguenze della sospensione del sistema SWIFT alla Russia e sull’emergenza umanitaria determinata dall’impatto del conflitto con l’arrivo di migliaia di profughi nell’Unione Europea. Alcuni osservatori hanno considerato una cifra assai realistica quella di circa 4 milioni di Ucraini in fuga dalla guerra.

Luciano Ghelfi ha posto un quesito relativo alle conseguenze dell’estromissione della Russia e al suo isolamento internazionale, evidenziando come l’intervento russo abbia sottovalutato la resistenza ucraina considerato, come osservato dal generale Battisti, che i combattenti russi non hanno la forza militare per occupare stabilmente la capitale Kiev, e tanto meno tutta l’Ucraina.

Infatti, con oltre 3 milioni di abitanti e 848 km quadrati, Kiev non sarebbe facile da presidiare militarmente, anche perché, come ribadito sempre dal generale Battisti, degli oltre 200.000 militari russi, la maggior parte sono dei tecnici o addetti alla logistica, mentre i combattenti effettivi stimati sarebbero intorno ai 60.000 soldati.

Il capovolgimento del paradigma internazionale è stato poi indotto dalla decisione della Germania di aumentare di 100 miliardi di euro il budget per la difesa e con Svezia e Finlandia, a fronte della nuova situazione, chiaramente inclini a mettere nero su bianco la loro vicinanza alle istanze ucraine e occidentali.

Riguardo alla Turchia, il generale Battisti ha rimarcato il ruolo di Ankara: fra l’applicazione dei trattati sugli Stretti del 1936 inerenti al passaggio di navi militari, fino al rifornimento di droni militari all’Ucraina, per i quali Kiev ha provveduto a fornire le motorizzazioni, il che ha posto spontanea un’altra domanda sulla posizione della Turchia. Risulta, infatti, che l’utilizzo dei suddetti droni richieda la presenza di operatori tecnici turchi in territorio ucraino, ponendo così la NATO indirettamente già attiva sul campo.

Alessandro Verdoliva di Civitas Europa ha posto il quesito sullo scenario bellico che si prospetta per il teatro europeo, in cui la possibilità dell’opzione mujahidin si fa concreta. Da questa riflessione, ne sorge che il tempo è ora il fattore chiave per determinare le sorti del conflitto e per evitare, nell’ottica russa, una cristallizzazione militare che porterebbe ad una afghanistanizzazione del conflitto.

A favore di questa tesi, come prima ricordato, è una Germania che, abbandonando la retorica pacifista, ha deciso di aiutare militarmente l’Ucraina con sistemi portatili terra-aria Stinger e terra-terra Javelin. Questo è un dettaglio non da poco, che potrebbe indicare effettivamente il passaggio da una guerra lampo a una guerra di logoramento. Per la traballante aggressione sovietica all’Afghanistan, ha ricordato Battisti, ai tempi servirono 600.000 soldati contro un esercito di nomadi.

Oggi lo scenario è visibilmente, per quanto asimmetrico, più equilibrato in termini di potenze. Parlando invece della dipendenza italiana nelle forniture del gas dalla Russia, è emersa una grave assenza di strategie alternative negli approvvigionamenti energetici. Il Governo italiano ha appena dato disposizione a ENI di iniziare le trivellazioni nell’Adriatico e ha fatto richiesta di riattivare le centrali a carbone, fonte energetica questa fra le più inquinanti in assoluto. A tal riguardo, la ricercatrice Donatella Frezzotti ha ribadito come la nuova tecnologia nucleare di quarta generazione sia in realtà una ottima alternativa da non tralasciare; essendo completamente senza scorie, potrebbe infatti fornire un’autonomia energetica e strategica per l’Italia, garantendo un margine di manovra superiore e una dipendenza internazionale inferiore…

L’incontro si è svolto mentre stavano iniziando le trattative tra le delegazioni di Ucraina e Russia per fermare la guerra, che ricordiamo, ha già creato un esercito di 500mila profughi e gravi sofferenze alla popolazione civile.

Giorgio Battisti, generale di Corpo d’Armata, ha frequentato il 154° corso dell’Accademia Militare di Modena (1972-74) e la Scuola di Applicazione di Torino (1974-76). Promosso al grado di Colonnello nel dicembre 1996, dal settembre 1997 all’ottobre 1999 ha comandato il reggimento allievi dell’Accademia Militare di Modena. Ha partecipato alle operazioni in Somalia (1993) e in Bosnia (1997). Dal 28 dicembre 2001 al 9 maggio 2002 è stato il primo comandante del Contingente Italiano della missione ISAF in Kabul (Afganistan). Promosso Generale di Brigata il 25 marzo 2002, ha ricoperto l’incarico di Vice Comandante della Brigata Taurinense dal 18 giugno 2002, per assumerne il comando il 26 ottobre 2002. Dal 13 febbraio al 16 giugno 2003 è stato il primo comandante del Contingente Italiano in Afganistan, sia per la missione Nibbio 1 (nell’ambito dell’Operazione Enduring Freedom) sia per la missione ISAF. Dal 31 maggio 2008 al 24 giugno 2011 ha ricoperto l’incarico di capo di Stato Maggiore del Comando delle Forze Operative Terrestri in Verona. Il 1° gennaio 2011 è stato promosso generale di Corpo d’Armata. Il 30 giugno 2011 ha assunto l’incarico di comandante del Corpo d’Armata di Reazione Rapida della NATO in Italia. Dal 15 gennaio 2013 al 24 gennaio 2014 ha ricoperto l’incarico di capo di Stato Maggiore della missione ISAF e quello di ITA–SNR (Italian Senior Representative) a Kabul, Afganistan. Il 23 agosto 2015 ha ceduto l’incarico di ispettore delle infrastrutture dell’Esercito e dal 25 agosto è comandante del Comando della Formazione, Specializzazione e Dottrina dell’Esercito. È autore di numerosi saggi e conferenze a carattere professionale presso istituti universitari e culturali sia nazionali sia internazionali. È, inoltre, autore dei libri Penne Nere in Afghanistan (2004) e Storia Militare dell’Afghanistan (2015). È stato coautore nel 2021, insieme alla giornalista Zuffanti del volume Fuga da Kabul. Ha terminato il servizio attivo nel 2016.

Condividi