Intervista ad Alessandro Norsa psicoterapeuta, antropologo e studioso dei popoli ladini e cimbri

Il legame tra Mantova e i Norsa, famiglia di origine ebraica, prolifica, di ramificazioni molteplici e cosmopolite, si è protratto lungo i secoli, dal basso Medioevo fino all’età contemporanea. Essa si snoda come quella di molti altri nuclei mosaici, a partire dai primi spostamenti dall’Italia Centrale verso le città del Nord della penisola, tra cui Mantova, attratti dallo sviluppo economico e sociale portato dalla Signoria dei Gonzaga che portò alla nascita di società commerciali, o di banco alla fine del Trecento.

Un censimento operato nel 1821 per conto del governo asburgico indicava infatti che su una popolazione complessiva di 1925 persone esistevano 336 individui, pari ad oltre il 17% degli abitanti di etnia ebraica, che di cognome facevano Finzi oppure Norsa.

I 171 Norsa, con una sola eccezione, erano nati a Mantova. Questa premessa storico-familiare forse da sola può spiegare la statura intellettuale e la poliedricità culturale di Alessandro Norsa psicoterapeuta, antropologo, studioso dei popoli ladini e cimbri, editore, scrittore, artista e molto altro ancora.

Quando ho proposto ad Alessandro di programmare il nostro primo incontro per conoscerci, il mio problema è stato quello di scegliere quali libri da donargli come è mio costume, intuendo che avrei ricevuto anch’io delle sue pubblicazioni.

Alla fine allo psicoterapeuta ho dato un romanzo tratto da una storia vera di chi era stato in un istituto per malati di mente, all’antropologo un libro Carlos Castaneda sullo sciamanesimo e al ricercatore storico un cd con gli interventi in un convegno di storici e testimoni della civiltà contadina in provincia di Mantova,

In effetti ho visto giusto in quanto Alessandro mi ha regalato un poderoso Atlante etnografico, formato da ben cinque volumi sulle “Tradizioni nelle vallate ladine dolomitiche”, una sua pubblicazione “Ipnosi oltre frontiere. Le terapie ancestrali e stati modificati di coscienza” e infine un bel volumetto “Echi del Carnevale di Venezia nella storia e nel mondo”. Essendo di origine mantovana non poteva che esserci un proseguo con un invito a pranzo nella sua casa di Negrar (VR) sulla Via del Recioto con un menù etnico, preparato dalla sua compagna brasiliana con pregiati vini veronesi. Qui ho scoperto la vena artistica di Alessandro Norsa come pittore con opere conservate in varie città italiane.

Esemplificativa è la sua raccolta pittorica presentata a suo tempo presso la Galleria Massella (VR) “Il teatro delle emozioni”, Naturalmente durante gli incontri abbiamo parlato della nostra comune passione per il popolo cimbro della Lessinia (e dei futuri progetti che ho in cantiere per il 2022 in collaborazione con il Curatorium Cimbricum Veronese diretto da Vito Massalongo), essendo il mio Comune di Roverbella (MN) un luogo di insediamento di coloni cimbri sin dal Cinquecento nella frazione di Malavicina .

Coloni chiamati dai Gonzaga e a cui fu concesso lo “Ius Patronato” cioè l’elezione del parroco da parte dei capifamiglia e dove sopravvivono nella parlata veneta qualche espressione cimbra. Nel corso dell’intervista abbiamo percorso con Alessandro tutti i temi della sua esperienza professionale e di ricerca storica, grazie anche alla sua disponibilità e alla sua grande capacità di ascolto in cui emerge una continua ricerca di conoscenza che se pur razionale, è aperta anche alle esperienze del passato e di altre culture come fonti di arricchimento e di crescita personale.

 

 

 

 

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