Intervista ad Anna Maria Rossi sull’attualità del pensiero filosofico nell’attuale crisi pandemica

La domande che tutti si pongono in questo periodo di crisi pandemica sono le seguenti : tutto tornerà come prima? Cosa è cambiato? E quale sarà il nostro futuro? Il filosofo greco Eraclito risponderebbe Panta rei, letteralmente “tutto scorre”, nulla sarà come prima, con una riflessione razionale sui fondamenti della realtà e del pensiero e con una ricerca critica della verità sull’uomo e sulla sua vita. Ma cosa vuol dire tutto tutto questo per noi così lontani dall’antico pensiero filosofico?

Molti si chiederebbero dell’utilità della filosofia e del perché si dovrebbe fare riferimento ad essa. Aristotele risponderebbe con sicurezza che la filosofia non serve a niente. Non ci aiuta, cioè, ad affrontare e risolvere i mille problemi della vita di tutti i giorni, che richiedono conoscenze specifiche o scelte tecniche ad hoc. La filosofia è la disciplina che più ci allontana dalla concretezza dei casi quotidiani. Non è una scienza connessa alla sopravvivenza della specie umana, ma….

Ma filosofare è inevitabile per gli esseri umani… Aristotele aggiungerebbe che la capacità di filosofare è il tratto distintivo degli esseri umani, cioè una facoltà che li distingue da tutti gli altri esseri viventi. L’uomo si pone interrogativi speciali e del tutto “inutili” sul piano pratico, ma senza cui non saprebbe vivere: domande sul senso dell’esistenza, sulla possibilità di una vita oltre la morte, sull’esistenza di Dio, sulla natura dell’amore o dell’odio, sul giusto governo… Tutte queste domande sono proprie della condizione umana e ne costituiscono la natura profonda.

Dunque, la condizione filosofica e quella umana coincidono? Non si può essere umani senza porsi almeno una volta nella vita domande filosofiche? Ne abbiamo parlato con la professoressa Anna Maria Rossi per anni docente di filosofia, partendo da pensiero filosofico di Socrate sino a Pascal e all’ illuminismo, evidenziando come la filosofia sia innanzitutto un’attività che nasce dal desiderio di conoscere, sia amore per la sapienza e ricerca della verità e se pur diversa dalla religione, non sia necessariamente in contrasto con essa. È stato anche affrontato il ruolo del filosofo, il quale si pone anche interrogativi sulla conoscenza. Fino a che punto è possibile conoscere?

Infine, si è trattato il tema del giusto e del bello, intimamente collegati e sulle più importanti questioni dell’agire umano: la capacità di agire secondo giustizia, la creatività e la fruizione del bello, che sono tipiche della natura umana. D’altro canto, riflettere sui valori (che cosa è giusto e che cosa è sbagliato, che cosa è utile e che cosa è dannoso ecc.) non è forse fondamentale per prendere delle decisioni e affrontare sia le grandi questioni che la realtà quotidiana?

Qui l’intervista:

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