Industria e manifattura: come farsi trovare pronti per affrontare Industria 4.0 dal lockdown in poi

di Donatella Frezzotti (donatella.frezzotti@gmail.com)

L’Industria 4.0 parte innanzitutto dalle persone: investire nelle competenze è fondamentale per un approccio smart alla manifattura, anche, e soprattutto, a livello dell’organizzazione aziendale. Le Università stanno approntando modifiche ed integrazioni ai vari corsi di laurea per creare nuove figure professionali in grado di intercettare la domanda di nuovi posti di lavoro. Quando è cominciata la conversione in digitale della filiera produttiva, però, molte organizzazioni sia sindacali che confindustriali hanno temuto che l’avvento dell’intelligenza artificiale potesse togliere posti di lavoro a tecnici e operai, ossia alle figure operative meno professionalizzate, in quanto le persone e le loro competenze sono fondamentali per una vera e propria “digital transformation”. Vediamo in pratica da dove occorre partire perché, anche e soprattutto, alla luce dell’esperienza Coronavirus si possa agganciare una ripresa dell’economia che sia duratura e predisposta ad affrontare un difficile e turbolento futuro.

Università e Industria verso il futuro della Smart Manufacturing

Partiamo dalla Formazione: secondo il Politecnico di Milano, l’avvento dello smart manufacturing ha creato più di 200 nuove competenze, alle quali corrispondono oltre 250.000 posti di lavoro. Università, scuole superiori e corsi professionali formano ogni anno migliaia di giovani professionisti, inseriti sempre più rapidamente nelle aziende grazie a programmi di stage e apprendistati. L’università diventa così un partner capace di creare valore, grazie alle competenze del suo corpo docente e degli studenti con l’obiettivo di formare giovani con una visione d’insieme dell’intero sistema di produzione: in particolare in Emilia Romagna si è realizzata una proficua collaborazione tra le industrie del settore automotive nella gamma alta e le Università di Bologna, Reggio Emilia, Parma e Modena per la qualificazione di ingegneri, progettisti e designer della filiera dell’automobile. Occorre dunque agganciare progetti nazionali di politica industriale del Ministero del Lavoro, progetti di natura regionale o territoriali, che prevedano rapporti relazionali per collegare l’offerta qualificata di personale alle nuove esigenze delle aziende; le aziende dovranno, a loro volta comprendere la necessità di un approccio innovativo ed intraprendere percorsi di aggiornamento del proprio management per renderlo in grado di apprezzare ciò che viene proposto. Vi terremo informati su queste iniziative.

La formazione continua all’interno dell’azienda: non solo nuovi posti di lavoro: 4.0 e il dopo-Coronavirus

Le aziende che necessitano di adeguarsi alle linee di indirizzo di Industria 4.0 e di affrontare la nuova sfida non sono solamente interessate alla creazione di nuovi posti di lavoro: si tratta di un compito in linea con gli obiettivi del sindacato e del Governo della politica industriale del Paese. Le industrie che vogliono cogliere l’opportunità di agganciare rapidamente una ripresa, che coniughi esigenze digitali con le nuove sfide per il dopo-coronavirus, devono puntare anche sull’adeguamento formativo delle proprie risorse interne per creare oltre a figure aggiornate anche nuove modalità di lavoro. Recentemente l’Osservatorio 4.0 Manager ha coinvolto in un’indagine 65 imprenditori e 149 manager di industrie già digitalizzate o in fase di aggiornamento. I risultati ottenuti evidenziano come sia ritenuto primario lo sviluppo delle competenze manageriali (79%) e la formazione digitale delle risorse umane (77%). La drammatica esperienza del lockdown sta insegnando che un maggiore utilizzo della rete internet ed un adeguamento delle dotazioni di lavoro da remoto è indispensabile per affrontare e gestire eventuali recrudescenze patologiche di massa, nuove esigenze di conciliazione vita-lavoro, obiettivi di cybersecurity per condividere esperienze e risultati rapidamente, l’impiego delle risorse femminili per un approccio diversificato alle nuove sfide del mercato, la fidelizzazione e coinvolgimento del cliente lungo tutta la supply-chain. La sinergia tra le competenze digitali, l’automazione dei processi e l’innovazione è la base della crescita di un’impresa, che voglia competere su un mercato sempre più esigente e turbolento. In questo contesto sono risultati preziosi i fondi stanziati dal governo italiano tramite il Piano di Transizione 4.0, grazie al quale le spese per la formazione del personale accedono al beneficio del credito d’imposta. Tutte le risorse, comprese quelle di sostegno all’economia stanziate dall’UE dovranno essere impiegate per l’investimento in digitalizzazione e formazione; un investimento che potrà dare risultati economici, ma nella prima fase sarà indispensabile per rimanere sul mercato.

Ogni azienda dovrà essere anche un’azienda sanitaria: il welfare aziendale di sostegno

COVID-19 è il più grande evento globale e la sfida della nostra vita futura. In quanto tale, sta cambiando gli atteggiamenti e i comportamenti umani oggi e sta costringendo le organizzazioni a rispondere. Tuttavia, la necessità di rispondere non finirà quando la minaccia immediata del virus alla fine si ritirerà.

Le persone hanno capito che non si può fare affidamento unicamente sulle strutture sanitarie esistenti ma, nondimeno, vogliono tutto l’aiuto possibile, in ogni aspetto della loro vita. Le esperienze di salute e conciliazione vita-lavoro saranno richieste e, viceversa, la salute e l’equilibrio familiare dovrebbero essere considerate in ogni esperienza della vita lavorativa. Ogni azienda dovrà sviluppare un sistema di welfare interno o agganciarsi a sistemi esistenti di welfare privato già operativi in regione per aiutare e sostenere i propri dipendenti, facilitando l’accesso a prestazioni sanitarie, culturali, di istruzione, di viaggio (non solo lavorativo), di vacanza e cura di sè e di conciliazione vita-lavoro attraverso network predisposti e con esperienze di condivisione da fruire anche on line.

Il passaggio forzato durante la peggiore pandemia al lavoro virtuale, al consumo e alla socializzazione alimenterà un massiccio e ulteriore spostamento verso l’attività virtuale per qualsiasi cosa. Interesserà i modi di comunicare attraverso l’apprendimento, il lavoro, la transazione e il consumo. Questo avrà un impatto su tutti e le aziende saranno obbligate a tenersi al passo delle nuove esigenze, e questo a livello globale.

L’adozione del digitale da parte di coloro che devono ancora farlo sarà accelerata e sarà richiesta una riduzione degli ostacoli alla virtualizzazione per qualsiasi tipo di esperienza. I vincitori saranno quelli che testeranno ed esploreranno tutte le possibilità creative associate. Tutto ciò che può essere fatto virtualmente lo sarà.