Presentazione di “Invasioni”, libro di Enzo Antonio Cicchino

Invasioni di Enzo Antonio Cicchino. Un romanzo? Un reportage? Un saggio? Al lettore il compito di classificare quest’opera, che mette il dito nella piaga delle nostre ansie contemporanee. Futuro, attualità dirompente e passato ancora in parte da riscoprire si rincorrono tra le pagine.

Quanti sanno che l’Italia aveva possedimenti anche in Cina? Una puntuale ricostruzione storica dell’avventura coloniale italiana, che si scontra con il presente delle migrazioni verso l’Europa. L’autore non fa sconti, nemmeno a sé stesso, riguardo al destino, spesso grottesco, che continua a far incontrare i popoli divisi e uniti dal Mediterraneo.

Nel volume, interviste esclusive a: Annamaria Cancellieri, Raffaele Squitieri, Salvatore Marino, allo storico Mauro Canali e ai rimpatriati dalle colonie e loro discendenti, presso AIRL, Associazione italiani rimpatriati dalla Libia.

È lo stesso autore a rivelare che in questa sua opera è confluito molto del materiale raccolto per la realizzazione di un documentario andato poi in onda nel ciclo La Grande Storia (Raitre). Una mole di lavoro rimasta pressoché inedita, in quanto il prodotto televisivo per sua natura vede condensarsi in pochi minuti di trasmissione una ricerca ben più ampia e approfondita delle fonti.

Di seguito alcuni brani tratti dall’opera.

Copertina del libro Invasioni
Invasioni di Enzo Antonio Cicchino

Anche un uomo nero ha le lacrime, forse non lo sapevo. Incredibile, non hanno colore, sono identiche a quelle di un bambino. Sono un mare infinito le lacrime e hanno lo stesso sapore, perché a volte ho pianto per amore seduto sulla sabbia, bagnato dalle onde. Non sono sciocche le lacrime, ti restano dentro, sulla bocca, a volte ferme bussano alle labbra e tu non gli apri e solo per vergogna. Sono gocce le lacrime, le potresti contare. Come i battiti del cuore, solo che quelli, se smettono, muori, invece le lacrime… Puoi sorridere con le lacrime ed è come la pioggia col sole, puoi chiedere perdono alle lacrime. Sono gocce di inchiostro invisibile che resta indelebile finché l’ultimo passo, l’ultimo sguardo, l’ultimo pianto, l’ultimo battito, l’ultimo sorriso ti accompagna. Le lacrime sono acque sterminate sorte dalla mente quando pensa.

… il mare è lì di fronte. Calmo, traditore, scontroso. L’Impero italiano è oltremare. Quello nato nel 1869 con l’acquisto della Baia di Assab, nel Mar Rosso. Seguì la conquista del Corno d’Africa e poi la sconfitta nella Seconda guerra mondiale… Voglio che la mia lettura del passato si radichi in chiave contemporanea e su di una lingua di mare simbolica: ho scelto la spiaggia di Pozzallo, Sicilia meridionale, dove, tra l’altro, sono avvenuti sbarchi. Non quelli degli Alleati nel ’43, ma di migranti clandestini che appena messo piede sulla sabbia si sono dileguati nelle campagne, poi rintracciati con difficoltà dai carabinieri. Molti di loro sono svaniti su per la penisola. Ho già pronta una tenda canadese che usavo da ragazzo, quasi nuova. La porto a Pozzallo. Una tenda fa compagnia, ti fa sentire un eroe. Attendo uno sbarco, avverrà? tempesta a Pozzallo. Di mare e di pensieri. Di inquadrature, di volti. Di passato e presente. Volti che partono. Di ieri per Assab, di oggi dalla Libia; ieri per Massaua, oggi da Tripoli. Ieri per Zuwara, oggi per Lampedusa. Migranti. Navi e colonizzatori, vittime e razziatori, pietà e sterminio. Corpi sbandati. Rocce e distese. Figli, invasori, assalitori, profughi. Rivedo gli amici che ho conosciuto, cacciati via dall’Africa come relitti: dall’Eritrea, dalla Somalia, dall’Etiopia, dalla Libia. I loro occhi tornano, impressi nella memoria. Bianchi presi a calci da Menghistu, derubati da Gheddafi, offesi da Barre. Fatiche al vento! Poco più in là, quest’altro mondo nero con pupille, orecchie, nasi, gambe, utero, scolpiti dal mare che li ha macerati. È un caleidoscopio il tempo, quasi non me ne accorgo, e mi confondo. Soldati, arrembaggi, cannoni. Sabbie incandescenti sulle rive. Parole di siriani, iracheni, etiopi, nigeriani, libici. Ancora vele tra gli spaventapasseri della Storia. La memoria impasta italiani del ritorno, martoriati dalla fame e dalle guerre. Colpevoli? Innocenti? Ma anche migranti di Etiopia, Somalia, Eritrea, Libia. Soldati e conquistatori sugli opposti fronti. Chi sbarca oggi sulle coste è inerme? Di cosa è potente? La disperazione e la fame valgono un kalashnikov? A ciascuno il suo tempo. A ciascuno la sua arma.

Enzo Antonio Cicchino, molisano, nato a Isernia nel 1956, è stato autore RAI. Dopo una prima esperienza cinematografica e collaborazioni con i registi: Valentino Orsini, i fratelli Paolo e Vittorio Taviani, Franco Brogi Taviani, si afferma come documentarista in molteplici produzioni televisive, tra le quali Mixer di Giovanni Minoli (Raidue) e La Grande Storia di Luigi Bizzarri (Raitre). Pubblica narrativa: Centocelle di Nani; il romanzo La Fonte di Mazzacane e la trilogia teatrale Prima dello Specchio; in ambito storico è autore di Il Duce Attraverso il Luce, e coautore di: La Grande Guerra dei Piccoli Uomini, Mussolini, Via Rasella, Caccia all’Oro Nazista, Correva l’Anno della Vendetta, Il Carteggio Mussolini Churchill.