Intervista a Massimo Marengo – Comites Mosca

Massimo Marengo – Presidente del Comites a Mosca
Quello che ho potuto notare in questi 20 anni trascorsi in Russia è il notevole e positivo cambiamento della situazione che, all’inizio del mio soggiorno, sembrava essere allo sfascio, tanto che amavo definirla “folcloristica” soprattutto confrontando le aspettative di un decollo con quelle di una realtà che specie fuori la capitale Mosca, sembrava ricordare l’epoca del Dottor Zivago.
Il balzo in avanti si è notato ed è stato notevole, specie nelle città, per cui ho molto apprezzato questa mia esperienza che mi ha fatto vivere il decollo di una Nazione dove, nonostante il mio status di visitatore, ho impiantato le mie radici, creandomi anche una famiglia.
Mi piace vivere in un Paese dove so per certo che il domani sarà positivamente differente dall’oggi, cosa che purtroppo non riesco più a trovare in Italia. Oltretutto la presenza Italiana è costituita in massima parte da imprenditori, che si trovano a vivere quasi tutti a Mosca: non potrebbe essere altrimenti, visto che il costo della vita è caro e le opportunità di lavoro sono difficili da trovare per chi viene senza una specifica attività.
In questo contesto la decisione delle sanzioni economiche decise sicuramente non colpirà la vita della gente nell’immediato, ma nel medio termine andranno ad influenzare l’economia Russa soprattutto sulla organizzazione nel settore delle forniture e le strategie commerciali, nella quale potrebbero crearsi dei problemi: ma pensando al lungo termine ciò potrebbe addirittura trasformarsi in un turbo per l’economia Russa, spingendola ad inserirsi in settori fino ad ora delegati all’importazione di beni che invece potrebbero prodursi qui.
Contrariamente a quello che si pensa, qui non ho avuto mai problemi, nel pieno rispetto delle autorità, ad esporre la mia opinione e c’è una quantità di democrazia estremamente superiore a quella che un cittadino straniero possa credere al punto che se veramente viviamo in uno Stato di oppressione, come mai nessuno vuole andarsene?
So che da voi circola la notizia dei 200.000 Russi che stanno per emigrare perché qui non trovano libertà: ma il fatto che lo possano fare dimostra già il contrario di ciò che viene detto da diversi media stranieri.
La percezione che ho è che il consenso a Putin, malgrado il dato dell’80% mi sembri un po’ eccessivo, di certo superi il 60 e quindi sia importante. Un po’ per patriottismo, ma anche per dei fatti accaduti prima dell’attuale guerra dove la Russia già era aspramente criticata e messa in disparte, tipo tutta la questione inerente al vaccino Sputnik, che si è cercato di vendere all’estero ma che non ha ricevuto le certificazioni necessarie nonostante funzionasse.
Quindi il tutto ha provocato un supporto ancora più importante al sistema attuale.
Posso dire che dell’attuale situazione sono molto più preoccupate le comunità straniere che vivono qui che i Russi stessi, visto che a favore delle sanzioni si è schierata meno della metà dei Paesi del mondo, e gli stranieri temono non solo le sanzioni finanziarie ma ben più quelle logistiche che impediscono gli spostamenti come accadeva prima, nel senso che i viaggi all’estero si sono complicati.
Purtroppo tutta l’immagine positiva che l’Italia, senza nessuna fatica, aveva guadagnato negli anni si è incrinata, soprattutto a livello commerciale ma non solo: molti miei clienti mi hanno già contattato dicendo che se la situazione dovesse perdurare si rivolgeranno a fornitori in India o in Cina.
Il nostro Comites è operativo da poco, ma solo perché non avevamo i numeri sufficienti per costituirlo, visto che la presenza di Italiani è stimata in 4-5000, e stiamo parlando di iscritti all’AIRE, dato che la cifra reale di connazionali è quasi il triplo.
Incontri in Ambasciata ne abbiamo avuti anche di recente: l’ultimo era per spiegare il quinto pacchetto di sanzioni e cercare di fornire assistenza, visto che la comunità Italiana qui è in massima parte formata da imprenditori.
Sul fronte della dipendenza energetica dell’Italia credo che, esaminati i dati forniti dal Sole 24 ore è un problema difficilmente risolvibile soprattutto in tempi brevi e trovo altresì strano che da una parte rifiuti approvvigionamento energetico da uno Stato che ritieni “canaglia” per poi trovarlo in Egitto ed in Tunisia, che non mi sembrano le democrazie più sorridenti del mondo.
Pur non essendo il mio settore ho avuto notizia che la quantità di materie energetiche venduti ad altri clienti (per esempio il Pakistan) è aumentata di un 30-40% quindi non credo che da parte della Russia ci sarà la necessità di chiudere o limitare le fonti di approvvigionamento.
Personalmente credo che l’attuale conflitto non possa continuare molto al di là del fatto di essersi annessi sia Mariupol che le due Repubbliche del Lugansk, anche perché le conquiste devono essere mantenute stabilmente, cosa non facile se la guerra si estendesse in altre zone: e non credo che quest’ultima fosse l’idea che Putin aveva quando concepì l’azione militare.
La “deadline” del 9 Maggio rientrerebbe quindi nello stile Russo, come hanno fatto con l’annessione della Crimea.
Personalmente ho presenziato ad una parata in Crimea un 9 Maggio e devo dire che erano tutti quanti felicissimi di essere tornati ad essere parte della Russia.
Fonte Guido Gazzoli
link: https://youtu.be/fVoIN7FucKs


