Israele-Gaza: Lombardi nel Mondo intervista David Zebuloni.Israele oltre il 7 ottobre: la prospettiva di David Zebuloni, tra identità e sopravvivenza
Israele-Gaza: Lombardi nel Mondo intervista David Zebuloni
Israele oltre il 7 ottobre: la prospettiva di David Zebuloni, tra identità e sopravvivenz
Il conflitto israelo-palestinese, scosso profondamente dagli eventi del 7 ottobre 2023, si presenta spesso agli occhi del mondo occidentale attraverso lenti distorte, che faticano a cogliere la complessità e le sfumature di una realtà intrisa di storia, trauma e rivendicazioni identitarie. A offrirci uno sguardo interno e profondamente umano è David Zebuloni, giornalista ebreo-italiano di Libero residente in Israele, la cui intervista si rivela un prezioso strumento per decifrare le percezioni e le dinamiche che animano la società israeliana post-attacchi.
Zebuloni non si limita a un’analisi politica, ma intreccia riflessioni sociali e identitarie e così facendo porta alla luce la quotidianità sotto assedio e la consapevolezza di una minaccia esistenziale costante che pervade ogni aspetto della vita in Israele. La sicurezza, per gli israeliani, non è una mera questione militare, ma una condizione ontologica dello Stato, una normalità apparente che cela una vulnerabilità profonda. Un aneddoto significativo riguarda un attacco missilistico vicino all’aeroporto Ben Gurion, dove il panico è svanito in pochi minuti e la vita è tornata alla normalità, a testimonianza di una resilienza unica. Dopo il 7 ottobre, nonostante un iniziale senso di vulnerabilità che ha tenuto gli israeliani chiusi in casa, è subentrato un senso di relativa sicurezza, rafforzato dalla consapevolezza che giovani soldati combattono per la loro incolumità.
Democrazia e Dissidenza in un Paese Sotto Assedio
Nonostante il contesto di conflitto, Zebuloni si dice convinto che la democrazia israeliana non sia in pericolo, finché i cittadini possono protestare liberamente e far sentire la propria voce nelle piazze e nei media: la possibilità di dissenso è la miglior prova del funzionamento democratico. A riprova di ciò, racconta di una manifestazione pro-Gaza tenutasi a Tel Aviv l’8 ottobre, il giorno dopo la devastazione del 7 ottobre, a cui hanno partecipato anche figure di spicco della sinistra israeliana, ancor prima che le operazioni militari a Gaza fossero iniziate in modo significativo. Questo dimostra, secondo Zebuloni, la vitalità del dibattito interno e la capacità della società israeliana di auto-critica anche nei momenti più difficili.
Il Costo della Guerra: Tra Economia e Leadership
La guerra ha avuto un impatto economico considerevole, aggravato dalla mobilitazione massiccia dei riservisti. Come ci ricorda David decine di migliaia di giovani hanno lasciato i loro impieghi, alcuni perdendoli del tutto, creando una situazione complessa per il mercato del lavoro e gli effetti economici più gravi potrebbero ancora attendere dietro la porta.
La figura del Primo Ministro Benjamin Netanyahu emerge come enigmatica. La sua leadership, mutata nel tempo, incarna, secondo Zebuloni, l’incapacità di un leader di riconoscere i propri limiti e di ritirarsi al momento opportuno. Nonostante i successi iniziali, Netanyahu sarà probabilmente ricordato come il leader più controverso nella storia di Israele.
E riguardo la questione dell’antisemitismo galoppante in Occidente, Zebuloni stesso – ebreo osservante nato e cresciuto in Italia prima di trasferirsi in Israele – riesce ad offrirci una percezione personale e tagliente dell’antisemitismo. Per lui, l’antisemitismo non si limita al desiderio della morte degli ebrei, ma include pregiudizi, atteggiamenti ostili e la strumentalizzazione del conflitto per attaccare sproporzionatamente Israele o le comunità ebraiche locali. Sottolinea con amarezza come la solidarietà internazionale verso Israele, dopo il 7 ottobre, sia durata appena 48 ore, prima che emergessero rapidamente proteste contro lo Stato ebraico. La condanna sproporzionata di Israele rispetto ad altri conflitti globali, argomenta, spesso cela antisemitismo o pregiudizio.
Il Ruolo del Mondo Arabo e le Dinamiche Regionali
Interessante è l’osservazione di Zebuloni riguardo al ruolo del mondo arabo. Nonostante le condanne a Israele, i paesi arabi hanno fatto poco per aiutare concretamente la popolazione civile di Gaza. Tuttavia, Zebuloni sottolinea che paesi come Giordania ed Egitto, che hanno beneficiato della pace con Israele attraverso accordi vantaggiosi sull’acqua e il turismo, sono abituati a una “pace profittevole”. È ottimista che questi paesi, avendo apprezzato i benefici della pace, favoriranno la ripresa del Medio Oriente e aiuteranno Israele a contrastare il regime iraniano e le organizzazioni terroristiche.
Riguardo all’Iran, David – che in Iran ha parte della propria origine – ritiene intelligente la strategia di Netanyahu di appellarsi alle popolazioni civili di paesi come Iran, Siria e Libano, dove esiste un’opposizione repressa. Il giornalista crede che il regime iraniano possa implodere dall’interno, a differenza di Gaza, che manca di un’opposizione interna organizzata. Condivide un legame personale con l’Iran, da cui fuggirono i suoi nonni ebrei, e suggerisce che appellarsi alla nostalgia di molti iraniani per un tempo di pacifica coesistenza potrebbe essere una strategia vincente.
Gaza, Ostaggi e la Ricerca di una Pace Possibile
L’intervistatore solleva le preoccupazioni riguardo ai metodi utilizzati a Gaza, come la difficoltà nella distribuzione degli aiuti alimentari, e la percezione di Netanyahu come criminale di guerra. Zebuloni riconosce la complessità della questione, notando la frammentazione della società israeliana e le diverse opinioni su Netanyahu e sulla guerra. Sottolinea l’aspetto emotivo del conflitto per gli israeliani, che si sentono minacciati esistenzialmente e si interrogano sul perché dovrebbero fornire aiuti a un nemico che li ha attaccati, questione che effettivamente non conosce precedenti nella storia.
Per quanto riguarda la situazione umanitaria a Gaza, Zebuloni chiarisce che le condizioni del governo israeliano per il ritiro da Gaza sono il rilascio degli ostaggi e il disarmo di Hamas. La maggior parte degli israeliani, afferma, desidera una pace duratura con i palestinesi ed è disposta a pagare un prezzo elevato, come dimostrato dai passati accordi con Egitto e Giordania. Tuttavia, mette in discussione la credibilità dell’Autorità Palestinese come partner per la pace, ritenendo che non abbia dimostrato la leadership necessaria per garantire una pace duratura. Semplicemente chiedere la pace, conclude, non è sufficiente; è necessario un piano concreto di pacificazione.
Insediamenti, Coesistenza e il Sentimento dei Giovani Soldati
Zebuloni affronta anche il tema degli insediamenti, credendo che il fenomeno delle persone che vi risiedono per ragioni ideologiche sia meno diffuso di quanto percepito. Riconosce che alcuni sfruttano la situazione per guadagni economici, ma la questione rimane controversa all’interno della società israeliana. In contrasto, evidenzia la “bellissima realtà della coesistenza” in Israele, dove ebrei, arabi, musulmani e cristiani vivono e lavorano insieme. Condivide una storia toccante di un medico arabo e un anziano rabbino che pregano insieme in un ospedale durante il Covid, evidenziando le profonde connessioni umane che esistono.
Per quanto riguarda i giovani soldati israeliani, Zebuloni spiega che sentono di combattere per difendere la loro casa e garantire la loro sopravvivenza. Credono di essere costretti a una guerra brutale, ma che se non combattono, un altro 7 ottobre potrebbe accadere come Hamas ha già più volte minacciato.
L’Influenza della Diaspora e l’Identità Personale
Zebuloni suggerisce che, paradossalmente, le comunità ebraiche di tutto il mondo ora dipendono più da Israele di quanto Israele dipenda da loro. Per molti ebrei, specialmente quelli della comunità ebraica italiana che si sentono emarginati e incompresi, Israele rappresenta una risorsa vitale e un rifugio sicuro. Sebbene alcuni ebrei della diaspora si dis. Sebbene alcuni ebrei della diaspora si dissocino dalle azioni di Israele, Zebuloni crede siano una sparuta minoranza. La sensazione di essere incompresi o addirittura minacciati a causa di un percepito doppio standard nel modo in cui Israele viene trattato rispetto ad altri paesi in conflitto rafforza la connessione della diaspora con Israele.
A livello personale, Zebuloni riflette sulla sua doppia identità italiana e israeliana, descrivendola come una “condanna” ma anche una ricchezza. Sogna e pensa in italiano, indicando un forte legame con le sue radici italiane, simile ai suoi nonni che, nonostante fossero fuggiti dalla Persia, pensavano e sognavano ancora in persiano.
Conclusioni: Percepire la Realtà
I partecipanti all’intervista sottolineano la complessità del conflitto e la necessità di serenità nella sua comprensione, evidenziando l’importanza di utilizzare informazioni accurate e fonti credibili per evitare di complicare ulteriormente la situazione. Essi mettono in luce il ruolo cruciale della “percezione” nel plasmare la comprensione pubblica, che a volte può creare una realtà che non esiste.
In definitiva, l’intervista di David Zebuloni offre un documento utile non tanto per comprendere le dinamiche militari del conflitto israelo-palestinese, quanto per esplorare la costruzione interna dell’identità israeliana e diasporica nel contesto post-7 ottobre. Le sue opinioni riflettono la percezione – diffusa nella società israeliana – di una guerra non semplicemente territoriale, ma esistenziale, narrativa e psicologica. Da qui derivano le posizioni più dure, che non sono presentate in chiave vendicativa, ma come una difesa ontologica di uno Stato che si percepisce minacciato fin dalla sua nascita. La forza dell’intervista non sta nelle proposte politiche ma nella lucidità con cui Zebuloni interpreta lo scollamento percettivo tra Israele e l’Occidente: mentre in Israele si combatte per la sopravvivenza, nei contesti europei cresce una narrazione che tende a relativizzare, o peggio a colpevolizzare, questa stessa sopravvivenza. Nel contesto attuale, l’intervista si configura come una fonte rilevante per analizzare la frattura tra percezione interna ed esterna del conflitto, tra legittimità nazionale e giudizio internazionale, e tra il trauma ebraico storico e la sua rappresentazione mediatica contemporanea.
A cura di Alessandro Verdoliva


