ITINERARIO DEL GUSTO IN FRANCIACORTA

ITINERARIO DEL GUSTO IN FRANCIACORTA

di Massimo Mattoni

L’arrivo della primavera invita le persone ad uscire, a stare all’aria aperta e a riscoprire le bellezze di casa nostra. Una di queste è senza dubbio la Franciacorta, in cui morbide colline, situate tra Brescia e il Lago d’Iseo, custodiscono borghi silenziosi, abbazie, castelli e, tra ordinati filari ed eleganti aziende agricole, la natura ci regala vini leggendari dalle bollicine dorate e golosi prodotti tipici.

Il nome evoca terre d’Oltralpe, ma, in realtà, questo generoso fazzoletto di terra, accarezzato dai venti della Valcamonica, è a poca distanza, sia in auto, che in bici a ovest di Brescia.

In Franciacorta i vigneti affondano le loro radici nell’antichità. Alcuni vinaccioli confermerebbero la presenza del nobile grappolo nella preistoria, mentre gli scritti di Plinio e di Virgilio già citano il vino.

In verità per secoli si sono prodotti rossi e bianchi non particolarmente pregiati, destinati perlopiù al consumo locale. All’inizio degli anni sessanta comincia il “futuro” dei vini di Franciacorta, grazie all’intraprendenza di Franco Ziliani, allora enologo di Guido Berlucchi, che, per primo, cominciò a produrre spumante con il metodo Champenois.

Fu una vera rivoluzione. Molti imprenditori coraggiosi e lungimiranti, spesso estranei al mondo del vino , puntarono sulle potenzialità della Franciacorta, acquistarono vigneti e convertirono la produzione di vini fermi in altri più raffinati e dalle bollicine dorate. Ai pionieri Ca’ del Bosco, Cavalleri, Bellavista e Monte Rossa si affiancarono aziende disposte ad avere rese inferiori, ma qualità nettamente superiore. I successi non tardano ad arrivare. Nel 1967 il Franciacorta ottiene la DOC, la denominazione di origine Controllata e nel 1967 e la DOCG, la denominazione controllata e garantita dal 1995, con successive modifiche. Dall’agosto 2003 nelle etichette compare solo la scritta Franciacorta; un privilegio riservato a soli tre vini ottenuti da fermentazione in bottiglia, prodotti in Europa: Il Franciacorta, il Cava e lo Champagne.

Questi risultati sono eccezionali, per un vino con pochi decenni di storia.

Un miracolo di bollicine se si pensa che deriva da soli tre tipi di uva: chardonnay e/o pinot bianco e/o pinot nero.

Dalla vendemmia alla commercializzazione bisogna aspettare almeno 25 mesi, mentre per i millesimati, ottenuti solo da uve particolarmente selezionate in annate favorevoli, il tempo di attesa è di 37 mesi.

Nelle varietà dal pas dosè al demisec, il Franciacorta si presta ad accompagnare un intero pasto dai salatini alla piccola pasticceria.

In particolare il pas dosè millesimato si sposa con il risotto ai funghi porcini e l’extra brut  o l’extra brut riserva si abbinano ai casoncelli burro e salvia o a torte salate ripiene di verdura.

Se scegliamo il demi sec millesimato l’abbinamento va ad una bruschetta con acciughe piccanti, capperi e olive, mentre i satin si accompagnano con piatti di pesce o con formaggi come la robiola e il pas dosè riserva si affianca  con la tinca al forno (di Clusane) con polenta.

Ma la Franciacorta è anche altro, cioè uno scrigno di piatti e prodotti tipici locali.

I ristoranti di Rovato, infatti, sono famosi per il manzo all’olio (il filetto di guanciale brasato), mentre quelli di Montisola sono segnalati per l’abbinamento tra la polenta e le sarde di lago, che altro non sono che agoni essiccati all’aria e conservati  in olio extravergine locale.

Gli amanti della buona tavola non resteranno delusi neanche dai prodotti del territorio.

Basti citare i formaggi di alpeggio del Monte Guglielmo, le robiole, le formaggelle, le ricotte, il burro, le carni e i salumi locali, come quello di Montisola.

Molto significativo è l’olio  extravergine del Sebino morbido e fruttato che esalta i pesci di lago serviti al forno, fritti, in carpione  ( trota, tinca, coregone, luccio, pesce persico, o il pregiato salmerino e l’agone).

I mieli di acacia, di castagno o millefiori, con aroma delicato o floreale e sapore intenso, si legano a una degustazione di formaggi locali.

Completano il campionario le farine di Belgrano di  Castegnato   base per polenta e i suoi derivati (biscotti e paste)

Nelle zone rivierasche del Sebino si segnalano  i frutti di bosco e le marmellate, le birre artigianali, le grappe, lo zafferano in pistilli, erbe, fiori ed erbe spontanee.

La strada del vino della Franciacorta riserva, infine, al viaggiatore curioso, sorprese di carattere culturale, storico e naturalistico .

Scenari paesaggistici di incomparabile bellezza fanno da sfondo a   palazzi, ville, castelli, abbazie, monasteri, pievi, musei della civiltà contadina, testimonianze di antiche attività artigianali e riserve naturali, come quella delle Torbiere del Sebino.

Degne di nota innanzitutto, l’abbazia Olivetana a Rodengo Saiano, dedicata a San Nicola, il Castello Fassati di Passirano, quello di Bornato (o Villa Orlando) e Villa Lechi ad Erbusco.

Location romantico paesaggistiche uniche sono rappresentate dal  Monastero cluniacense di San Pietro in Lamosa, scolpito nella  splendida cornice delle torbiere d’Iseo.

Testimonianze storico letterarie quali il Castello Lantieri, in cui Dante soggiornò e compose alcuni versi del Purgatorio ed etnografiche quali il Museo della civiltà contadina di Ricci Curbastro a Capriolo, sono esempi significativi di un grande passato.

Completano il quadro già esauriente la spiritualità del Santuario della Madonna della Neve ad Adro, con il Museo della seta e del lino e le suggestioni di Palazzo Torri a Nigoline, luogo di incontri culturali, in cui furono ospitati Carducci e Fogazzaro e Palazzo Caprioli a Gussago, superbo esempio di arte rinascimentale.

Insomma, un luogo senza tempo, in cui l’uomo e la natura ritrovano un equilibrio perduto e in cui ognuno di noi ritrova pace e serenità.

di Massimo Mattoni 

da “La valorizzazione  del Territorio Lombardo”:   itinerari storici,  culturali, eno-gastronomici e di costume.
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