Intervista a Francisco De Vecchi da Città del Messico a Mantova. Storia di una famiglia italica.

Classe 1987, architetto, Francisco De Vecchi è discendente di una famiglia di italiani che sbarcò in Messico agli inizi del ‘900. Arrivato recentemente in Italia per motivi di studio al Campus universitario di Mantova del Politecnico di Mantova, è stato intervistato assieme alla madre Lourdes da Daniele Marconcini.

Il suo bisnonno, partito da Pavia emigrò in Messico nel 1911. Essendo un chimico, egli iniziò a lavorare nelle farmacie alla preparazione dei vari medicinali: aveva capito che vi era un gran bisogno di nuovi farmaci e quindi cominciò a girare il paese creando una rete di contatti con i medici del Paese. Una attività che poi si evoluta diventando una azienda di famiglia nel settore farmaceutico, arrivata sino ai giorni nostri. Era stato preceduto da un fratello che aveva impiantato un fabbrica di mobili, poi andata distrutta a causa dei sommovimenti politici scoppiati in Messico. La comunità italiana all’inizio era formata da agricoltori, quasi tutti veneti e trentini, e le prime aziende erano formate tutte da personale italiano. Anche le professioni più importanti erano esercitate da italiani, i quali formavano le loro famiglie solo con propri connazionali o con persone arrivate del proprio paese di origine.

La rivoluzione del 1910 in Messico distrusse buona parte dell’attività dei primi insediamenti italiani e questo assetto sociale quasi del tutto scomparve. Ciò nonostante, i discendenti degli italiani emigrati hanno mantenuto e difeso la loro identità culturale e la famiglia De Vecchi ne è un esempio, Francisco parlando della sua esperienza in Italia si è detto molto ammirato da un’urbanistica a misura d’uomo delle città italiane, rispetto a megalopoli come Città del Messico e del rapporto architettonico delle città lombarde e venete con le vie dell’acqua. “Mantova è una città sull’acqua. Il fatto che ci sia un collegamento con Venezia attraverso il Po è importantissimo. Venezia incanta: il suo linguaggio architettonico orientale, reinterpretato dai veneziani, mi sembra una cosa fantastica” ci ha detto Francisco il quale parlando del nuovo quartiere di Porta Nuova a Milano con dei grattacieli con forme futuriste a suo parere “trasmette un messaggio di ricchezza soprattutto con le forme della Torre dell’architetto argentino Cesar Pelli, Francisco ha infine espresso un plauso sull’Associazionismo degli Italiani nel Mondo in quanto “elemento d’unione” con gli italici all’estero.

Qui l’intervista:

Condividi