Intervista esclusiva al presidente della National Italian American Foundation

Luciano Ghelfi intervista Robert Allegrini

presidente della National Italian American Foundation

L’Italia investa nel farsi conoscere meglio negli Usa

Vista con gli occhi degli italoamericani, l’Italia appare come un Paese straordinario, che però non sa raccontarsi adeguatamente. Questo emerge dall’intervista esclusiva che il presidente della NIAF (National Italian American Foundation) ha concesso a lombardinelmondo.org. Robert Allegrini ha assunto un anno fa la guida della più prestigiosa e conosciuta associazione dei discendenti dell’emigrazione italiana. È un manager della comunicazione nel settore alberghiero, nativo dì Chicago, da tempo impegnato nel campo delle relazioni fra gli Stati Uniti e l’Italia.

Cavaliere della Repubblica e console onorario di San Marino, Allegrini ci racconta dell’orgoglio delle radici italiane, ma anche dello sconcerto per il fatto che lo stesso orgoglio non viene dimostrato dagli italiani d’Italia, che agli occhi di chi vive al di là dell’Atlantico peccano anche di scarso senso civico. Alle nostre istituzioni di governo chiede di essere più presenti attraverso le rappresentanze diplomatiche per difendere l’italianità dai pregiudizi (quello contro la figura storica di Cristoforo Colombo, in primo luogo), ma soprattutto per promuovere l’insegnamento della nostra lingua e i viaggi dei giovani alla scoperta del Belpaese, perché la straordinaria opportunità costituita delle radici italiane non si scolori con il passare delle generazioni.

Presidente Allegrini, la NIAF è la principale associazione dei discendenti dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti. Esiste ancora, secondo lei, l’orgoglio di essere italoamericani?

Sì, esiste un grande orgoglio nell’essere italoamericani. Forse ora più che mai. C’è orgoglio da parte degli italoamericani per ciò che l’Italia ha dato e continua a dare al mondo. Gli italoamericani hanno il vantaggio di vedere l’Italia da lontano e in tal modo vedono il «quadro d’insieme» di ciò che essa rappresenta, mentre gli stessi italiani spesso vedono solo gli aspetti negativi del vivere in Italia. Gli italoamericani sanno che l’Italia occupa un posto speciale nel cuore della civiltà occidentale.

Come vede oggi un italoamericano la propria terra d’origine? Cosa apprezza di più e cosa di meno dell’Italia attuale?

Gli italoamericani apprezzano molto la loro terra d’origine. Apprezzano la creatività italiana e lo stile di vita italiano. Sono orgogliosi dell’arte, della musica e dell’architettura italiane. Naturalmente, c’è un grande orgoglio per la cucina del Paese. Ciò che gli italoamericani non apprezzano dell’Italia è la mancanza di patriottismo e di un vero senso civico. Questa mancanza di senso civico si manifesta in tutto, dai rifiuti lasciati nelle strade agli orribili graffiti che rovinano molti edifici del Paese. Gli italoamericani sentono che gli italiani devono imparare a essere orgogliosi del proprio Paese e a rispettare i diritti degli altri.

In Italia ha destato molta impressione il movimento che intende cancellare l’eredità di Cristoforo Colombo, abbattendo i suoi monumenti, o eliminando il Columbus Day. Cosa pensa di queste estremizzazioni della «cancel culture»? E come vengono combattute dalla NIAF?

La cancel culture è un grande problema negli Stati Uniti. Sfortunatamente, Cristoforo Colombo è diventato il simbolo di questo movimento, perché rappresenta l’arrivo della civiltà occidentale in Nord America e coloro che sostengono la cancel culture tendono a odiare la civiltà occidentale e a incolparla per i problemi attuali del Paese, che francamente è ridicolo per il mio modo di pensare. La figura di Cristoforo Colombo è stata adottata come simbolo del coraggio e della determinazione italoamericani più di un secolo fa, e noi della NIAF non permetteremo che chi sostiene la cancel culture distrugga la sua immagine. Abbiamo creato un’organizzazione chiamata National Columbus Educational Foundation, insieme a tutti gli altri maggiori gruppi italoamericani, al fine di educare il pubblico americano sulla figura di Cristoforo Colombo, e su cosa significa per gli italoamericani in particolare. Stiamo anche lavorando con i governi di diversi stati e città per spiegare l’origine delle statue a lui dedicate rimaste al loro posto, come per altri tributi alla sua figura, e per adoperarci affinché quelle che sono state rimosse vengano alla fine di nuovo riposizionate.

Con i suoi programmi rivolti ai giovani la NIAF è molto impegnata nel costruire ponti fra le due sponde dell’Atlantico, a far riscoprire ai discendenti dell’emigrazione italiana le proprie radici. Può l’Italia costituire una opportunità per gli italoamericani?

Ogni anno la NIAF porta un gruppo di giovani italoamericani che non sono mai stati in Italia a compiere un viaggio interamente pagato alla scoperta della terra dei loro antenati. Si tratta di un programma di grande successo chiamato Ambassador Peter F. Secchia Voyage of Discovery, ma si tratta solo di 50 partecipanti. Dobbiamo farlo crescere, in modo che diventi molto più ampio. Ovviamente, c’è una grande opportunità per l’Italia di partecipare all’iniziativa, aiutando a supportare i costi o fornendo contributi che consentano di aumentare il numero dei partecipanti.

L’emigrazione italiana è tradizionalmente legata alle proprie origini territoriali, la propria città, la propria provincia, la propria regione. Esiste anche una eredità lombarda?

In virtù del fatto che la Lombardia è sempre stata una delle regioni italiane più ricche, non c’è una così grande immigrazione da questa regione verso gli Stati Uniti. Tuttavia, ci sono città che hanno concentrazioni di discendenti dalla Lombardia, e una di queste è St. Louis. La comunità lombarda di St. Louis ha prodotto uno dei giocatori di baseball più famosi e amati d’America, Yogi Berra. La presenza della Lombardia negli Stati Uniti si fa sentire anche in altri modi, ad esempio, la mia città natale: Chicago, è gemellata con Milano e abbiamo un programma di città gemellate molto vivace.

Che rapporto c’è fra l’emigrazione storica e quella attuale, più qualificata, che alla valigia dei nonni ha sostituito il laptop?

Il rapporto tra queste due comunità potrebbe essere più forte. Purtroppo, provengono da due mondi diversi. La comunità di immigrati più anziani ha una percezione diversa dell’Italia e dei valori italiani rispetto agli immigrati più recenti. In quanto tale, non c’è molta interazione tra i due gruppi. Ma dovrebbero cercare di aiutarsi a vicenda e trovare un terreno comune. Entrambi dovrebbero essere orgogliosi di provenire dall’eredità italiana.

A che punto siamo con la promozione della lingua italiana negli Stati Uniti?

L’insegnamento della lingua italiana negli Stati Uniti procede a fatica, grazie in gran parte agli sforzi della comunità italoamericana. Da parte del governo italiano occorre fare di più per supportare l’insegnamento della lingua. Mia madre ha potuto frequentare la scuola di lingua italiana a Chicago negli anni Trenta, allora pagata dal governo di una nazione molto più povera dell’Italia di oggi. È una questione di priorità. Se il governo italiano si accontenta di una comunità italoamericana con la quale non riesce a comunicare nella sua lingua madre, tutto va bene. Ma se vuole salvare l’uso dell’italiano negli Usa, allora dovrà investire maggiori risorse.

Che cosa si sente di chiedere alle istituzioni italiane a nome dei milioni dei discendenti statunitensi della nostra emigrazione?

Grazie per aver posto questa domanda, che è molto utile. La mia lista di ciò che serve da parte delle istituzioni italiane è lunga. In primo luogo, ciò che serve è la comprensione da parte del governo italiano che la comunità italoamericana rappresenta un’enorme risorsa per l’Italia. Siamo in sostanza 20 milioni di ambasciatori del Paese, dello stile italiano e del made in Italy. Una volta che si sia capito questo, si spera che le risorse siano conseguenti. Abbiamo un disperato bisogno di tutto quanto segue:

Maggiori risorse diplomatiche per il trattamento delle richieste di doppia cittadinanza. In questo momento, l’iter di conseguimento dura almeno due anni, e questo non si riflette bene sull’efficienza italiana o sulla reputazione dell’Italia tra gli italoamericani ansiosi di riconquistare la cittadinanza a cui hanno diritto.

Rappresentanti capaci, disponibili a difendere gli interessi dei titolari di passaporto italiano negli Stati Uniti vittime di stereotipi. Abbiamo bisogno di diplomatici disposti a schierarsi contro le rappresentazioni ingiuste degli italiani che ancora esistono, sia a Hollywood sia sui media americani. Abbiamo anche bisogno che questi diplomatici prendano una posizione attiva contro la cancel culture, che è costata così tanto alla comunità italoamericana per quanto riguarda la questione Colombo.

Abbiamo bisogno che il governo italiano investa in un’agenzia di pubbliche relazioni americana, che promuova un’immagine fedele dell’Italia. Purtroppo, il pubblico americano sa poco di ciò che l’Italia produce, al di là del cibo e della moda, e ancora meno sa del ruolo dell’Italia sulla scena internazionale. Quando i media americani parlano degli alleati europei degli Stati Uniti fanno costantemente riferimento a Gran Bretagna, Francia e Germania, come se l’Italia non contasse nulla. Questo può cambiare solo con un investimento finanziario significativo da parte del governo italiano per cambiare la percezione americana prevalente.

Abbiamo bisogno di maggiori risorse finanziarie da parte del governo italiano per la promozione della lingua e della cultura italiana negli Stati Uniti. Se si guardano i bilanci dell’Istituto Italiano di Cultura negli Stati Uniti rispetto allo Spanish Cervantes Institute, all’Alliance Francais francese e al Goethe Institute tedesco si nota una grande disparità, nonostante il fatto che l’Italia abbia una comunità di immigrati molto più ampia rispetto a Spagna, Francia e Germania. L’Italia deve fare un investimento per garantire che la prossima generazione di italoamericani abbia un senso più pieno della ricchezza della cultura e della lingua che rappresenta. In questo caso, possono essere ambasciatori più efficaci.

Abbiamo, infine, bisogno di un investimento finanziario da parte del governo italiano che permetta ai giovani italoamericani di visitare l’Italia per la prima volta. Niente può legare gli italoamericani alla loro patria ancestrale più di un viaggio per vedere da dove sono partiti i loro antenati. Più viaggi potranno essere offerti a giovani italoamericani, più saranno i nuovi ambasciatori italiani negli Stati Uniti.

Luciano Ghelfi

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