Intervista alla scrittrice Primula Galantucci ….ovvero “quando le parole donano luce alle ombre dell’animo”

“Ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo autobiografico Accade in un attimo quasi come fosse un’autoanalisi personale perché parlo dell’incidente in cui ho perso i miei genitori nel 1990 e di questa cosa non ho mai voluto parlare con nessuno, per non soffrire credo, da quel momento in avanti ho cercato di evitare persone e luoghi che mi facessero pensare a loro ma stava diventando un macigno troppo pesante da sopportare e quindi ho iniziato a scrivere.

Quando ci fu l’incidente eravamo in vacanza a Padova. Io avevo 23 anni e sono rimasta sola con mia sorella di 18 e mio fratello di 14 anni. Anni dopo ho incontrato una mia amica che era ammalata e ritenendo lei che avessi talento nella scrittura mi chiese di scrivere il suo, di libro. E a quel punto tutti i ricordi dell’incidente tornarono a galla e pensai che dovevo scrivere il mio di libro”.

Così si è raccontata Primula Galantucci nella sua intervista rilasciata a Daniele Marconcini per Lombardi nel Mondo. Primula trovando il modo di superare il terribile trauma avuto, sia con la stesura del libro e sia successivamente, facendo la volontaria per diversi anni presso la Croce Rossa di Lomazzo. Il realismo dei fatti descritti e l’intensità del suo modo di scrivere, gli ha aperto immediatamente la strada del successo, facendogli guadagnare moltissimi premi nei vari concorsi letterari a cui ha partecipato.

Quello che colpisce in questo racconto è l’umanità che vive e lavora in un Pronto Soccorso e del rapporto tra paziente, soccorritori, infermieri, medici (e naturalmente familiari) che questa recente pandemia ha fortemente attualizzato. Al punto che la lettura di questa storia, è stata raccomandata, anche a tutti coloro che vogliono fare un percorso nel volontariato sanitario per il suo realismo e a tratti per la sua crudezza ma con tanta abnegazione e professionalità come avviene nella realtà dei Pronto Soccorso.

Un libro che non ti può lasciare indifferente sul senso della vita e su un destino che può da un giorno all’altro cambiare il corso della tua esistenza ma che può obbligarti a reagire anche in modo positivo, facendoti crescere e trasformare il dolore in atti concreti di solidarietà verso gli altri. Sarebbe comunque troppo semplice descrivere Primula solo come una semplice autrice in quanto emerge un grande spessore culturale che può’ spaziare in vari ambiti.

 

Questo l’ha portata a fare diversi viaggi all’estero, compresa l’America Latina, e ad avvicinarsi anche ad altre discipline artistiche come la musica jazz, sempre cercando di perfezionarsi con lo studio e una apposita preparazione. Questo approccio Primula l’ha applicato anche alla scrittura, partecipando ad un corso di scrittura creativa che l’ha portata ad avere un suo modo originale di esporre le sue storie che ritroviamo nel suo secondo romanzo “L’inesistenza del tempo” che racconta un incontro casuale con la protagonista Silvia che vive una serie di storie tormentate, apparentemente senza soluzione, le quali si intrecciano e si sviluppano con le vicende di aktri personaggi che di volta in volta si raccontano in brevi ma avvincenti capitoli.

Capitoli che si susseguono contemporaneamente e che ti obbligano a leggere sino alla fine l’intera trama per arrivare a conoscere la possibile soluzione della storia di Silvana. Primula è una scrittrice certamente da seguire nelle sue prossime pubblicazioni in quanto i suoi racconti, grazie alla scelta della casa editrice Chiado Books, possono avere una platea internazionale mantenendo una propria originalità nello stile e nella psicologia dei personaggi adatta ad ogni tipo di lettore.

Qui l’intervista:

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