Intervista a Pierluigi Milani: storia di una famiglia emigrata dalla Valcamonica e Monongahela (USA)

Ho immaginato di poter raccontare ai ragazzi l’esperienza dei miei viaggi in America, sulle orme del nonno Luigi e di riuscire a trovare il modo di renderli compartecipi di una ricerca basata su brandelli di informazioni, centrifugate e sparigliate ben bene nel tempo e nello spazio. Cosa avevo in mano? Quasi niente: un nome, lontano e mitico, Monongahela qualche racconto sentito in famiglia di questa gente che tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, andava e veniva da Malegno a quella remota cittadina vicina a Pittsburgh (Pennsylvania) e viceversa la certezza di aver perso là mio nonno, ucciso a soli 33 anni dalla terribile “spagnola” del 1918, qualche foto, una lettera del 1973 di una certa Caterina Pezzoni Vecho che lo vide spirare…”.

Pierluigi Milani descrisse così a suo tempo l’ansia di ritrovare le tracce del nonno, emigrato dalla Valcamonica in Pennsylvania negli Stati Uniti, dove le miniere di carbone avevano attirato migliaia di lavoratori da tutta Europa e particolarmente dall’Italia.

I bresciani e i bergamaschi delle Valli Lombarde portavano con sé anni di esperienza e di professionalità in questo settore, sin dai tempi in cui queste provincie erano territorio della Serenissima ma di questa loro esperienza americana dopo tanti anni si era persa la memoria persino dei discendenti di coloro che erano emigrati a fine Ottocento.

Daniele Marconcini ha raccolto in questa intervista a Milani per Lombardi nel Mondo la storia di questa epopea, raccontata e descritta nei suoi vari diari di viaggio (e poi in varie pubblicazioni) sfociata persino in un gemellaggio tra il Comune di Ono San Pietro/BS) e la città e la città di Monongahela.

Un gemellaggio tenacemente e metodicamente costruito grazie anche all’ Amministrazione Comunale del paese situato alle falde della Concarena che ha portato una delegazione bresciana nel 2014 negli States per festeggiare la ricostruita linea di contatti, scambi e conoscenze iniziata da Milani sin dal 1999 che ha consentito di avvicinarsi e toccare con mano gli ambienti in cui avevano vissuto i propri parenti là emigrati tra la fine del 1800 e il primo decennio del 1900, di frequentare le vie e le persone, molte delle quali discendenti dagli immigrati bresciani e bergamaschi, di trovare riscontri ai resoconti e alle storie narrate nei diari di viaggio.

“Un debito di amicizia e di affetto che continuerà a legarci a loro per tutta la vita” ha affermato Milani in uno dei suoi ultimi scritti, augurandosi nel corso dell’intervista che questo legame costruito con tenacia, passione e anni di lavoro venga raccolto e mantenuto dalle future generazioni.

Qui l’intervista con Milani:

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