In Mongolia, cresce il turismo lombardo sulle orme di Gengis Khan
La comunità di italiani residenti in Mongolia è storicamente ridotta. In base ai dati ufficiali dell’A.I.R.E. (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) l’intera comunità conta tra le 25 e le 40 persone. Principalmente sono i residenti storici divisi tra la capitale Ulaanbaatar e alcune aree di Missione. Si tratta perlopiù del personale diplomatico dello staff dell’Ambasciata d’Italia a Ulaanbaatar e dei Missionari e cooperanti religiosi legati alla Caritas Ambrosiana o ai Missionari della Consolata. Pochissimi sono anche gli imprenditori o expat che lavorano nel settore del commercio (lavorazione del cashmere), dell’edilizia o per organizzazioni internazionali.
Per quanto riguarda i cittadini lombardi, cioè italiani originari della Lombardia o precedentemente iscritti in un’anagrafe lombarda che vivono stabilmente in Mongolia, i numeri risultano praticamente ridotti quasi allo zero. Per questi presumibili motivi, non esistono statistiche pubbliche disaggregate per regione; quindi, è altamente probabile che la presenza lombarda si traduca a una manciata di singoli individui stimabili tra 1-5 persone, se presenti e legate principalmente a progetti di cooperazione internazionale oppure a specifici ruoli commerciali e diplomatici.
Questi dati statistici, tuttavia cambiano se si considera il flusso meramente turistico dei lombardi che vistano la Mongolia. Infatti, in proporzione rappresentano una quota importante di viaggiatori italiani che scelgono questa particolare meta che a tutti gli effetti è considerata come una destinazione di nicchia, quindi i numeri rimangono sempre nell’alveo di modeste unità.
Incrociando i dati dell’Ufficio Nazionale delle Statistiche della Mongolia e i flussi dei principali tour operator specializzati in viaggi culturali e d’avventura, è possibile osservare che i turisti italiani totali in Mongolia oscillano tra i 2500 e i 4000 all’anno. I turisti lombardi invece sono stimati in 700-1200 all’anno. Una crescita in positivo anche grazie al Governo che per gli italiani ha esteso l’esenzione dal visto turistico (fino a 30 giorni). La Lombardia è storicamente una delle prime regioni italiane (insieme a Lazio e Veneto) per volume di passeggeri verso le destinazioni extra-europee “insolite”. Per precisione, da sola la Lombardia genera circa il 25%-30% del mercato dei viaggi d’avventura e culturali italiani.
Il turismo lombardo in Mongolia non è di massa e risponde a precise dinamiche: i viaggi di punta sono nel periodo estivo (Luglio e Agosto), in particolare a Luglio per assistere al Naadam, la festa nazionale mongola con le gare di lotta, tiro con l’arco e corsa dei cavalli. I profili dei turisti rispondono spesso a professionisti amanti della fotografia naturalistica, del trekking o dall’antropologia che provengono perlopiù dalle aree di Milano, Monza, Bergamo e Brescia e dispongono di capacità di spesa, considerati gli spostamenti logistici e i costi locali da affrontare. Generalmente, le mete preferite con partenza da Ulaanbaatar prediligono il Deserto dei Gobi a sud, i laghi del nord e la valle dell’Orkhon.
La terra di Gengis Khan è una tra le mete turistiche riservate ai più audaci e veri amanti dell’avventura ma anche apprezzata da semplici turisti che desiderano vivere un’esperienza nell’atmosfera fiabesca e selvaggia della Mongolia. Da sempre in Mongolia, il binomio “cavaliere-cavallo” rappresenta il rapporto inscindibile di antropologica memoria tra “linea e cerchio”. La linea retta è quella della freccia scoccata dal cavaliere verso la preda; il cerchio è l’accerchiamento che la muta di caccia esegue.
Fortunatamente, oggi “la caccia” si fa con gli occhi del turista osservatore. Il tour ideale potrebbe ripercorrere e le tracce dei cavalieri mongoli e del loro epico condottiero. Almeno 5 notti in Ger (campi tendati), escursioni e trasferimenti by 4×4 con autista e guida che conosce la lingua italiana. Dopo la visita d’obbligo a Ulan Bator si dovrebbero visitare foreste lussureggianti, montagne impervie e fiumi impetuosi fino a raggiungere Karakorum, l’antica leggendaria capitale. Fare il bagno nel lago Ogii, riserva faunistica ricca di pesci e uccelli e percorrere la striscia di dune delle Mongol Els a dorso di cammello, infine attraversare il parco nazionale realizzato per salvaguardare i takhi (cavalli mongoli selvaggi) rara specie equina difficilmente addomesticabile. Alle terme di Tsenkher, il rito del bagno di notte sotto il cielo stellato mentre nella Valle dell’Orkhon si può trascorrere un’intera giornata insieme ad una famiglia nomade per scoprirne usi, tradizioni e costumi. Mentre gli uomini si occupano di governare il bestiame, le donne si dedicano alla cura dei bambini, al ricamo e alla preparazione del pranzo da consumare insieme ai turisti. Tra le praterie e gli antichi monasteri buddisti, si vive la vera essenza della Mongolia per conoscere una cultura agli antipodi rispetto alla nostra.
Tutte le informazioni su come organizzare il tour ideale si possono prendere contattando l’Hustai National Park (Parco Nazionale di Khustain Nuruu) https://www.hustai.mn, famoso a livello mondiale per essere habitat naturale dei cavalli selvatici di Przewalki (takhi). Oltre ai cavalli il Parco ospita una ricca fauna che include cervi nobili, gazzelle e centinaia di specie di uccelli osservabili in escursioni lungo i sentieri del parco oppure a cavallo.





